Jan 11 2013

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La matrioska di Google Analytics: cosa devi sapere su account e profili

A distanza ormai di sette anni dalla sua nascita, e sebbene il meccanismo non sia MAI cambiato (si tratta di una delle poche cose che forse non è stata toccata in Analytics) ancora oggi noto che molte persone fanno fatica a capire come sono organizzati i dati all’interno del sistema, e che differenza ci sia tra un account, un profilo e una web property.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, con un back to basics. Consideriamo questa schermata:

matrioska-account-profili

La matrioska è così formata:
Google Account
–> Google Analytics account
—–> Web property
——–> Profilo

Il Google Account – in verde nello screenshot – è la vostra email di login: deve per forza essere un account Google, anche se non è necessario che sia una Gmail (si può creare da qui usando una mail esistente); un Google Account, quando accedete a Google Analytics, contiene TUTTO quello che possedete all’interno del mondo di Analytics, esattamente come contiene tutto quel che possedete (email, configurazioni dei filtri, contatti, ecc) quando lo usate per entrare su Gmail. All’interno di Analytics potete possedere Google Analytics ACCOUNT (ci arriviamo tra breve) e configurazioni, altrimenti dette Asset: segmenti avanzati, report personalizzati, configurazioni di filtri, eccetera.
Un Google Account è però anche la vostra “chiave” per aprire la porta di Google Analytics, dietro alla quale ci possono essere anche cose che potete vedere ma che non possedete: ad esempio GA account e profili di altri, che però vi hanno garantito un accesso. Motivo per cui, tra l’altro, non vedete i segmenti avanzati o i custom report creati da qualcun altro anche se legati ad un profilo.
Ogni Google Account può creare un massimo di 100 GA account.

Il Google Analytics Account – in azzurro nello screenshot – rappresenta una suddivisione logica della attività che volete/dovete/potete tracciare attraverso il vostro Google Account; questo significa in buona sostanza che potete tracciare due progetti completamente diversi con lo stesso Google Account ma con due differenti GA Account. Il link di AdWords e Adsense avviene a questo livello, cioè potete importare dati di costo da una sorgente AdWords in tutti i profili contenuti nello stesso GA account.
Ora la parte importante: quando date accesso a qualcuno come AMMINISTRATORE, gli date accesso al GA Account, anche se lo fate dalla configurazione del profilo. Non esistono gli amministratori del singolo profilo, esistono solo gli amministratori del GA account. Dal punto di vista agenzie questo si traduce in una sola, semplice regola cristallina: OGNI CLIENTE DEVE AVERE UN GA ACCOUNT SEPARATO, perché se tracciate CocaCola e Pepsi nello stesso GA account ma con profili diversi, e domani dovete dare accesso Admin al marketing Pepsi, questo vedrà anche i dati di CocaCola. In verità questo problema non si dovrebbe nemmeno porre, perché la best practice dice che l’account lo crea il CLIENTE con la sua email, e all’agenzia viene dato accesso come Admin per il tempo necessario a svolgere le proprie mansioni. Ma siccome ancora nel 2012 mi capita di vedere cose “fatte male” e account “rubati” o repentinamente “negati”, lo scrivo lo stesso.
Ogni GA account può contenere un massimo di 50 profili.

Le proprietà web – in rosso nello screenshot – rappresentano una suddivisione logica delle attività tracciate all’interno del medesimo progetto. E’ difficile fare esempi specifici perché le necessità sono molteplici e non standard, ma proviamoci ugualmente: innanzitutto l’interfaccia italiana di amministrazione riporta correttamente la dicitura “proprietà (web o applicazione)”, perché quando si crea una nuova web property si crea un nuovo codice di monitoraggio nella forma UA-XXXXXXX-Y (dove Y è progressivo e non viene mai riutilizzato anche dopo aver cancellato la web property): questo codice può essere utilizzato per tracciare una attività web o una applicazione mobile. Ma non solo.
Supponiamo di avere un sito e la sua versione mobile su m.sito.it, e di avere la necessità di tracciarli con due distinti codici di monitoraggio: poiché fanno parte dello stesso progetto web, faranno parte dello stesso GA account, ma avranno due web property diverse (e due profili distinti). Se invece volessimo tracciarli con lo stesso codice potremmo tranquillamente fare due profili all’interno della stessa web property, e magari usare dei filtri per distinguerli.

I profili infine – in nero nello screenshot – sono l’ultimo gradino della scala e rappresentano l’unità di tracciamento più piccola che esiste in Google Analytics: ogni profilo contiene tutti i report che vengono generati dall’analisi delle chiamate fatte da pagine con il relativo codice UA-XXXXXXX-Y della web property che contiene il profilo e dei filtri che vengono applicati al profilo. Questo è il motivo per cui possono esistere i famosi profili-clone, cioè profili che non necessitano di uno specifico codice di monitoraggio – quindi che riutilizzano le informazioni che arrivano dalle chiamate del codice che già esiste – ma che applicano filtri differenti uno dall’altro. Nello screenshot si vede proprio un profilo-clone del principale, che ha dei filtri che estrapolano e visualizzano informazioni che negli altri profili della web property non ci sono.
Quando si clicca su “crea un nuovo profilo”, tra le altre cose, il sistema non presenta il pulsante “ottieni l’ID di monitoraggio” come fa quando si crea una nuova web property, ma dice soltanto “crea profilo”, segno che non c’è bisogno di installare alcun codice di monitoraggio.

E’ importante aver compreso bene come sono strutturati i dati, soprattutto per via del fatto che i dati non si possono trasferire da un profilo ad un altro, né da una web property all’altra, né da un GA account a un altro, né tantomeno da un google account ad un altro: poterlo fare significherebbe da un lato creare un mercato di compravendita dei dati pregressi, ma dall’altro creare anche un “mercato nero” di proprietari (o ex properietari) di account con dati storici da rivendere ai legittimi proprietari.
Se state pensando semplicemente “rendo amministratore qualcun altro, e lui poi mi estromette” sappiate che ovviamente non è così facile: la mail che ha creato un GA account non può mai essere cancellata dall’account: io chiamo questa mail con questo status speciale “il founder dell’account”.

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26 Commenti

  1. Ottimo articolo, da far leggere a tantissime web agency che creano i profili cliente sotto un unico GA Account. Giusto ieri ho avuto questo problema con un nuovo cliente acquisito il cui storico è vincolato alla cortesia del precedente fornitore nel non cancellare il profilo.

  2. Ciao Marco, ti seguo da tempo in quanto il tuo blog è davvero ricco di “esperienza”, commento forse per la prima volta questo post ben fatto e molto esplicativo.
    Commento la tua frase: OGNI CLIENTE DEVE AVERE UN GA ACCOUNT SEPARATO che sicuramente non è il fulcro del post ma mi ha fatto pensare.

    Non riesco ad essere così d’accordo con te sulla tua frase in quanto quando un cliente acquista un sito acquista di fatto un servizio (o perlomeno io la vedo così) ed acquista anche l’analisi dei dati delle visite. Tali dati possono essere analizzati con svariati strumenti tra cui anche GA ovviamente (ma anche con strumenti più avanzati e costosi). Come analizzare i dati e quale strumento usare è scelta di chi gestisce il sito e non del cliente. Poniamo quindi il caso che ci sia un cambio della guardia ed io, dopo aver utilizzato GA sul sito del mio cliente, devo lasciare il posto ad un nuovo webmaster che avrà accesso al GA creato appositamente dal cliente al quale ho messo le mani, come dici tu. Vi troverà report personalizzati, appunti sul grafo, etc. Quelle sono opere di ingegnerizzazione che fanno parte dell’esperienza, perchè dovrei consegnarle al nuovo webmaster solo perchè ho usato il GA del cliente? Non credo di doverlo fare. Io sono dell’idea che lo strumento usato per l’analisi dei dati sia “di proprietà” (passami il termine) del webmaster che ha creato il sito così come è di proprietà il software per creare il sito stesso: è come se il nuovo webmaster per modificare il sito mi chiedesse il mio Visual Studio che ho usato per creare il sito (perdona il paragone). Io credo che lo storico sia importante ma non cosi fondamentale per continuare il lavoro: quello che si può fare, al passaggio, è creare un report molto dettagliato in pdf da dare al cliente, il nuovo webmaster partirà da quei dati usando il software che meglio crede (GA oppure Urchin o quale altro desidera).
    Non sei d’accordo? i piacerebbe sapere la tua a riguardo, credo ci sia da discuterne!

    Un saluto
    Daniele

  3. non sono d’accordo.
    Tu vendi un servizio, non lo affitti. Così come vendi il sito, che è di proprietà del cliente nonostante l’opera del tuo ingegno, così vendi il servizio di analisi; i dati delle visite al sito del cliente sono del cliente, ritengo ci sia poco da discutere su questo punto.
    Il paragone con Visual Studio non calza molto: in realtà è come se il nuovo webmaster postesse vedere – e infatti vede – il sorgente php delle funzioni che hai ideato per far girare il sito, e che hai venduto insieme ad esso. Visual studio lo puoi paragonare a GA, un file salvato con visual studio e consegnato al cliente è come un report generato a partire dai dati di GA.

    Detto questo, ovviamente alcune cose che fai passano al nuovo webmaster: ad esempio la buona configurazione del tagging, ma questo fa parte del contratto che hai col cliente, di lavorare bene e coscienziosamente. Altre invece non gli passano, come i segmenti avanzati, i custom report ecc, perché sono legati alla TUA email 🙂

  4. Ciao, sono d’accordo che il sito sia di proprità del cliente ma conviene specificare “il risultato finale” è di proprietà del cliente, credo che sia fuori discussione questo. All’interno del sito però ci possono essere parti di codice realizzate internamente e usate per più clienti oppure sistemi di interfacciamento con altri servizi proprietari oppure anche di terze parti. Queste sarebbero del cliente? Direi proprio di no, anzi, vanno tutelate al massimo. Che poi vengano concesse in comodato d’uso gratuito oppure “as is” è un altro discorso più commerciale (che solitamente è bene specificare). Per esempio io stesso acquisto licenze di terze parti per realizzare siti o web apps e non faccio di certo pagare al cliente tali licenze perchè le riuso, avendone facoltà di licenza, per altri clienti. Dovrei forse consegnare anche queste al nuovo webmaster perchè deve farci delle modifiche o continuare il lavoro? Converrai con me che non è così. Ecco perchè comunque conviene non sviluppare in php che è “visibile” ma in altri linguaggi (appunto net) che è compilato e quindi non visibile (a meno di usare dei decompilatori, ingannabili tra l’altro con degli obfuscator); questo generebbe del codice “as is” che è possibile consegnare al cliente/webmaster al quale non possono mettere mano ma solo usare così com’è (che è appunto ciò che gli è stato venduto). Viene venduto un “risultato”, non la programmazione che permette quel risultato; penso sia indubbio questo.

    I dati sono del cliente, assolutamente si, sono d’accordo ci mancherebbe. Il “dato” però non è “il sistema per monitorarlo”, il dato è un valore numerico/grafico/etc che può benissimo stare su di un report generato con qualsivoglia tool di monitoraggio (GA, Urchin, etc).

    Per quanto riguarda ciò che viene passato attraverso l’account non ho nulla da dire quindi capisco che qualcosa (appunti, note, segmenti, etc) viene perlomeno salvaguardato durante il passaggio.

    Ciao
    Daniele

  5. infatti il paragone con un sito mi stonava da subito. Lasciamolo un attimo stare.
    Stando a quanto dici, ogni volta che un cliente cambia agenzia dovrebbe ripartire da zero con il monitoraggio? è infattibile, e comporterebbe ingenti perdite di tempo e soldi (per non parlare delle campagne pay). Posso anche essere d’accordo che “il dato” non è lo strumento, ma se possiedo il dato, e in certo momento possiedo anche la capaacità di girarmelo come voglio (questo è il bello dello strumento di analisi), non posso perdere questa capacità di punto in bianco solo perché non sono soddisfatto di chi mi fa il report adesso… non trovi?

  6. Ciao si, stando a quello che dico l’agenzia parte da zero e non è detto che sia un male o comunque che non venga fatto per scelta. Vediamola al contrario: io uso GA ed ho esperienza su quello, la nuova agenzia usa un altro software ed ha esperienza su quello…non credo che la nuova agenzia si metta a studiare GA solo perchè io usavo GA. Ma forse GA è troppo famoso quindi pensiamola così: non credo che la nuova agenzia si metta ad usare un software di monitoraggio a costo mensile (sostenuto invece da me per il cliente) esofistcato/complesso solo perchè io lo uso (magari non sa nemmen oche esiste).
    Rimango dell’idea che i dati sono del cliente, non lo strumento per ottenerli…non lo è perchè la scelta è arbitraria e dettata da molteplici fattori che sono dipendenti tutti da chi fa il monitoraggio (costo, gratuità, facilità, esperienza, complessità, proprietà, etc). Mi piacerebbe sentire altri commenti!

  7. ci sono due vie:
    1) il cliente ha GIA’ scelto lo strumento che vuole usare, e cerca il migliore analista possibile (o vuole cambiare quel che ha), quindi tu arrivi in un contesto già definito e non puoi arbitrariamente azzerare lo strumento
    2) il cliente vuole cambiare strumento (o viene convinto a farlo), allora si che si parte da zero, ma negargli la possibilità futura di guardare i dati storici anche dopo aver cambiato fornitore di analisi mi sembra veramente scorretto.

    Pensa un secondo a quando sono usciti i custom report, e tu hai potuto guardare i dati passati (anche quelli di ANNI prima) sotto una nuova luce. Ripartendo sempre da zero non avresti potuto farlo. Oppure se si cambia fornitore durante l’anno, non hanno più a disposizione i dati di ecommerce precedenti? metti che nel Q4 si scopre un segmento interessante che merita di essere analizzato anche per i quarter precedenti, s’è cambiato fornitore e i dati sono spariti? come lo segmento un grafico su un pdf? 😀

  8. Da un punto di vista di banale etica professionale, mi sembra che impedire l’accesso (ma pure il controllo!) all’account di Analytics sia qualcosa di deprecabile.

    Dico questo perché mi sono trovato spesso dalla parte opposta, a dover ripartire da zero con un nuovo tracciamento (o peggio ancora, a dover installare un SECONDO codice di tracciamento in parallelo, con ID differente…)

  9. Bravo 🙂 con questo articolo bisognerebbe farci un opuscolo da appendere in ogni ufficio come reminder!!

  10. Ciao Marco, con i 2 punti che indichi cambi un po le carte in tavola in quanto nel punto 1 sta all’analista decidere e quindi può pure rifiutare il lavoro visto che il cliente ha GIA’ scelto lo strumento (sul come e sul perchè mi piacerebbe saperlo, è analista anche lui visto che l’ha deciso a priori?); nel punto 2 stesso discorso, perchè vorrebbe cambiarlo? (come è perchè mi piacerebbe saperlo anche qui).
    Secondo me qui bisogna spostare, se volessimo farlo ma forse non è il caso, su un discorso di “proprietà”: il cliente è proprietario di cosa? Dei dati o dello strumento+dati? Mi sento di dire “solo i dati”.
    Inoltre, avere i dati passati, o meglio lo strumento usato per i dati passati, per quanto mi riguarda è solo “un lusso” e non “un dovere di chi viene prima”. Detto questo i custom report sugli anni passati sono solo una cosa in più che ci facilitano il lavoro (sia per i dati stessi che per la possibilità di lavorarci su) ma non un dovere. Secondo me devono essere affidati al cliente i dati del sito (tutti quelli prelevabili o comunque da discuterne quali) ma non i mezzi per ottenerli.
    Provo un altro paragone, dimmi se è piu calzante, ho un server virtuale con montati molti domini e l’accesso è unico perchè ne sono il proprietario (pratica comunissima); al cambio di webmaster dovrei dare l’accesso al nuovo arrivato? Direi di no, tant’è che di solito si parte da zero trasferendo il dominio. Calza meglio?

    Martino ti do ragione qualora l’account sia intestato al cliente, è suo e quindi è giusto che abbia accesso e lo controlli (sperando che non faccia disastri) e non si può impedirglielo, sarebbe probabilmente un reato. Ma ottenere i dati con un proprio account non giustifica il fatto che il cliente abbia il controllo dello stesso tramite lo strumento che si usa.

    Bella discussione, potrei scriverci un post 🙂
    Ciao

  11. Daniele, solitamente infatti proprio per questo motivo quando vado a creare degli account nuovi per un cliente, creo proprio un nuovo account google a cui associare Analytics, di cui fornisco tutte le credenziali di accesso al cliente.

    Successivamente, aggiungo anche il mio account come amministratore, in modo da poter operare liberamente.

    Ma l’account è e resta del cliente. Quello che ci vorrà fare una volta che il nostro rapporto è concluso, non è affar mio.

  12. Ciao Marco,
    nell’articolo dici che “Ogni Google Account può creare un massimo di 100 GA account.”.
    Purtroppo io non riesco a creare più di 25 account. Per creare il 26esimo ho dovuto creare un nuovo Google account, creare il GA account e rendere amministratore il mio primo Google account.

    Esiste forse un metodo migliore per superare il limite dei 25 account (di proprietà)?

    grazie

  13. Daniele: non si tratta di “essere analisti”, e non solo gli analisti decidono cosa fare. un cliente può non essere soddisfatto di chi fa le analisi ma essere soddisfatto dello strumento, quindi può arrivare a te in quella configurazione. Oppure può essere insoddisfatto di entrambi e arrivare in configrazione 2.

    Seconda cosa: se i dati sono miei, sono TUTTI miei. Quindi o tu mi dai sempre tutti i dati, oppure quando il contratto è finito io devo/voglio/posso voler guardare un dato che è stato registrato ma tu non mi hai dato. E come lo segmento un pdf? 🙂

    zxs: per dire 100 mi sono basato sul mio articolo http://www.goanalytics.info/limiti-assoluti-di-google-analytics/ a sua volta abasato su una discussione in cui l’autore dice che ha 110 account. Anche io infatti sapevo 25. non lo posso verificare di persona perché non ho Google account con così tanti GA account…

  14. Concordo con Marco e Martino. Il fatto di lasciare un certo valore duraturo ad un cliente è uno degli elementi fondamentali della consulenza. Portarsi via l’account di GA mi fa pensare ad un SEO che volesse “smontare” le ottimizzazioni fatte per un cliente una volta che il contratto è finito.
    Aggiungo per esperienza personale che solitamente chi tiene in “ostaggio” l’account del cliente (per ingeniutà o per scelta) finisce per non lasciare un bel ricordo di se al cliente.

  15. [riporto un commento di Enrico Altavilla, col suo permesso, inserito originariamente su Google+]

    La strategia di web analysis (che include l’elenco delle applicazioni necessarie per attuarla e la loro configurazione) appartiene all’azienda cliente non meno di quanto le appartenga un processo aziendale.

    Poi si possono fare considerazioni su quanto sia opportuno per una specifica azienda dare in outsourcing quel processo e, a seconda dei casi, ci può stare anche che tale processo sia percepito così poco strategico da poterlo riprogettare ad ogni cambio di fornitore.

    Però se l’azienda decide che tale processo è talmente importante da pretendere quantomeno la continuità delle piattaforme usate (e la loro configurazione nonché i dati raccolti e trattati), allora l’eventuale “fornitore” che prenderà in carico l’attività di analisi dovrà inizialmente adattarsi all’infrastruttura e alle metodologie già fatte proprie dall’azienda.

    Questo ovviamente non implica che un nuovo “fornitore” non possa suggerire modifiche al processo o anche cambio di software, ma solo se la proposta produce vantaggi per l’azienda cliente e comunque lasciando sempre all’azienda cliente l’ultima parola.

    Credo che il discorso sia sempre lo stesso: vendere una strategia e la sua implementazione in modo che rimanga al cliente è cosa ben diversa che vendere un prodotto. Non deve stupire che qualcuno si focalizzi sullo strumento di web analysis come se coincidesse con il processo di web analysis.

  16. Personalmente penso che i dati siano del cliente, non dell’agenzia. Ovviamente i dati non possono essere slegati da GA e quindi la best practice è quella consigliata dall’articolo. Lo dico perchè in un caso ho fatto l’errore di non farlo, ed effettivamente è un problema di gestione.

    In ogni caso, la decisione va presa in consapevolezza con il cliente. Il cliente non fa il nostro lavoro e deve essere messo a conoscenza, con trasparenza, delle conseguenze di una decisione, anche in un’ottica futura di separazione delle strade.
    Sia per l’analytics, sia per il codice sorgente.

    Quest’ultimo non tanto quando si fa un sito, ma quando è una web app più complessa, con un forte sviluppo custom per l’organizzazione. È ovvio che in questo caso si parla di un forte investimento dell’azienda ed è impensabile che possa essere perso in cambio di partner.

    Anche in questo caso la trasparenza nel momento in cui si stringono accordi è fondamentale. Se nel codice sorgente ci sono miei proprietà intellettuali, ad esempio librerie che ho creato per il mio lavoro, in quel caso darò solo il compilato, oppure l’intera libreria remunerata a parte, visto che per me è stato un investimento.
    Però è un discorso che va fatto all’inizio e non alla fine.

  17. D’accordo con Maurizio. Secondo me bisogna fare distinzione tra etica (oppure logica) e dovere (oppure legge). Facendo questa distinzione è chiaro le che cose possono essere diverse, così come i risultati. A monte, come ben specificato da Maurizio, ci deve essere un accordo (e aggiungo firmato) in cui vengono spiegate queste modalità (io per esemprio scriverei che se non diversemente specificato solo i dati sono di proprietà del cliente, non il software usato e che quindi verranno consegnati in PDF); è chiaro come ogni punto del contratto possa essere analizzato e risolto in modo diverso (se un cliente insiste apro un account suo così come se insiste sul codice sorgente gli specifico i vari costi accessori, di terze parti, etc di suo/mia proprietà). Che ne dica Enrico Altravilla io rimango dell’idea che i dati sono del cliente, lo strumento no (potrei aver sviluppato un mio software interno montato sul mio server a cui accedo solo io…forse voi siete troppo legati a GA a cui possono accedere tutti con una iscrizione gratuita)!
    Ciao

  18. Se lo strumento è “Google Analytics” non è neanche tuo, bensì di Google. Aprire un account non ti rende il proprietario dell’infrastruttura eh.

    Poi, che sia opportuno concordare la cosa prima è innegabile.

  19. Sei legato a GA, io parlo in generale, il sistema potrebbe anche essere mio invece che di Google, averlo sviluppato io oppure averlo acquistato per mio conto! Non vedo perchè dovrei cederlo al nuove webmaster. Ad ogni modo la tua frase potrebbe essere contraddittoria in quanto se lo strumento GA è di Google io non dovrei nemmeno passarlo al nuovo webmaster ma dovrebbe essere Coogle a farlo visto che è suo 😉

  20. Daniele, quelli in pdf non sono i dati, sono una loro visualizzazione. Nel caso dello strumento tuo, potresti dare i dati grezzi, che io mi posso importare in un mio db, e poi analizzarmeli con un software di business intelligence.
    Ma con un pdf non ci posso fare nulla.

    > Ad ogni modo la tua frase potrebbe essere contraddittoria in quanto se lo strumento GA è di Google io non dovrei nemmeno passarlo al nuovo webmaster ma dovrebbe essere Coogle a farlo visto che è suo

    la vedo difficile pensa al caso in cui il dominio viene riassegnato, Google così darebbe i dati di una precedente gestione ad un altro.

    E poi detto fra noi, io preferisco che il cliente stia con me per i vantaggi di una mia consulenza futura, piuttosto che per non perdere i dati passati. 🙂

  21. se il tuo strumento è versatile quanto GA, ben venga. Non è che siamo “troppo legati”, è che GA è l’argomento di questo post (e di questo blog 🙂 ) e stiamo discutendo della pratica migliore per affrontare le situazioni con quello strumento e le sue peculiarità.
    Se parlassimo di siteCatalyst, tu hai comprato un sitecatalyst e lo tieni lì nell’evenienza un cliente avesse bisogno e decideste che è lo strumento giusto per il lavoro? non credo.

  22. Ciao Marco, post molto interessante. Che tu sappia è possibile “spostare” una web property senza perdere i dati storici? A me è capitato di avere clienti diversi sotto lo stesso GA.Esiste un modo per fornire gli accessi da amministratore ad un cliente senza mostrare gli altri profili presente nella stessa proprietà?

  23. non si possono spostare profili, e gli admin possono vedere tutto. questa cosa è immutata da sempre.

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