Feb 21 2013

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semaforo verde - articolo per tutti

Storico dei cambiamenti, un altro passo verso l’enterprise

autore: Marco Cilia categoria: generale

“un altro passo verso” è in realtà un eufemismo, perché Google Analytics un prodotto enterprise lo è già da tempo. Però a volte gli mancano alcune piccole feature che sono banali da costruire e che invece tutti gli altri hanno da tempo. Una di queste feature è lo storico dei cambiamenti apportati, funzionalità che GA si appresta a colmare tra qualche settimana.
Prima è comparso un avviso dopo aver fatto la login (a proposito, ottimo modo per diffondere notizie sul prodotto, senza costringere gli utilizzatori a tenere d’occhio blog, twitter e altro…), ora è il turno del blog ufficiale.

change history

Sostanzialmente per gli ultimi 180 giorni è presente un log completo di “chi ha fatto cosa”, relativamente a cambi su utenti, account, profili, obiettivi e filtri. La change history sarà visibile solo agli account con livello admin, poiché esiste a livello di account e non di singolo profilo. In questo modo sarà più semplice risalire a chi ha fatto una modifica, e chiedere conto del perché. Sarà anche meno facile che qualche malintenzionato (non avete idea di quante richieste di aiuto per danni fatti da ex-dipendenti e collaboratori ci siano sul forum ufficiale) possa fare danni senza essere scoperto.

In progetti con molti attori e ampia base di utenti è un cambiamento molto importante e utile. La funzionalità è in fase di rilascio, anche se è possibile che debba trascorrere qualche settimana prima che la vediate nei vostri account.


Feb 13 2013

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Transazioni multivaluta, finalmente!

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: ,

Una delle cose che a mio avviso è sempre mancata in Google Analytics era un modo semplice per inviare transazioni multivaluta, un problema molto sentito dagli e-commerce internazionali. Poiché nel codice di tracciamento e-commerce non è mai specificata la valuta, essa veniva impostata a livello di di profilo tramite l’apposita opzione nell’amministrazione.
Se il tuo e-commerce vende in molti paesi con valute diverse, la soluzione è sempre stata “converti tutto in una unica valuta PRIMA di inviare la transazione”.

Oggi non è più così perché il team di Google Analytics ci informa tramite un post sul blog che è arrivata la multivaluta: GA provvederà ad effettuare la conversione nella valuta principale che è stata specificata nel profilo.

Prima domanda: quale tasso usano i server di Google? usano il tasso medio di conversione del giorno precedente all’analisi, ricavato dallo stesso server di Google Billing (che se non ho capito male dovrebbe essere lo strumento ufficiale di fatturazione di Google, giacché non esiste un servizio che si chiama così).

Seconda domanda: come faccio ad usare il multivaluta? basta aggiungere una sola funzione e conoscere il codice ISO 4217 corrispondente alla valuta. Attualmente sono supportate 31 diverse valute in Google Analytics.
Ad esempio una transazione in euro avrà questa funzione prima di _trackTrans


_gaq.push(['_set', 'currencyCode', 'EUR']);

mentre una transazione in peso messicani avrà questa funzione


_gaq.push(['_set', 'currencyCode', 'MXN']);

A livello di report saranno poi disponibili specifiche metriche relative alle transazioni nella loro valuta originale. Se ne possono vedere alcune nello screenshot postato sul blog di Analytics

multicurrency

Terza domanda: ho un ecommerce in una sola valuta. devo cambiare i miei tracciamenti? no, questa operazione è necessaria SOLO se si vogliono registrare transazioni in più valute e si vuole che Google si occupi della conversione automaticamente.


Feb 12 2013

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Cross domain tracking sul Tag Manager e macro per l’ID

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: , ,

La novità di cui parlavamo nello scorso post non si è fatta attendere tanto: da qualche giorno sono presenti due nuovi tipi di monitoraggio, quando si seleziona il tipo di tag “Google Analytics”:

cdt-gtm

il primo è “monitoraggio interdominio per link” (orribile l’espressione “interdominio”) e serve a creare sul tag manager l’equivalente della funzione _link. Il secondo è “monitoraggio interdominio per post di modulo” e serve a ricreare l’equivalente della funzione _linkByPost.

Non ho ancora avuto tempo di provarle, ma il fatto che si possano definire delle macro e il fatto che il tag non sia legato a un ID – almeno nella versione _link – mi fa sperare che basti mettere quel tag su una pagina, e che esso si preoccupi automaticamente di immettere la funzione _link su tutti i collegamenti che puntano all’url specificato.
Leggermente più complesso il discorso su _linkByPost, che voglio testare per bene prima di scriverne.

Sempre a proposito di macro, è stata introdotta anche la possibilità di usare una macro per definire il numero UA-XXXXXXX-Y. Questo è veramente interessante e permette di snellire molto il numero di tag necessari, specialmente nei profili multidominio/multilingua.


Feb 11 2013

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semaforo giallo - articolo avanzato

Webinar tecnico sul Tag Manager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag:

La settimana scorsa il team di Google ha tenuto un webinar tecnico sul Tag Manager, argomento che riscuote un discreto successo ma ha bisogno di approfondimenti, a giudicare dalle domande che leggo in giro.

Tra le tante risorse utili mostrate, un comodo cheat Sheet con una procedura sensata e ragionata sulla migrazione dei codici al Tag Manager, sempre utile da tenere sott’occhio, e il link al forum ufficiale di supporto, oltre ad una serie di domande e risposte che meritano attenzioni particolari, e che riassumo qui:

- posso mettere il codice del tag manager nell’HEAD?
Viene consigliato di metterlo subito dopo l’apertura di body perché il codice contiene un iframe (per chi non ha javascript abilitato), e gli iframe nell’head non ci possono stare. E’ vero che i moderni browser sono abbastanza tolleranti nei confronti di errori di questo tipo, tuttavia si ricade in un caso non standard e non vi è garanzia che tutto possa sempre funzionare al meglio.

- come faccio a usare macro ed eventi se non ho accesso al codice delle pagine?
impostare un dataLayer è una best-practice, ma non è l’unico modo possibile di operare. Si possono creare macro anche a partire da variabili javascript o elementi del DOM (Document Object Model), ad esempio se il valore è dentro a un certo div con un certo ID. Poiché il tag manager è asincrono, un evento di questo tipo potrebbe essere sparato prima che il documento sia stato caricato completamente, risultando in una macro vuota. Per ovviare a questo problema esiste una regola particolare – evento uguale a gtm.dom – che si preoccupa di aspettare che l’elemento indicato sia stato effettivamente caricato prima di eseguire la regola e il tag.
Un’altra via è quella di iniettare dei dataLayer.push() attraverso tag HTML personalizzati, ad esempio sfruttando jQuery. Google non garantisce questa soluzione, ma dice di aver sentito di gente che c’è riuscita. Io non l’ho mai detto a Google, ma una soluzione così l’ho fatta funzionare già a inizio Dicembre, quindi posso garantire che almeno in questa fare funziona eccome :)

- come faccio il cross domain tracking?
da qualche tempo è disponibile l’apposita opzione (ve l’ho mostrata nel post “guida pratica alle opzioni del tag manager“), oppure potete sempre usare un tag HTML personalizzato. La grande notizia è che nel post si annunciano prossime novità per rendere ancora più semplice il tracking multidominio. Che abbia a che fare con la scomparsa della documentazione riguardante _setDomainName(none) (almeno dalla pagina discorsiva, perché nella reference c’è ancora), scoperta da Enrico Pavan?

- perché non posso usare tag con document.write?
il Tag Manager è asincrono, e document.write scrive fisicamente qualcosa all’interno della pagina. Questo significa anche che l’esecuzione del contenuto del Tag Manager può avvenire mentre la pagina si sta caricando (escluse le regole gtm.dom come abbiamo visto sopra) o quando ha finito di caricare. Scrivere un pezzo di pagina allora potrebbe portare a risultati inattesi. Poiché la maggior parte dei tag document.write servono a scrivere dei pixel di tracciamento, è presente un template apposito per ricostruire l’url dei pixel attraverso le macro, e poter così migrare anche quei tag.


Jan 30 2013

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Guida pratica alle opzioni del tag GA nel tagmanager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: , ,

Non conoscere tutte le funzioni possibili da utilizzare nello script di Google Analytics porta molte persone a domandarsi cosa siano tutte le opzioni disponibili quando si configura un tag di Google Analytics usando il Google Tag Manager. Ho pensato di farvi cosa utile riportando uno screenshot con le varie opzioni e il loro equivalente nella notazione “classica”, cioè quella che si deve fare quando non si usa il GTM.

Un paio di annotazioni:
- le funzioni che hanno solo la spunta sono, ovviamente, accese o spente, vere o false.
- le funzioni che si occupano dei timeout vogliono il tempo espresso in millisecondi, mentre l’interfaccia del tag manager ci facilita chiedendo i SECONDI (in verde nello screenshot); tenetelo presente se le usate o se dovete tradurre funzioni già in essere.
- se la funzione di cui avete bisogno non è tra quelle indicate, non c’è altra soluzione che usare un tag HTML personalizzato, dentro al quale dovrete riscrivere TUTTO il codice di Google Analytics che normalmente avete sulla pagina. Tanto per essere chiari, se dovete usare la funzione _setSiteSpeedSampleRate, che non è prevista dal GTM, vi tocca per adesso fare un tag HTML custom con dentro


<script type="text/javascript">
  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-XXXXX-Y']);
  _gaq.push(['_setSiteSpeedSampleRate', 5]);
  _gaq.push(['_trackPageview']);

  (function() {
    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;
    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';
    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script>

Detto questo, ecco la legenda. Clic per ingrandirla:

GTM-explanation


Jan 29 2013

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nuova schermata di benvenuto

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Da qualche ora quando si apre Google Analytics si viene accolti da una nuova schermata di benvenuto: secondo me graficamente un po’ peggiore della precedente, ma indubbiamente più utile perché contiene più informazioni:

nuove-metriche

Vengono mostrati i Google Analytics account, con la possibilità di espanderli tutti o comprimerli tutti. Al clic su uno di essi compaiono le web properties e i profili, e a patto che sia selezionato il pulsante “mostra metriche”, per ogni profilo ci vengono mostrate le visite, il tempo medio delle sessioni, la frequenza di rimbalzo e il tasso totale di conversione all’obiettivo. Questi dati si basano sul periodo temporale selezionato, e cambiano variandolo.

Esiste anche una modalità diversa, in cui i profili vengono elencati di seguito e senza essere suddivisi in account e proprietà web: questa modalità è molto utile per avere il colpo d’occhio sulla situazione di tutto quel che monitoriamo con la nostra login, sarà sufficiente scorrere l’elenco verso il basso.

Meglio ancora, attivando il confronto temporale e usando la nuova modalità, guardate che estrema utilità si raggiunge!

confronto-totale

Ottimo lavoro, ecco la nostra nuova schermata da controllare ogni mattina :)


Jan 28 2013

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semaforo verde - articolo per tutti

Gallery ufficiale con dashboard, custom report e segmenti

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

L’idea – geniale – di rendere esportabili con un link dashboard, custom report e segmenti avanzati – o in generale i cosiddetti asset – ha dato vita nel corso del tempo a svariati repository di soluzioni già pronte: i più famosi sono customreportsharing e gacrowd.
Oggi il team di Google presenta la sua soluzione analoga, che se da un lato ha il vantaggio del “bollino” (il tutto è certificato Google), dall’altro ha lo svantaggio di dipendere dalla volontà degli ingegneri, poiché non è possibile sottomettere liberamente i propri lavori.
La soluzione di Google si chiama proprio “Solution Gallery” e si compone al momento di 29 oggetti, divisi e ricercabili tramite tre menu a tendina:

  • Il primo è il tipo di oggetto: un report personalizzato, un segmento avanzato o una dashboard
  • Il secondo è l’obiettivo di business: ecommerce, generazione di lead, publisher, ecc.
  • Il terzo è la funzione marketing alla quale l’oggetto si riferisce: SEO, ottimizzatore, SEM manager, ecc.

Per essere veramente perfetta, ci vorrebbe una form con la possibilità di inviare i propri oggetti e farli valutare da Google per una eventuale inclusione nella gallery: d’altronde si tratta solo di un URL, no? ;)


Jan 24 2013

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semaforo rosso - articolo per esperti

Dentro al cofano del motore dei content experiment

autore: Marco Cilia categoria: esperimenti tag: ,

Qualche tempo fa vi avevo scritto qualcosa a proposito di come viene ripartito il traffico quando si fa un esperimento sui contenuti: quel post era basato sulle informazioni presenti nell’help ufficiale.
Ieri Google ha scritto un lungo – e un po’ inusuale per via della quantità di matematica e dettagli – post sul blog per spiegare ancora meglio come funziona il motore di ripartizione del traffico.

Non ha senso che ve lo traduca, lo linko direttamente e lo consiglio solo ai più curiosi. Un paio di annotazioni che però vale la pena di sottolineare comunque:

  • Diversamente da quanto indicato nel mio post, il controllo viene fatto DUE volte al giorno
  • I risultati considerati per il nuovo calcolo della ripartizione sono TUTTI quelli ottenuti da quando esiste l’esperimento. Ecco perché non accade che “la profezia si auto avvera”
  • Alcuni esperimenti di test fatti da Google risultano nell’individuazione del vincitore dell’esperimento con 175 giorni medi di anticipo rispetto allo stesso esperimento con ripartizione 50/50
  • Altri esperimenti hanno trovato il vincitore di 6 variazioni in 88 giorni, contro i 919 dell’esperimento classico
  • un po’ di dettagli matematici sulla formula usata

Fa sempre piacere vedere un po’ “dietro le quinte” dello strumento, no?


Jan 16 2013

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Novità grandi e piccole nell’interfaccia

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Da stamattina l’interfaccia di Google Analytics si presenta rinnovata nella forma (e in minima parte nei colori). Avevo raccolto quattro segnalazioni ma poi mi è capitato sotto mano un post che ne elenca nove, e quindi faccio prima a linkarlo e riportarvele:

  1. Nuova barra di navigazione: sparisce il tab “Home” e viene introdotta una icona a forma di casetta che fa quel che promette: riporta alla home page del prodotto; i nomi dei profili hanno più spazio – ottimo per profili con nomi lunghi – i tab di report ora sono tutti in “reporting”, mentre la tab dei rapporti personalizzati si chiama ora “personalizzazioni”
  2. Barra bloccata: la barra di navigazione ora scende quando si scrolla la pagina, in modo che non sia più necessario ritornare in cima per passare, ad esempio, ai rapporti personalizzati
  3. Profili recenti: questa in realtà non è una novità, ma forse non ne avevo mai parlato. Comunque sia adesso esiste una specie di “ultimi file aperti”, che permette di accedere direttamente ai profili che sono stati aperti da poco
  4. Menu sinistro: Promossi con una voce in primo piano le Dashboard, le scorciatoie e l’intelligence eventi. Promosso con una voce nei report standard la funzione real-time (e questo vorrà pur dire qualcosa :) ) mentre sparisce il gruppo “pubblicità”, che include solo AdWords; viene spostato all’interno di Sorgenti di traffico
  5. Nuove dashboard con segmenti avanzati: i widget delle dashboard sono più “puliti”, sono quadrati bianchi su sfondo grigio. Inoltre ora si possono applicare segmenti avanzati, cosa impossibile sino a ieri. Quindi invece di fare ad esempio una dashboard desktop e una mobile, se ne può fare una e segmentarla con l’apposito segmento avanzato predefinito.
  6. Nuove opzioni di layout per le dashboard: se fino a ieri c’era un solo layout possibile (tre colonne, 30%-40%-30%), adesso ce ne sono sei: una colonna 100% di larghezza, due colonne 50-50, quattro colonne larghe il 25%, due colonne 30-70 e 70-30, più la vecchia 30-40-30. Questo darà una spinta all’uso delle dashboard, che finora soffrivano un po’ del problema dell’estetica.
  7. Nuovi widget: ora si possono impostare widget con mappa geografica e grafici a barre: questi ultimi in particolare sono molto versatili e personalizzabili
  8. Pulizia generale: varie parti dell’interfaccia hanno subito una pulizia generale e risultano ora più “ordinati”, inoltre la comparazione temporale torna al vecchio colore arancione per il periodo precedente: l’azzurrino di prima era onestamente inguardabile :)
  9. Velocità: in generale l’interfaccia sembra sia velocizzata, ma questo credo dipenda dalla percezione soggettiva. In generale non andava male, ma anche le piccole migliorie possono dare grandi giovamenti, se ci passate molto tempo sopra.

Sono molto contento di queste novità, soprattutto quelle relative alle dashboard. Le dashboard sono davvero tanto utili per dare insight aggiornati ai clienti, ma troppo spesso le informazioni da esporre venivano annullate dalla scarsa capacità di formattazione dei widget (specialmente le tabelle con i contenuti, sempre troncate). Anche il fatto che real time sia stato portato in evidenza nei report standard credo sia significativo. Speriamo di vedere anche qui presto qualche novità.


Jan 11 2013

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La matrioska di Google Analytics: cosa devi sapere su account e profili

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: ,

A distanza ormai di sette anni dalla sua nascita, e sebbene il meccanismo non sia MAI cambiato (si tratta di una delle poche cose che forse non è stata toccata in Analytics) ancora oggi noto che molte persone fanno fatica a capire come sono organizzati i dati all’interno del sistema, e che differenza ci sia tra un account, un profilo e una web property.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, con un back to basics. Consideriamo questa schermata:

matrioska-account-profili

La matrioska è così formata:
Google Account
–> Google Analytics account
—–> Web property
——–> Profilo

Il Google Account – in verde nello screenshot – è la vostra email di login: deve per forza essere un account Google, anche se non è necessario che sia una Gmail (si può creare da qui usando una mail esistente); un Google Account, quando accedete a Google Analytics, contiene TUTTO quello che possedete all’interno del mondo di Analytics, esattamente come contiene tutto quel che possedete (email, configurazioni dei filtri, contatti, ecc) quando lo usate per entrare su Gmail. All’interno di Analytics potete possedere Google Analytics ACCOUNT (ci arriviamo tra breve) e configurazioni, altrimenti dette Asset: segmenti avanzati, report personalizzati, configurazioni di filtri, eccetera.
Un Google Account è però anche la vostra “chiave” per aprire la porta di Google Analytics, dietro alla quale ci possono essere anche cose che potete vedere ma che non possedete: ad esempio GA account e profili di altri, che però vi hanno garantito un accesso. Motivo per cui, tra l’altro, non vedete i segmenti avanzati o i custom report creati da qualcun altro anche se legati ad un profilo.
Ogni Google Account può creare un massimo di 100 GA account.

Il Google Analytics Account – in azzurro nello screenshot – rappresenta una suddivisione logica della attività che volete/dovete/potete tracciare attraverso il vostro Google Account; questo significa in buona sostanza che potete tracciare due progetti completamente diversi con lo stesso Google Account ma con due differenti GA Account. Il link di AdWords e Adsense avviene a questo livello, cioè potete importare dati di costo da una sorgente AdWords in tutti i profili contenuti nello stesso GA account.
Ora la parte importante: quando date accesso a qualcuno come AMMINISTRATORE, gli date accesso al GA Account, anche se lo fate dalla configurazione del profilo. Non esistono gli amministratori del singolo profilo, esistono solo gli amministratori del GA account. Dal punto di vista agenzie questo si traduce in una sola, semplice regola cristallina: OGNI CLIENTE DEVE AVERE UN GA ACCOUNT SEPARATO, perché se tracciate CocaCola e Pepsi nello stesso GA account ma con profili diversi, e domani dovete dare accesso Admin al marketing Pepsi, questo vedrà anche i dati di CocaCola. In verità questo problema non si dovrebbe nemmeno porre, perché la best practice dice che l’account lo crea il CLIENTE con la sua email, e all’agenzia viene dato accesso come Admin per il tempo necessario a svolgere le proprie mansioni. Ma siccome ancora nel 2012 mi capita di vedere cose “fatte male” e account “rubati” o repentinamente “negati”, lo scrivo lo stesso.
Ogni GA account può contenere un massimo di 50 profili.

Le proprietà web – in rosso nello screenshot – rappresentano una suddivisione logica delle attività tracciate all’interno del medesimo progetto. E’ difficile fare esempi specifici perché le necessità sono molteplici e non standard, ma proviamoci ugualmente: innanzitutto l’interfaccia italiana di amministrazione riporta correttamente la dicitura “proprietà (web o applicazione)”, perché quando si crea una nuova web property si crea un nuovo codice di monitoraggio nella forma UA-XXXXXXX-Y (dove Y è progressivo e non viene mai riutilizzato anche dopo aver cancellato la web property): questo codice può essere utilizzato per tracciare una attività web o una applicazione mobile. Ma non solo.
Supponiamo di avere un sito e la sua versione mobile su m.sito.it, e di avere la necessità di tracciarli con due distinti codici di monitoraggio: poiché fanno parte dello stesso progetto web, faranno parte dello stesso GA account, ma avranno due web property diverse (e due profili distinti). Se invece volessimo tracciarli con lo stesso codice potremmo tranquillamente fare due profili all’interno della stessa web property, e magari usare dei filtri per distinguerli.

I profili infine – in nero nello screenshot – sono l’ultimo gradino della scala e rappresentano l’unità di tracciamento più piccola che esiste in Google Analytics: ogni profilo contiene tutti i report che vengono generati dall’analisi delle chiamate fatte da pagine con il relativo codice UA-XXXXXXX-Y della web property che contiene il profilo e dei filtri che vengono applicati al profilo. Questo è il motivo per cui possono esistere i famosi profili-clone, cioè profili che non necessitano di uno specifico codice di monitoraggio – quindi che riutilizzano le informazioni che arrivano dalle chiamate del codice che già esiste – ma che applicano filtri differenti uno dall’altro. Nello screenshot si vede proprio un profilo-clone del principale, che ha dei filtri che estrapolano e visualizzano informazioni che negli altri profili della web property non ci sono.
Quando si clicca su “crea un nuovo profilo”, tra le altre cose, il sistema non presenta il pulsante “ottieni l’ID di monitoraggio” come fa quando si crea una nuova web property, ma dice soltanto “crea profilo”, segno che non c’è bisogno di installare alcun codice di monitoraggio.

E’ importante aver compreso bene come sono strutturati i dati, soprattutto per via del fatto che i dati non si possono trasferire da un profilo ad un altro, né da una web property all’altra, né da un GA account a un altro, né tantomeno da un google account ad un altro: poterlo fare significherebbe da un lato creare un mercato di compravendita dei dati pregressi, ma dall’altro creare anche un “mercato nero” di proprietari (o ex properietari) di account con dati storici da rivendere ai legittimi proprietari.
Se state pensando semplicemente “rendo amministratore qualcun altro, e lui poi mi estromette” sappiate che ovviamente non è così facile: la mail che ha creato un GA account non può mai essere cancellata dall’account: io chiamo questa mail con questo status speciale “il founder dell’account”.