Jun 15 2010

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Campaignsyc, per taggare le vostre campagne Yahoo e Microsoft

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , , ,

logo CampaignSync

Il legame che esiste tra Google Analytics e Google AdWords, si sa, è molto stretto: con pochi clic i due strumenti si integrano e si può godere appieno dell’analisi delle campagne create e gestite tramite AdWords nei report di Analytics (specialmente adesso che i nuovi report sono stati rilasciati a tutti).
Le cose però si complicano un pochino quando si hanno delle campagne su Microsoft AdCenter e/o Yahoo Search Marketing, che non sono strumenti dell’azienda di Mountain View e che anzi rappresentano dei concorrenti per il sistema di acquisto di spazi pubblicitari di Google. Per questi due strumenti è lecito aspettarsi che non ci sarà nessun tipo di agevolazione che renderà meno oneroso il lavoro necessario per avere i dati dentro a GA: bisogna taggare manualmente gli URL delle campagne create su quegli strumenti.

Però siccome il mondo è bello perché vario, e almeno nel web spesso anche molto “open”, qualcuno ha creato uno strumento che facilita almeno un po’ il lavoro, anche se non di molto: si tratta di CampaignSync, strumento gratuito che prende in carico un file CSV (valori separati da virgole) esportato dagli strumenti Yahoo o Microsoft, e restituisce un file CSV da re-importare completo degli URL di destinazione (unico URL per tutte le campagne o URL differenti per gruppo di annunci) e dei necessari parametri per permettere a Google Analytics di tracciare la provenienza.

CampaignSync è gratuito in questa versione, mentre non è chiaro se lo continuerà ad essere nella release 2 che gli sviluppatori stanno ultimando.


May 30 2010

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Ancora sui nuovi report AdWords

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Visto che i nuovi report AdWords tardano a comparire nei nostri profili (o almeno, io non li ho visti su nessuno dei profili cui ho accesso), segnalo un post di Lunametrics che esplica un po’ meglio quali saranno le novità.

Cosa non cambia

Il report Campagne AdWords e il report Posizione delle Parole Chiave. Per gli americani anche il report TV ads, che non ho mai visto in Italia (ma potete smentirmi se siete fortunati gestori di profili ad altissimo budget :) )

Cosa hanno rifatto

L’elenco delle dimensioni applicabili nei rapporti. Adesso ci sono anche (li riporto in inglese finché non sapremo la traduzione):

  • Ad Distribution Network: permetterà di sapere se l’annuncio è comparso sulle pagine di risultato di Google, di un motore partner o sulla rete dei contenuti
  • Match type: elenca le modalità di corrispondenza delle parole chiave negli annunci: esatta, frase o generica
  • Matched Search Query: la frase inserita dall’utente che ha attivato l’annuncio (basta con il doppio filtro, quindi)
  • Placement Domain and URL: per gli annunci sulla rete dei contenuti, quale sito/pagina ha mostrato l’annuncio
  • Ad Format: indica se si trattava di un annuncio testuale o di una immagine
  • Targeting Type: distingue gli annunci con targeting per posizionamento e targeting per parole chiave
  • Display and Destination URL
Cosa hanno aggiunto

Una dashboard per AdWords, che permette di avere un colpo d’occhio sull’andamento delle campagne; anzi, sull’andamento degli EFFETTI delle campagne, che è più preciso. Il report Keywords and Placements mostra tutte le parole chiave e le posizioni di tutte le campagne. Day Parts mostra l’andamento degli annunci in base al giorno della settimana, per capire se qualche giornata rende meno di altre.
Destinations URL aiuterà a capire se alcune landing page funzionano meglio di altre. E’ una specie di “pagine di dsetinazione” ristretto solo alle visite provenienti da AdWords.


May 13 2010

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Anteprima dei nuovi report AdWords

autore: Marco Cilia categoria: report tag: ,

Su Analytics Advice c’è un post con alcuni succulenti screenshot dei nuovi report relativi ad Adwords annunciati qualche giorno fa.

adwords overview
Il primo screenshot è relativo alla panoramica dei dati AdWords, e analogamente a quanto avviene sulla bacheca generale o su quelle delle sezioni dei report, è possibile confrontare due metriche su uno stesso grafico. La buona notizia è che sono presenti tutti i dati di AdWords.

AdWords day parts
Altra schermata, relativa all’andamento dei dati durante le ore del giorno, molto utile per evidenziare fenomeni che accadono in parti diverse del giorno.

C’è inoltre un altro report che prende in considerazione solo le landing page delle campagne AdWords. E’ in sostanza un filtro già applicato alle sole pagine di destinazione delle campagne, che prima si poteva ottenere con qualche clic e adesso è bello pronto all’utilizzo per tutti!


May 04 2010

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Novità di Maggio

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , , ,

Dieci intensi minuti con Twitter surriscaldato dai refresh ci hanno finalmente svelato le attese novità.

In primo luogo è stata lanciata una galleria delle applicazioni utili a estendere le funzionalità di Google Analytics, siano esse siti esterni basati sulle APi, plugin per browser o applicazioni da installare. Tutto quel che vi può essere utile per avere più dati a disposizione è ora elencato e categorizzato nella Google Analytics Application Gallery (al momento sono elencate 32 applicazioni).

Il secondo annuncio è che il tracking code asincrono è uscito dalla fase beta, e in accordo con la politica di rendere più veloce il web presto diventerà il codice di monitoraggio predefinito (quello che per intenderci copiate e incollate quando create un profilo) per tutti.

Infine presto ci saranno nuove integrazioni con AdWords, e più report. La cosa che più piacerà ad alcuni di voi (Fradefra? Gorino? :) ) sarà la possibilità di vedere finalmente la query cercata insieme a quella pagata, senza più bisogno di doppi e tripli filtri. Nel video che spiega brevemente le novità si vede – e sente – più volte “actual search query” come nuova dimensione possibile, oltre al match type e altre cosette interessanti.

Inoltre nelle API di Google Analytics sono state introdotte 5 nuove dimensioni relative ad Adwords


Jul 06 2009

funzioni: _setVar()

autore: Marco Cilia categoria: funzioni tag: , , ,

Mi sono accorto che pur avendone parlato più volte non ho mai scritto il post di riferimento della funzione _setVar(stringa). Questa funzione serve a scrivere un valore all’interno del cookie __utmv, e il valore è a discrezione del webmaster del sito; una volta che il contenuto del cookie è impostato, esso verrà trasmesso in tutti i successivi invii di codice a Google Analytics (ovvero ogni volta che verrà richiamata la gif trasparente), permettendo così di “taggare” il visitatore (attenzione: il visitatore e non le visite).
Un esempio tipico è quello di assegnare tramite _setVar il valore “loggato” a chi effettua il login sul sito, in modo da poter discernere la sua attività da quella di chi non l’ha fatto.

L’uso è molto semplice, si tratta di impostare la riga

trackPageview._setVar('miovalore');

in un punto qualsiasi della pagina, sull’onclick di un elemento, sull’onload del body. Ovunque insomma ci sia bisogno di impostare il cookie che da lì in poi – e per i successivi due anni – manterrà il valore, a meno che esso non sia sostituito da un’altra funzione _setVar impostata dal medesimo codice di GA (quindi le _setVar di due siti diversi non interferiscono, come è ovvio che sia). Su un blog WordPress, ad esempio, sarebbe possibile assegnare un valore corrispondente al livello dell’utente che si collega (Administrator, Editor, Contributor, ecc.).
Il famoso sistema supercookie per tracciare tutte le fonti di una conversione separa diversi valori di setvar con un segno | (pipe), e lo fa per ovviare all’unico vero grande limite di questa gestione da parte di GA: esiste un solo cookie __utmv, quindi si può attribuire un solo valore ad ogni utente; oppure si possono assegnare più valori come nel supercookie, ma essi verranno sempre riportati come aggregati (per intenderci, ogni valore è una riga del report).
La speranza di tutti noi è che un giorno Google decida di aumentare i possibili valori di questo cookie mantenendoli però separati, perché la gestione della funzione _setVar() è molto comoda.

A livello di report il valore impostato da _setVar() viene scritto nel campo “Definito dall’utente” (User Defined se usi l’interfaccia inglese) e lo si può trovare nel report omonimo all’interno del gruppo “visitatori” oppure come valore utilizzabile nel menu a tendina delle segmentazioni. Una lettura esaustiva, in inglese, sui report relativi alla segmentazione viene da morevisibility.com, da cui si evincono due informazioni interessanti:

  • nel caso in cui un utente cambi il valore di _setVar() durante una sessione di visita, GA attribuirà l’eventuale conversione al primo valore letto per quella sessione.
  • le pagine viste, al contrario, vengono tutte attribuite all’ultimo valore

Un’altra cosa su cui vale la pena di ragionare è che _setVar() rappresenta l’unico punto di ingresso in GA in cui è possibile inserire un valore arbitrario. Tutti gli altri valori infatti dipendono dall’attività di navigazione e sono dati puri o derivati da calcoli. Questo cosa significa? significa che, fatte salve le limitazioni sulla privacy imposte dai termini del servizio, dentro al cookie __utmv possiamo infilare qualsiasi cosa ci sia utile avere direttamente dentro all’interfaccia di Google Analytics affinché possa essere incrociata con gli altri dati, ad esempio i dati demografici dei visitatori da utilizzare successivamente per il bidding demografico di AdWords.

[edit: è uscito giusto in questi giorni un post sul blog ufficiale che parla dei segmenti definiti dall'utente e di _setVar()]


Jun 19 2009

Novità AdWords/Analytics

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Mi sembra di intravedere una certa regolarità negli upgrade ad Analytics da parte di Google; a giro si dedica alll’interfaccia, alle funzionalità e all’integrazione. Direi che questo è il periodo dell’integrazione, e infatti abbiamo due novità relative ad AdWords nel giro di pochi giorni.

La prima è che adesso si possono importare gli obiettivi di conversione e le transazioni e-commerce da Analytics ad AdWords, per ottimizzare le campagne direttamente dentro ad esso e poter usare lo strumento di ottimizzazione delle campagne. Stiamo parlando però, ovviamente, di obiettivi che ricevono traffico (e conversioni) da campagne AdWords.
I passi da effettuare per avere questa integrazione sono abbastanza semplici: per prima cosa è necessario abilitare la condivisione dei dati almeno con i prodotti Google (“Solo con altri prodotti Google”), dal menu Modifica dell’account -> Condividi i miei dati Google Analytics, dopodiché dall’interfaccia AdWords, pagina delle conversioni, cliccare su “collega obiettivi e transazioni di Analytics”, selezionare quali obiettivi importare dalla lista e salvare.

La seconda novità è che Google ha sanato una situazione che si era venuta a creare a Marzo, quando per motivi di sicurezza venne richiesto che l’import dei costi AdWords verso Analytics fosse possibile solo dopo aver collegato i due account. Coloro i quali avevano gli account collegati, avevano l’auto tagging delle campagne ma non applicavano l’import dei costi si erano ritrovati a vedere come diretto del traffico che in realtà veniva da AdWords. Da oggi questo problema non si presenta più e il traffico torna ad essere conteggiato come mezzo cpc e sorgente google.


Mar 29 2009

Traffico diretto al posto di traffico pagato?

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Sul forum ufficiale di Google Analytics da qualche tempo appaiono e continuano ad apparire richieste di correzione di un errore che attribuisce le visite al traffico diretto invece che al traffico pagato. Una cosa analoga era successa ai primi di marzo, ma era rientrata da sé; questa volta invece il problema perdura.

La prima cosa da sapere è che non si tratta di un baco, né di un errore. Leggendo questo topic una dipendente di Google ha detto ufficialmente

Please check if auto-tagging is enabled and cost data is applied. Going forward, your CPC data will be reported only if these two are enabled. If you enable auto-tagging and do not apply cost data, you will see an increase in direct traffic.

(per favore controlla se hai abilitato l’autotagging e l’import dei costi. D’ora in avanti, i dati CPC saranno riportati solo se hai abilitato entrambe le opzioni. Se abiliti l’auto-tagging ma non applichi l’import dei costi, vedrai un incremento del traffico diretto)

La modifica è avvenuta tra il 23 e il 24 marzo, ma la cosa assurda è che non se ne fa menzione nè sul blog ufficiale di Adwords né su quello di Analytics.


Mar 05 2009

Filtri con campi obbligatori

autore: Marco Cilia categoria: filtri tag: , ,

Se avete un account Adwords collegato a quello di Analytics è probabile che abbiate sentito parlare del famoso doppio filtro per avere le chiavi cercate invece di quelle acquistate. Le istruzioni per creare il filtro sono in questo post su semvironment, e una discussione sull’argomento è sul forum Seonida.
Non mi dilungo sul filtro perché non è oggetto di questo post.

Una domanda che mi è stata fatta ieri è questa:

Il Campo A del filtro personalizzato del primo passo di estrazione delle chiavi cercate, tira fuori dal Referral la sequenza (\?|&)(q|p|qs|_nkw)=([^&]*)

Il Campo B tira fuori dal Mezzo della Campagna cpc|ppc
L’output finisce in Campo personalizzato 1, con la stringa $A3

Ma allora, il campo B a che serve, visto che nel campo personalizzato 1 non si prende il considerazione?

La risposta sta in questa immagine, presa dal post di semvironment
required fields

Il campo B in effetti guarda dentro al mezzo della campagna e capisce se questo mezzo è cost per clic o pay per clic, ma non fa altro. L’output di quella parte di filtro non solo non viene estratto, ma non verrebbe nemmeno salvato per un uso successivo nè trascritto in un altro campo. A tutti gli effetti quello è un campo che potremmo definire “di controllo“, poiché è un campo obbligatorio ma non genera un output. Se però la condizione non è soddisfatta, se l’output fosse vuoto, il filtro non agirebbe, perché appunto l’impostazione è “campo B obbligatorio”.

Nello specifico un controllo sul solo referrer non è sufficiente, perché non è affatto scontato che il referrer (un qualsiasi referrer) non contenga almeno un parametro tra q, p e qs. Più difficile, ma non impossibile, _nkv…
Il campo B quindi serve solo ed esclusivamente a prevenire che un referrer con uno di quei parametri possa mettere erroneamente in azione il filtro.


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