Jan 14 2017

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Un errore da principianti con TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

In questo back-to-basic voglio affrontare un classico errore da principiante che su Google Tag Manager è potenzialmente molto dannoso: si tratta dell’editing delle regole di attivazione direttamente da dentro alla configurazione di un tag.

Come saprete, l’interfaccia v2 di GTM consente ampia libertà nel configurare Variabili, Attivatori e Tag: oltre che nelle sezioni apposite e con l’uso del pulsante “NUOVO”, si può creare una attivatore o una variabile anche mentre si configura un tag, con schermate successive che si sovrappongono all’attuale. Ecco, secondo me l’aggiunta di regole (la modifica più che altro) direttamente dall’interfaccia dei tag dovrebbe essere limitata. Facciamo il caso pratico:

Il cliente chiama e dice “mi serve questo tag solo sul sottodominio italiano”. Tu prendi, configuri il tag e crei una regola di attivazione tipo – ipotizziamo – “page Host uguale a it.sitodelcliente.com”. Pubblichi, funziona e te ne dimentichi.
Dopo tre mesi il cliente richiama e dice “sai quel tag? dobbiamo estenderlo anche ai sottodomini francese e tedesco”.

Qualcuno potrebbe avere la bella idea di andare nel tag, aprire l’attivatore, cambiargli nome e cambiare la regola in “page Host corrisponde alla regex (it|fr|de)\.sitodelcliente\.com”. D’altronde in italiano è esattamente quel che ci ha chiesto il cliente, estendere un tag ad altri sottodomini.

ERRORE!

L’errore è quello di pensare all’attivatore come parte di un tag, cosa che l’interfaccia un po’ ti spinge a fare. Ipotizziamo che un’altra agenzia nel frattempo abbia messo un suo tag solo sul dominio italiano. Se cambiamo l’attivatore, lo cambiamo PER TUTTO IL TAGMANAGER, non solo per quel tag. Ovvero, estendiamo il campo di azione di TUTTI i tag associati a quell’attivatore.

Se invece di aprire il tag andassimo nella sezione degli attivatori, la cosa sarebbe più chiara perché ogni attivatore riporta vicino il numero di tag associati ad esso. E in ogni caso noi staremmo solo cambiando un attivatore, senza riferimento a nessun tag, e la cosa potrebbe farci nascere sospetti se ripensassimo alle parole esatte del cliente.

In buona sostanza il mio consiglio è quello di evitare per quanto possibile di modificare variabili e attivatori da dentro a un tag, in modo da rimuovere il legame mentale tra il tag e gli altri elementi, e lasciare che il concetto più corretto del GTM pervada la nostra mente: MODULARITA’ 🙂


Dec 29 2016

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Happy new year!

autore: Marco Cilia categoria: generale

Che fine ha fatto goanalytics in questi mesi? e perché ritorna proprio ora?
La risposta alla seconda domanda è facile: sono in ferie, e volevo approfittarne per farvi i miei migliori auguri di felice 2017 🙂
Alla prima domanda invece mi sono sempre risposto con “dannazione, non ho più il tempo di scrivere”, ma invece riflettendoci meglio mi sono dato anche un’altra spiegazione: negli ultimi tempi il mio ruolo in agenzia mi ha portato a confrontarmi con realtà complessissime, necessità puntuali e fantasmagoriche, flussi di lavoro unici. Molto del lavoro si concentra tra l’altro sulla suite 360 (GA360 ma anche altri moduli), e questo alla fin fine si traduce in una estrema difficoltà a ricavare dei casi universalmente validi che siano utili, quando descritti, al resto dei miei lettori abituali.

D’altro lato non vorrei nemmeno fare quello che scrive solo quando esce una novità (ma in parte l’ho fatto, cercando quando possibile di aggiungere miei punti di vista e considerazioni), e da qui lo stallo di questi ultimi mesi.

Non so esattamente come evolverà questa situazione, ma non ho affatto intenzione di abbandonare questo progetto, statene certi! 🙂
Tra l’altro mi accingo a partire per qualche giorno di vacanza, e il caso vuole che soggiorni poco distante dalla sala dove goanalytics ebbe il suo battesimo pubblico, nel maggio 2008. Se non vuole essere una rinascita questa… 😀


Nov 14 2016

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Happy Birthday GA

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

11 anni e non sentirli!
11 anni di Google Analytics, e se riguardiamo gli screenshot di allora è un misto di sorrisi e di orrore: ma come cavolo si faceva a fare analisi all’epoca?
Qualche settimana fa ho ritrovato su Facebook il post con cui annunciavo l’introduzione della dimensione secondaria, e con i colleghi sorridevamo… oggi che a volte mi maledico perché non c’è la dimensione terziaria, come cavolo si facevo a segmentare i dati? 😀

In ogni caso, 11 anni di prodotto che ha cambiato per sempre alcune vite, la mia sicuramente, e ha cambiato per sempre un’intera industry. E in alcuni casi – ma qui mi rendo conto che forse potrei anche esagerare – credo abbia cambiato per sempre un’intera azienda.

Non vi voglio propinare il solito giochino di dove saremo tra un anno, tanto ormai non lo so più nemmeno io. La legge di Moore in qualche forma esiste anche per i tool SaaS (software as a service) tipo Google Analytics, e quindi è abbastanza impossibile capire o sapere dove saremo tra un anno: sviluppi dello userID? altri tool nella suite360? measurement protocol avanzato o integrazioni native con più strumenti di CRM? booooooh!

Ma forse è proprio questo il bello di questo strumento: non sappiamo nulla di come sarà l’anno prossimo, cerchiamo di godercelo e di trarne il massimo adesso! 🙂


Oct 25 2016

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GA nel Magic Quadrant di Gartner

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Stavo cecando notizie sull’aggiornamento del report Forrester Wave, dovrebbe essere il periodo, ma non ne ho cavato un ragno dal buco. Ho invece trovato l’analogo Gartner Magic Quadrant aggiornato a Ottobre 2016 su questa pagina di Adobe: nel magic quadrant di Gartner le assi sono “completezza di visione” e “abilità nell’esecuzione” e i tre leader indicati sono SAS, Adobe e Google. In particolare Google è tra tutti i vendor considerati, quello con la completezza di visione migliore in assoluto.

Non ho scaricato il report intero, ma è facile immaginare che dietro questo successo ci siano i fattori chiave che apprezziamo da sempre: facilità, integrazione totale, velocità di aggiornamento, scalabilità della soluzione.

Purtroppo i due report sono diversi tra loro, e non è facile andare in continuità. Webtrends ad esempio era un leader nel Forrester 2014 ma è un player di nicchia nel nuovo Gartner. Altri vendor compaiono solo in uno dei due. In ogni caso il progresso di Google Analytics negli anni è evidente, e nonostante le polemiche che questo tipo di report si portano dietro è indubbio che nel corso degli anni la posizione dello strumento sia cresciuta sotto ogni punto di vista e guardando ogni genere di report. E’ questo è sicuramente un bene per gli utenti.


Sep 28 2016

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Optimize e Data Studio free

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: , , ,

Quando Google annunciò Optimize 360 e Data Studio 360, la prima cosa che venne in mente a tutti fu che si trattava del processo inverso “al solito”. Ovvero normalmente Google lancia un prodotto free, e poi introduce una versione enterprise. Optimize 360 esisteva solo a pagamento, Data Studio free solo per gli Stati Uniti.

Oggi si rimedia a quel gap, introducendo Optimize free ed espandendo Data Studio free anche in altri paesi, Italia compresa.

Optimize, per chi non lo sapesse, è un tool di AB testing che incorpora un editor WYSIWYG (quel che vedi è quel che ottieni), che consente di modificare visualmente le pagine di un sito e quindi di testare differenti versioni senza bisogno di scomodare designer, grafici e reparto IT. Si tratta di una versione limitata, soprattutto sul lato integrazioni, ma per un uso small business è chiaramente più che sufficiente. Optimize è attualmente in fase di preiscrizione, quindi andate a questa pagina e lasciate la vostra mail.

Data Studio è un tool di dashboarding, in grado di collegarsi nativamente a molti prodotti Google (ma in futuro verranno aggiunti altri connettori) e creare semplici o elaborate dashboard utili alla comprensione al volo delle performance di un’attività digital. Ovviamente si tratta di possibilità molto maggiori rispetto alle dashboard interne di GA, che sono piuttosto limitate sia in termini di numeriche (massimo 12 widget) sia soprattutto per via del fatto che incorporano solo dati presenti su Analytics. Data Studio è già disponibile al seguente indirizzo: datastudio.google.com

Se tutto ciò non bastasse, aggiungiamo altre due note: in primis Google Tag Manager aggiunge altri 20 template tag alla sua lista, che non sarà ancora corposa come quella di altre soluzioni concorrenti, ma inizia a farsi interessante. Secondariamente – si fa per dire – Analytics introduce il Session Quality Score, una nuova metrica basata sul machine learning che tenta di predire la probabilità che un visitatore faccia una conversione. Utile, se mi fido dell’algoritmo, per affinare eventuali liste di remarketing che vengono create a partire dai dati di GA.

Se proprio volessimo andare fino in fondo, ci sarebbe anche da aggiungere che da oggi la nuova raccomandazione per l’installazione di un Google Tag Manager è cambiata: ora sia la documentazione ufficiale sia lo snippet fornito dall’interfaccia consigliano di spezzare il tag contenitore in due parti: la parte “classica” da mettere in HEAD e la parte “noscript” da mettere in BODY.


Sep 10 2016

Ora puoi spostare una property da un account a un altro

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

In sordina, zitto zitto (o almeno, per ora non è uscito un post ufficiale [edit 14/09: eccolo qui]) ha fatto capolino negli account di tutto il mondo il pulsante “sposta proprietà”

property-move

Come si può immaginare, il pulsante permette di spostare una property da un account a un altro. Quindi si perderà per sempre l’associazione tra il numero UA-xxxxxx e l’account (qui c’è un ripassino sulla gerarchia di GA), un po’ come al giorno d’oggi il prefisso di un cellulare non è più rappresentativo del gestore, da quando esiste la number portability.

Non ho ancora provato a spostarne una, ma nei prossimi giorni in ufficio avremo modo finalmente di mettere ordine in certi account disastrosi ( 😀 ), però a quanto mi è dato di vedere per avere la possibilità di spostare una property bisogna avere il privilegio di MODIFICA su entrambi gli account: quello di partenza – che “perde” la property – e quello di arrivo – che “guadagna” la property. E’ una forma di sicurezza per tutti gli attori coinvolti, anche perché le opzioni disponibili sono due e molto diverse:

  1. La prima recita “Mantieni le autorizzazioni esistenti per la proprietà e le viste. Le autorizzazioni per la proprietà e la vista attualmente impostate vengono copiate con la proprietà. Pertanto, gli utenti che dispongono di un accesso a livello di account nell’account di origine avranno un accesso a livello di proprietà nell’account di destinazione.” e dovrebbe spostare anche tutti i permessi utente; in pratica non dovrebbe cambiare niente se non l’account che contiene la property.
  2. La seconda recita “Sostituisci le autorizzazioni esistenti per la proprietà e le viste con le autorizzazioni dell’account di destinazione. La proprietà e le viste erediteranno le autorizzazioni dall’account di destinazione.” che dovrebbe resettare i permessi utente, di fatto sottraendo per sempre la property al controllo degli utenti di partenza (ammesso che non siano presenti anche nell’account di destinazione, ovvio)

Da un lato questo può facilitare alcune operazioni: ad esempio gli account GA360 che dispongono di Rollup properties, possono crearle solo se le property sono nello stesso account. Da oggi sarà più semplice riorganizzare i dati e aggregarli su macro-livelli con le Rollup native. Dall’altro lato penso a tutte le agenzie che in questi 10 anni hanno blindato i clienti su Account/property creati secondo una gerarchia errata, e che ogni volta che un contratto finisce si sono sentiti dire “non possiamo darvi accesso completo all’account perché contiene i dati di altri clienti”. Ecco, adesso invece puoi spostarla senza problemi. Speriamo che questo non si tramuti in un “mercato nero” di dati storici…


Aug 29 2016

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Tag Manager diventa grande: ecco i workspaces

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Viene sempre un momento, nella vita di un prodotto Google, in cui accadono due cose: il prodotto viene ritirato ( 😀 ) oppure diventa “adulto” a tutti gli effetti. Oggi possiamo dire che il già ottimo Google Tag Manager, compagno quasi inseparabile di ogni installazione di GA che si rispetti, entra nella sua fase matura con il lancio dei workspaces, che sono una cosa diversa dagli ambienti già disponibili da tempo.

Siccome l’ho avuto in anteprima da un paio di mesi, vi dico subito una cosa: se siete alle prime armi o peggio siete ancora nel mondo di coloro che non usano Google Tag Manager, lasciate stare… Il tema è ampio e richiede una certa padronanza dello strumento e dei meccanismi di fondo. Iniziare direttamente dai workspace (“area di lavoro” nell’interfaccia italiana) significa avere una curva di apprendimento ripidissima.

I workspaces nascono per risolvere uno dei dilemmi più grandi della collaborazione tra utenti nel TagManager: come faccio a lavorare su alcuni tag mentre altri lavorano su tag diversi? come ci coordiniamo per le pubblicazioni? perché non posso pubblicare selettivamente i tag?
Ebbene, creare un workspace significa innanzitutto clonare la versione corrente del container, cioè fare quella che nel gergo degli sviluppatori e dei sistemi di versioning e deploy viene definita “una branch“. Creato il workspace io posso iniziare a lavorare in tranquillità alle mie modifiche, senza fretta e senza dovermi preoccupare di rimettere a posto le cose a fine giornata perché qualcuno nottetempo potrebbe pubblicare una versione con le mie cose a metà.
Quindi lavoro per ipotesi per tre settimane alle mie modifiche. Nel frattempo qualcuno fa una modifica banale e pubblica. Cosa accade?

Ipotesi 1: la modifica fatta è completamente scollegata dalle mie. E’ un tag diverso, un trigger diverso, una variabile diversa. Il sistema al mio prossimo login mi notifica che il mio workspace è “fuori sync” e mi invita ad aggiornarlo. Le modifiche fatte vengono importate nel mio workspace, e tutti vivono felici e contenti.
Ipotesi 2: la modifica fatta è in conflitto con una delle mie. Magari hanno cambiato lo stesso tag, magari hanno aggiornato una regola che avevo già modificato nel mio workspace. Il sistema mi dice che il mio workspace è fuori sync, e mi invita a risolvere il conflitto con una elegante interfaccia di questo tipo

conflitti workspaces

In questo caso il tag GA – Pageview – Standard ha 4 modifiche (sono le righe evidenziate, quindi Enable Display Advertising Features, page, userId e cookieDomain), e per ognuna di esse io devo dire al sistema quale versione tenere. Quindi potenzialmente posso “ibridare” il mio tag obsoleto senza dover accettare tutte le modifiche fatte, ma selezionando di volta in volta quel che mi serve.

La cronologia delle modifiche è ovviamente separata per ogni workspaces, mentre un punto a sfavore della feature è l’impossibilità di “bloccare” alcuni utenti su un certo workspace o di creare workspace limitati ad un singolo folder di tag. Questo avrebbe permesso ad esempio di abilitare alcuni utenti esterni per il tempo necessario a fargli modificare dei tag di loro interesse, senza possibilità di fare danni altrove. Ma non è detto che in futuro non si potrà fare anche questo.

Chiaramente la feature è tanto più interessante quanto più grande è il team che lavora sul GTM di turno. E’ una feature rivolta espressamente al mercato Enterprise, e infatti la versione free del GTM può creare un massimo di tre workspace (il default + due custom), mentre la versione 360 di GTM (si, esiste anche la versione a pago, casomai non lo sapeste 😀 ) ne può creare infiniti.

Infine una menzione ad un nuovo livello di accesso utente nel Tag Manager, il livello “approvazione”. Il livello modifica può creare ed editare workspaces, ma non li può pubblicare, mentre il livello approvazione può farlo.

In soldoni, dopo averlo provato un po’ ribadisco che non è una feature per tutti, e che potenzialmente può incasinare la vita. Ma se niente niente avete messo mano a container giganteschi, o Tag Manager dove ci sono 4 o 5 aziende che ci mettono mano, avrete tutto l’interesse ad imparare ad usare BENE questa nuova attesissima funzionalità.

[In coda, segnalo il sempre ottimo post di Simo Ahava, che come me l’ha avuto in anteprima ma ha avuto molto più tempo per scrivere… un’enciclopedia 😀 ]


Aug 06 2016

Che ci faccio con il demo account?

autore: Marco Cilia categoria: generale tag:

La notizia della settimana è indubbiamente il lancio del demo account di Analytics, una vista perfettamente funzionante e piena di dati reali provenienti dal Google Merchandise Store.

Collegandovi a questa pagina di help e cliccando sull’apposito link, aprirete la vista ed essa sarà automaticamente aggiunta al vostro Google Account.

RT-merchandisestore

Diciamo innanzitutto che non è un account completo al 100%, dove per completo intendo dire che sfruttano TUTTE le feature che Google Analytics mette a dsposizione: alcuni esempi di feature che mancano sono:

  • Metriche personalizzate (ma ce ne sono 5 calcolate)
  • Tracking dei plugin sociali
  • Importazione dei dati di costo non AdWords
  • Resi dei prodotti

C’è però, ed è quasi completamente configurata, la sezione Enhanced Ecommerce. Ad esempio si notano dei problemi nel report Categoria di prodotto (E-commerce avanzato) per cui tutti i prodotti finiscono in categoria (not set). Sicuramente verrà sistemato.

Ci sono due modi per utilizzare questo demo account, secondo me. Il primo è banale da comprendere, ed è quello per cui lo hanno messo a disposizione, ovvero guardare il risultato di report che a volte non si possono attivare o non si sono ancora attivati. Esempio classico è proprio Enhanced Ecommerce.
Il secondo, un po’ più smart, è quello di fare esperimenti. Come vedete dallo screenshot qui sopra, se io faccio una visita con degli utm “miei”, dopo posso fare un segmento che mi isola. Quindi posso fare una visita, fare delle azioni, guardare come sono tracciate e controllare i risultati nel pannello. Lo posso già fare su un account mio, ma dovrei anche configurare tutto, ed avrei solo i miei dati. Nel’account di Google invece sfrutto il lavoro fatto dagli ingegneri, e guardo i risultati in un contesto più reale del mio account di test 🙂


Jul 06 2016

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Il più grosso passo indietro di Analytics

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: ,

Ok, alla fine ce l’ho fatta. Dicevamo nello scorso post di quello che considero il più grande passo indietro della storia di Google Analytics, che ovviamente non ha a che fare con i report – quelli vanno e vengono – ma con una funzionalità “core”: il modo in cui i cookie memorizzano le informazioni dell’utente e della sorgente.

Per farla breve:

Finché si usava la versione classica, l’identificativo dell’utente E la sorgente della visita erano scritti “in chiaro” nei cookie. Sharare un cookie tra sottodomini o tra domini diversi (con il cross domain tracking), manteneva la consistenza dell’utente – ove possibile – e della sorgente ANCHE se i tracking avvenivano su property diverse. Usando Universal Analytics, questo si può fare SOLO all’interno della stessa property.

Spiegazione dettagliata:

Partiamo con un po’ di background tecnico. Usando GA classic il cookie _utma contiene l’identificativo dell’utente, il cookie _utmz la combo source/medium/campaign/gclid.
Esempio di cookie _utma:
10143333.1579115142.1467823144.1467823144.1467832867.2
Esempio di cookie _utmz:
10143333.1467823145.1.1.utmcsr=news.google.it|utmccn=(referral)|utmcmd=referral|utmcct=/

Usando GA Universal, tutto quel che non è identificativo dell’utente è stato spostato “lato server” (server di Google, pensate a quanto storage dedicano per questa attività), alleggerendo il carico dei browser e delle chiamate a GA, che devono portarsi dietro questa informazione per conteggiare le sorgenti correttamente.
Esempio di cookie _ga:
GA1.2.843176649.1467833039

questo basta affinché Google Analytics riprenda il cookie con quell’identificativo – se esiste – e possa continuare le sue analisi da dove le aveva interrotte. Ma attenzione, su GA classic il cookie viene scritto PER DOMINIO, su Universal non lo sappiamo; sappiamo però che lo stesso identificativo mantiene le informazioni precedenti solo se i tracking avvengono nella stessa property. In pratica, ogni property contiene una tabella degli identificativi degli utenti che ha visto, e non “eredita” mai sorgenti da altre property.

Cosa avviene, ad esempio, facendo il cross domain tracking con GA classic? sono sul sito1.com e clicco un link correttamente istruito per fare il cross domain tracking, quindi atterro su sito2.com/pagina.html?__utma=140729130.774561551.1467833502.1467833502.1467833502.1&__utmb=140729130.3.10.1467833502&__utmc=140729130&__utmx=-&__utmz=140729130.1467833502.1.1.utmcsr=(google)|utmccn=(organic)|utmcmd=(none)&__utmv=-&__utmk=98665886
GA prende l’ide dell’utente, la source, il medium e il campaign (nell’esempio su sito1.com era una visita da organico) e scrive anche su sito2.com un set di cookie coerente con il primo. Ora viene il punto importante:

  • SE sito1 e sito2 sono tracciati nella stessa property, GA segna 1 utente unico, 1 sessione (da organic) e 2 pagine viste.
  • SE sito1 e sito2 sono tracciati con property diverse, GA segna 1 utente unico, 1 sessione (da organic) e 1 pagina vista sul GA di sito1, e segna 1 utente unico, 1 sessione (da organic) e 1 pagina vista sul GA di sito2.

Rifacciamo lo stesso esempio con Universal. sono sul sito1.com e clicco il link, atterro su sito2.com/pagina.html?_ga=1.153530484435.69385205830.8479429413352. Non c’è nessun riferimento a organic, naturalmente. Quell’informazione è memorizzata nella tabella della property di sito1. Ecco come i due casi vengono visti nei report:

  • SE sito1 e sito2 sono tracciati nella stessa property, GA segna 1 utente unico, 1 sessione (da organic) e 2 pagine viste. Non cambia nulla
  • SE sito1 e sito2 sono tracciati con property diverse, GA segna 1 utente unico, 1 sessione (da organic) e 1 pagina vista sul GA di sito1, e segna 1 utente unico, 1 sessione (da DIRECT se hai impostato correttamente l’esclusione dei referral, da referral nell’altro caso) e 1 pagina vista sul GA di sito2. il GA di sito2 NON EREDITA l’informazione sulla sorgente originale

La cosa accade anche per i sottodomini: con GA classic bastava assicurarsi che sottodominio e dominio principale scrivessero i cookie allo stesso livello, quindi tutti leggevano _utmz e tutti sapevano quale era la sorgente iniziale. Con Universal questo non è più sufficiente, se si inviano i dati a property diverse.

casi pratici:
Sento già il brusìo di fondo perché pensate che stia parlando di casi rari e remoti. Ne ricordo distintamente tre, nella mia vita lavorativa, in cui il comportamento di GA classic mi è tornato comodo. Ce ne saranno altri, ma li do per scontati sicuramente.

Quello più eclatante era un brand Worldwide che pagava dall’headquarter una campagna per inviare visite a un dominio AD HOC creato dall’internazionale, con varie localizzazioni in sottocartelle, e ogni localizzazione poi inviava gli utenti su una landing dei vari siti locali. Non ci permettevano di mettere il nostro GA su quel sito (ne avrebbero avuto uno per ogni paese), ma hanno accolto le istruzioni per fare il cross domain tracking, quindi a noi sul sito locale arrivavano le visite mantenendo le sorgenti e gli UTM usati dall’internazionale per taggare la campagna, dandoci quindi una corretta rappresentazione del loro apporto al nostro traffico. Con Universal questo non si potrebbe fare stante il no iniziale a mettere il nostro codice.

conclusioni:
Non molte; anche se a prima vista può sembrare un post tecnico, vi invito a riflettere sugli effetti pratici che questo ha sulle vostre implementazioni, presenti e soprattutto future; pianificare in quale property inviare i dati diventa fondamentale già in fase di design, se si sta parlando di un tracking appena sopra alla versione base. E intendo anche con dei banali sottodomini, eh!


Jun 16 2016

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sondaggio: il più grosso passo indietro di GA

autore: Marco Cilia categoria: generale

Sono mesi che ho in mente di scrivere un post, ma è lungo e ho bisogno di mettere su un test per dimostrare alcune cose. Il titolo del post ce l’ho in mente da sempre e sarà “il più grosso passo indietro di Analytics da quando esiste”.
Nel frattempo mi sono chiesto se voi aveste già un’opinione in merito, e quindi eccomi qui a girarvi la domanda PRIMA di scrivere il post, invece che in fondo (tanto non lo so quanti ci arriveranno a leggerlo tutto, QUANDO avrò il tempo di scriverlo 🙂 ).

Che idee avete? cosa avevate che adesso vi manca? quale è il più grande torto che vi han fatto gli ingegneri di GA?

Via al televoto!