Ora che Universal Analytics è disponibile al pubblico in beta gli utenti si stanno interrogando su come dovrebbero utilizzarlo. Ho già ricevuto diverse domande in privato, e ho letto molto sui social network, per cui penso che un po’ di chiarezza non possa che fare bene alla comunità che ruota intorno a Google Analytics.
Innanzitutto una precisazione: Universal Analytics è ancora in beta, quindi alcune feature non sono disponibili. Non è obbligatorio usarlo, anzi al momento non esiste una guida alla migrazione, ed è quindi disponibile solo per i NUOVI profili. Richiede l’utilizzo di un altro codice di tracciamento, con una sintassi diversa da quella a cui siamo abituati (ma non solo, come vedremo). Non è ancora pienamente supportato dal Tag Manager, nel senso che il template Universal manca ancora di alcune opzioni.
Innanzitutto l’elenco delle cose supportate. Come sempre ci viene in aiuto Justin Cutroni:
metriche classiche, ecommerce tracking, tracking degli eventi, link con AdWords, Variabili personalizzate (nella forma di dimensioni personalizzate) e le nuove metriche personalizzate.
Cosa non è al momento supportato:
Esperimenti sui contenuti, Liste di remarketing attraverso Google Analytics, integrazione AdSense, tracking cross device.
Per fare quel che al momento si può fare, come detto, non serve niente di più che abituarsi ad una nuova sintassi del codice di tracking (ma nemmeno, se ci si affida al Tag Manager).
Quali le possibilità nuove, allora?
La presenza di un protocollo di comunicazione: in concreto significa poter inviare i dati senza
l’ausilio del codice javascript a cui siamo abituati; purché i dati siano “fomattati” secondo le specifiche, Google Analytics li accetterà e processerà. (su questo blog trovate 4 post molto strani di cose che si possono fare con Universal: tracking dei pdf acceduti direttamente, tracking del cane col gps, tracking di gmail…) Vedremo quindi fiorire framework di tracciamento più o meno integrati con i CMS. Avete mai avuto discrepanze tra il transato da CMS e le transazioni su Google Analytics? È normale, diciamo, se ad esempio un utente ha javascript disabilitato. Con il measurement protocol questo non avverrà più, perché ad ogni transazione ci sarà una comunicazione server-server, e i sistemi combaceranno alla perfezione.
Questo peraltro si potrà fare da qualsiasi “terminale” collegato alla rete, indipendentemente
dal fatto che sia un browser che visita un sito. Unendo questo alla possibilità di controllare l’ID
del visitatore, si arriva facilmente a capire che sarà possibile tracciare le interazioni offline.
Diciamo che MediaWorld è in grado di riconoscermi, perché ho una carta fedeltà a mio nome e sono anche iscritto al sito. Arrivo sul sito con una certa chiave mentre sono loggato, poi clicco un annuncio cpc, poi vedo una newsletter. In nessun caso compro sul sito, magari aggiungo solo item al carrello senza comprare (e magari stanno tracciando anche quello). Poi vado in negozio, e compro d’impulso un Samsung Galaxy S4 (a proposito, terminale da sbavo, sono curioso di provarlo. Ma anche il rumoreggiato nuovo telefono di Google che dovrebbe essere presentato al Google I/O mi stuzzica, soprattutto se dovesse già essere equipaggiato con Android Key Lime Pie. Sono un fissato dei cellulari della serie Nexus, se non lo sapeste!
). Nel momento in cui passo la carta fedeltà parte una transazione verso Google Analytics, e quella vendita viene attribuita ANCHE alla ricerca organica, al cpc e alla newsletter.
Il measurement protocol è analogo a quanto già fanno gli SDK per Android e iOS, e infatti nella documentazione ufficiale vengono fatti degli esempi anche per mobile e/o applicazioni web, e anche in questo caso le potenzialità sono grandi: sempre avendo il controllo sugli ID dei visitatori, potrò segmentare a livello di visitatore e ottenere quindi una lista dei devices e dei mezzi utilizzati nel processo decisionale di formazione dell’idea di conversione. Una specie di multichannel funnel cross device.
A tutto questo si aggiungano le dimensioni e le metriche personalizzate, in grado di ampliare molto le informazioni presenti in piattaforma. Per le dimensioni si pensi alle variabili personalizzate di livello visitor, per facilità, per le metriche invece ci vuole uno sforzo maggiore di fantasia: diciamo che state tracciando una app mobile di messaggistica istantanea, potrete creare una metrica “numero di msg inviati per sessione” e caricarla su Analytics, ottenendo report di conseguenza.
Mettendo insieme tutti i pezzi risulta abbastanza chiaro perché Google definisca questa una “rivoluzione” del mondo dell’analytics. E’ un modo completamente nuovo di pensare alle statistiche (che ormai perdono definitivamente il suffisso “web”): più complete, più aderenti ai bisogni di business, personalizzabili e in grado di seguire il visitatore lungo tutta la filiera del processo decisionale, riportando e “normalizzando” le informazioni che derivano dagli investimenti digital anche quando producono effetti nel mondo reale. Notevole, no?