Nov 24 2008
Google Analytics sbaglia le misurazioni?
Non conosco Brandt Dainow e non leggo il suo blog, però trovo parecchio interessante e condivisibile il post di “risposta” di Ian Thomas su “Lies, damned lies…”. Brandt asserisce che Google Analytics sbaglia le misurazioni (anzi, lo farebbe apposta) al punto che molte persone percepirebbero una situazione fortemente distorta rispetto alla realtà. Si concentra in particolar modo sul fatto che GA considera le visite di una sola pagina (i bounce, tanto per chiarire) come visite valide e le usa anche per calcolare la durata media delle visite.
Mi permetto di riportare i tre punti che Ian usa per smontare questa tesi:
- Esistono innumerevoli situazioni in cui è perfettamente legittimo che i visitatori guardino una sola pagina: il lettore tipico di blog, che consulta la homepage e va via se non ci sono aggiornamenti, o chi clicca su un articolo da un feed rss e lo legge. Tagliare via tutte queste visite sarebbe da pazzi
- Sebbene l’inclusione di queste visite nel calcolo del tempo medio sia un problema conosciuto, escluderle non lo risolverebbe ma semplicemente lo sposterebbe altrove: non si avrebbe un numero “più accurato” ma un numero “inaccurato in altra maniera”. Non si avrebbe comunque modo di conoscere il tempo di permanenza sull’ultima pagina, e questo si rifletterebbe in una scarsa accuratezza del dato in presenza di una visita di due pagine
- Il tipo di metrica che produce GA è il risultato di lunghi studi e discussioni (e peraltro è aderente agli standard della Web Analytics Association); c’è bisogno di una forte motivazione per cambiare una metrica semplice e facile da capire con una più complicata che non apporta sostanziali miglioramenti
Sono personalmente d’accordo al cento per cento con Ian, e non solo perché questo blog tratta di Google Analytics. Non difendo nessuno a priori e quando ne ho occasione mostro anche i limiti di GA, ma non mi sembra questo il caso: particolarmente significativa la frase “Quando, come industria, non siamo d’accordo su cosa costituisca esattamente una visita, è facile accusare questo o quel sistema di non essere accurati semplicemente perché non si ha fiducia nell’approccio che essi hanno nei confronti dei dati“. Che non esista un tool perfetto e universale lo sappiamo tutti (e se non lo sapete lo ripeterò ancora una volta), il problema è che bisogna trovare un tool di cui fidarsi. Bisogna studiare, conoscere, chiedere e provare, e poi scegliere di conseguenza. Possibilmente verificando l’aderenza del prodotto con i famosi standard della WAA.
Volevo approfittare di questo post per fare un’altra considerazione: Ian Thomas lavora in Microsoft, e faceva parte del team di adCenter Analytics (il sistema di analisi che prima si chiamava Gatineau), ma nonostante questo difende GA, che è comunque un suo competitor. E’ un comportamento molto onesto che ritrovo spesso nel web, in maggior parte negli Stati Uniti dove c’è una cultura migliore del mercato e della concorrenza, ma che mi sembra ancora più accentuato quando si guarda al settore della Web Analytics. Io penso che la ragione sia da ricercare nel grande fermento che lo sta attraversando e dal relativo nuovo interesse che vedo nascere intorno alla web analisi (di pochi giorni fa la discussione “la web analytics è a prova di crisi?” di Eric Peterson su Web Analytics Demystified). Non sono abbastanza dentro al settore per definirla una “seconda giovinezza”, ma credo che le aziende si stiano rendendo conto che c’è bisogno di analisi, e che le analisi sono un investimento e non un costo, spesso un investimento che permette di tagliare con senso altri costi. Voi cosa ne pensate?
[image credit Morning Glory on Flickr]
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Ciao Marco,
sulla qualità dei dati nella web analytics non c’è da discutere: i numeri vanno considerati in relazione ad un “contesto”, seguendo eventuali trends e investigando ulteriormente. Concordo in pieno con quanto dici. La bontà dei dati tracciati si migliora col tempo, ma non si avrà mai uno specchio della realtà.
Che le aziende inizino a sentire la necessità di fare analisi è altresì vero, da quello che vedo nella mia attività. Credo però che la web analytics sia percepita troppo “analiticamente” e per niente “operativamente”: in sostanza un investimento per grandi organizzazioni.
Se anche l’albergo, l’enoteca, l’agenzia immobiliare facessero un minimo di attività d’analisi giorno per giorno, potrebbero arrivare a fare investimenti web più consapevoli con l’opportunità di massimizzare i ritorni.
Concordo anche io con le tesi esposte. Ci sono bounce e bounce e molti di questi (anzi, spesso i più), sono visite eccome.
Durante il corso che teniamo, amo dire che non considerare visita il bounce del signore che ha trovato una nostra pagina con il numero di telefono del ristorante, ha telefonato e prenotato, per poi tornarne ed organizzare il banchetto del suo matrimonio, sarebbe folle!
Si tratta di un’idea tutta nostra quella per cui un visitatore si dovrebbe fare il giro del sito ogni volta che piace a noi!
Concordo appieno… Le discrepanze che si rilevano tra GA e motori di analisi interni sono una discussione che va avanti da mesi anche nella nostra piccola realtà.
La verità spesso sta semplicemente nel mezzo. Lo stesso GA ammette di avere dei limiti derivati già solo dal metodo di inclusione dello script. E se si effettuano analisi dettagliate dei log si possono rilevare molti utenti che non vengono considerati nelle analisi GA (e troppi utenti utenti considerati in altri sistemi).
GA è uno strumento gratuito che effettua di per se già un ottimo lavoro. E va considerato tale… sicuramente sarebbe sbagliato prendere i dati forniti da GA come assuluti e indiscutibili.
Anche se a mio avviso basterebbe che su GA venisse fornito un semplice strumento di archiviazione dei log conteggiati. Già questo permetterebbe di effettuare dei raffronti molto più professionali con altri strumenti di analisi.
i log conteggiati possono già essere archiviati in locale tramite le funzioni che ho descritto nel post http://www.goanalytics.info/funzioni-per-integrare-ga-e-urchin-o-backuppare-i-dati/