non riesco a capire perché i dati che ottengo dalle API non corrispondono a quelli che vedo in analytics. Come metrica sto utilizzando ga:organicSearches, come intervallo di tempo tutto dicembre, e ottengo come risultato 1421, mentre dalla piattaforma di analytics mi risulta che le visite organiche siano 1520.
La prima risposta porta la soluzione del problema, cioè usare la metrica giusta: ga:visits, dimensione ga:medium e filtro ga:medium==organic
cioè con questa richiesta (cambiando opportunamente le date, ovvio):
poi la risposta alla domanda “ma allora ga:organicsearches cosa è?”: secondo la definizione ufficiale rappresenta il numero di ricerche organiche che si verificano durante una sessione. Secondo questa risposta di Nick Mihailovski è un conteggio delle sorgenti organiche per una stessa sessione, quindi nel suo esempio di sessione organic > organic > ppc ga:organicsearches avrebbe valore 2. Ma la sua risposta è precedente al cambio del conteggio delle sessioni in GA, quindi oggi la spiegazione non è più del tutto aderente alla realtà. Poiché ogni volta che cambia il cookie __utmz viene creata una nuova sessione ga:organicsearches dovrebbe combaciare con la visite organiche, tranne per il fatto che quando si fa una visita da organico e poi si ritorna da traffico diretto, Google conteggia la visita come proveniente dal motore di ricerca. ga:visits per quella keyword si incrementa di uno, ma ga:organicsearches no.
E questo dovrebbe spiegare la differenza nei due valori.
[edit: il valore esiste anche nell'interfaccia: basta creare un Custom Report e aggiungere la metrica "Ricerche Organiche"]
Facendo seguito al suo progetto di ridisegnare l’intera infrastruttura di API di tutti i suoi servizi, Google ha annunciato che la Data Export API sarà sostituita dalla Core Reporting API. Non si tratta solo di un cambiamento di nome, perché le novità principali sono:
nuovo output basato su JSON, più veloce nella risposta. Il post ufficiale dice che la dimensione della risposta è più piccola di 10 volte rispetto al vecchio XML, e secondo i primi test la velocità di risposta raddoppia
richiede che l’applicazione sia registrata e ottenga uno specifico ID
Tutto questo avviene se si migra alla versione 3.0 delle API, che poi è l’unica che sarà aggiornata. La versione 2.4 è mantenuta per compatibilità, mentre la 2.3 è deprecata e smetterà di funzionare tra 6 mesi. A questo punto sia la Management API che la Core Reporting sono allineate, e da ora in poi la strada per i programmatori sarà in discesa…
Cioè, breve sintesi di cosa è successo a Google Analytics mentre ero in ferie e poco prima
E’ uscita una nuova versione del SDK per tracciare le applicazioni Android: la novità principale è nella gestione delle campagne, cioè è adesso possibile conoscere la sorgente che ha portato qualcuno a scaricare l’applicazione al momento dell’installazione sul telefono/tablet oltre che impostare campagne “classiche”
Le API passano alla versione 3.0, perché Google ha cambiato l’infrastruttura che serve tutte le sue interfacce di programmazione. La versione 2.3 è deprecata – attenzione alle vostre applicazioni quindi – e smetterà di funzionare a fine ottobre sostituita dalla 2.4. La versione 3 apporta alcuni miglioramenti tra cui velocità di risposta, OAuth 2.0 per l’autenticazione, risposte più compatibili con JSON, tutti gli eventi sono ora estrapolabili e altro ancora…
Un po’ di segnalazioni sparse che non ho avuto modo di fare prima, ne qui ne sul mio account Twitter (@goanalytics), ma che un utente di Google Analytics potrebbe essere interessato a sapere:
Cambiamenti nel benchmarking: Con un post piuttosto insolito, il blog ufficiale ha annunciato che nei prossimi giorni ci saranno dei cambiamenti nei report del benchmarking. Non capita spesso che gli ingegneri di Google – e quelli di Analytics in particolar modo – annuncino qualcosa che deve venire, a parte le major release di nuove funzionalità che vengono attivate a “ondate successive”; i cambiamenti di cose già esistenti vengono fatti e annunciati contemporaneamente. Comunque sia, quali cambiamenti non ci è dato sapere, ma se vorrete saperlo dovete assicurarvi di avere la spunta corretta selezionata: dalla schermata panoramica degli account -> “Modifica” a fianco del nome dell’account -> Condividi i miei dati Google Analytics… -> Anonimamente con Google e altri.
Vi ricordo che i rapporti di bechmark sono generati aggregando in forma anonima i dati di almeno altri 100 siti del settore del vostro sito, così scelto da Google o modificabile a vostro piacimento.
Cambiamenti nelle API:
Da qualche giorno sono state aggiunte alcune metriche e dimensioni alle API di esportazione, e precisamente: ga:dayOfWeek, ga:percentVisitsWithSearch, ga:visitsWithEvent e ga:eventsPerVisitWithEvent. Inoltre da ora in poi il codice di errore 401 verrà usato esclusivamente per segnalare i token invalidi, mentre prima veniva usato per errori più generici.
Perdita di dati:
Tramite la Google Analytics Status Dashboard veniamo informati che tra le ore 12:38 e le 14:28 (ora legale del Pacifico) alcuni dati in un datacenteer Europeo non sono stti raccolti, e sono andati persi. Il problema è comunque rientrato. A memoria mia, è la seconda volta in quasi sei anni di servizio.
Sul blog ufficiale del Google Code è comparso un annuncio interessante, che ancora non ha seguito su quello di Analytics cui è seguito un post sul blog ufficiale: alle API di esportazione dei dati sono state aggiunte 127 nuove metriche e dimensioni. Esse includono ad esempio:
Visitatori unici: il calcolo dei visitatori unici è stato rivisto e adesso restituisce il reale numero di unici nel periodo selezionato, invece dei visitatori unici giornalieri. Inoltre adesso si può combinare con più metriche e dimensioni
Ricerche organiche: restituirà il numero di ricerche organiche in una sessione
AdWords: 10 nuove dimensioni per i report AdWords, inclusi la query cercata invece di quella comprata, il dominio su cui è esposto l’annuncio nel caso di veicolazione attraverso AdSense, il formato dell’annuncio, il tipo di targeting e altro ancora.
Risultato della ricerca visualizzato: il numero di volte che viene visualizzata una pagina risultato di una ricerca
3 dimensioni relative al tempo: per semplificare la creazione di grafici
Inoltre sono state aggiunte 111 metriche precalcolate, al pari dell’interfaccia, in modo da scaricare i server dall’onere di fare i conti per dati che venivano richiesti molto spesso: ad esempio il bounce rate, il margine, il costo per conversione, ma anche il tempo medio sul sito, il conversion rate successivo a una ricerca interna, il numero di item per acquisto. La lista completa è disponibile nel changelog
La chicca finale, graditissima da chi non è proprio espertissimo di API, è la nuova disponibilità di un tool online che ha l’elenco completo delle metriche e delle dimensioni, e che è in grado di scremare le combinazioni man mano che si digita: se ad esempio si inizia a scrivere “ga:vi” (intendendo magari ga:visitors) il tool si occuperà di mostrare solo le dimensioni e le metriche che generano combinazioni valide, evitando di dover fare noi le prove!
BIME (Business Intelligence .me) è un sistema di analisi dei dati e reporting in forma SaaS (software as a service, cioè sostanzialmente online) in grado di importare dati da parecchie fonti online e offline e integrare le viste in un’unica soluzione. Tanto per dire, ecco un elenco di possibili fonti di dati:
Databse: Oracle, PostgreSQL, Mysql, Microsoft Sql Server
fogli Excel
altri sistemi du Business Intelligence basati su tecnologia OLAP, come Microsoft Analysis Services, Mondrian OLAP Engine o Oracle Essbase
dati grezzi in formato testuale
API in formato SOAP
Google Analytics
Salesforce
Google Docs
Lighthouse, un sistema di bug tracking
Amazon SimpleDB, database online
Uno di questi è per noi ovviamente interessante, quindi dopo aver specificato che il servizio non è stato provato ma viene soltanto segnalato, vediamo cosa riusciamo a capire: una volta attivato un connettore per GA, basato sulle API naturalmente, l’interfaccia di BIME presenta i classici bottoni da trascinare con le metriche e le dimensioni, da combinare per avere i dati desiderati, poi è necessario scegliere una delle visualizzazioni possibili. Un elenco completo è disponibile a questo indirizzo. Sono possibili anche ulteriori affinamenti, ad esempio in un grafico a torta è possibile separare ulteriormente una “fetta”, ma la cosa più interessante è la possibilità di avere delle “misure calcolate” usando moltissimi operatori (dall’esempio oltre a CONTAINS vedo CURRENT_DAY, COUNT VALUES, ma sono veramente tanti).
Ecco invece un altro esempio di report che è possibile fare con BIME. Si tratta di una heatmap con le visite per paese
Marco, perché non l’hai provato, vedo che esiste una versione free?
Perché ahimè la versione con il connettore per GA costa invece 100 dollari al mese. E’ una cifra che però, date le potenzialità, potrebbe valere la pena di investire se si creano spesso dashboard e report personalizzati e si ha necessità di variare parecchio le visualizzazioni dei dati.
Mi sono reso conto solo oggi che non vi ho parlato della Google Analytics Status Dashboard. Analogamente a quanto già avviene per altri servizi “core” di Google (gmail, calendar, google docs), è stata creata una pagina di status del servizio che informa in tempo reale della presenza di problemi o rallentamenti nella fornitura del servizio. Accedendo alla pagina si vedrà, per oggi e per i sei giorni precedenti, lo stato dei tre servizi di cui GA è composto: raccolta dei dati, presentazione dei report e API (post ufficiale qui).
Tanto per rimarcare ancora una volta quanto Google tenga ad Analytics, vi faccio notare che invece di integrare la dashboard esistente, per Google Analytics ne è stata creata una specifica sul suo dominio principale.
Il variegato mondo delle API di Google Analytics si arricchisce oggi di una new entry: la Management API. Questo nuovo set di istruzioni è in grado di recuperare selettivamente informazioni su account, proprietà web, profili e alcune configurazioni degli stessi. E’ per esempio possibile avere un elenco delle impostazioni dei goal di un certo profilo, oppure le configurazioni dei segmenti avanzati.
Fino a ieri le configurazioni erano accessibili come una unica lista, che andava quindi filtrata a mano a posteriori una volta ottenuta la risposta dalle API classiche: questo si traduce in performance migliori per le richieste/risposte delle applicazioni basate sulle Application Programming Interfaces e quindi in una migliore usabilità delle stesse. Inoltre ogni risposta contiene le informazioni chiave su parent e child degli oggetti, in modo che le applicazioni scritte possano scalare in modo facile dal generale al particolare con poche righe di codice.
Se volete un esempio veloce delle possibilità – e avete dimestichezza almeno con il funzionamento base delle API – esiste un simulatore javascript che previa autorizzazione ad accedere al vostro account vi mostra alcune possibilità molto basilari del nuovo sistema.
Dieci intensi minuti con Twitter surriscaldato dai refresh ci hanno finalmente svelato le attese novità.
In primo luogo è stata lanciata una galleria delle applicazioni utili a estendere le funzionalità di Google Analytics, siano esse siti esterni basati sulle APi, plugin per browser o applicazioni da installare. Tutto quel che vi può essere utile per avere più dati a disposizione è ora elencato e categorizzato nella Google Analytics Application Gallery (al momento sono elencate 32 applicazioni).
Il secondo annuncio è che il tracking code asincrono è uscito dalla fase beta, e in accordo con la politica di rendere più veloce il web presto diventerà il codice di monitoraggio predefinito (quello che per intenderci copiate e incollate quando create un profilo) per tutti.
Infine presto ci saranno nuove integrazioni con AdWords, e più report. La cosa che più piacerà ad alcuni di voi (Fradefra? Gorino? ) sarà la possibilità di vedere finalmente la query cercata insieme a quella pagata, senza più bisogno di doppi e tripli filtri. Nel video che spiega brevemente le novità si vede – e sente – più volte “actual search query” come nuova dimensione possibile, oltre al match type e altre cosette interessanti.
Inoltre nelle API di Google Analytics sono state introdotte 5 nuove dimensioni relative ad Adwords
Ci sono alcune novità che chi usa le API di Google Analytics potrebbe ritenere interessanti:
il segmento che prima era riferito all’Iphone ora riporta tutto il traffico da terminali mobili. l’ID del segmento è invariato (-11), ma il nome è cambiato: ora si chiama Mobile Traffic
il tasso di campionamento usato dalle API è lo stesso dell’interfaccia web. Precedentemente alcuni sviluppatori che accedevano a profili ad altro traffico tramite API lamentavano difformità nei dati, dovuti appunto ad un diverso tasso di campionamento (vi ricordo che anche l’interfaccia, quando deve mostrare dati relativi a oltre 200.000 visite effettua spesso un campionamento, informando l’utente della percentuale di scostamento possibile)
sono cambiati i limiti di utilizzo, che adesso sono diventati: 10.000 richieste al giorno, non più in totale ma bensì per ogni web property (cioè per ogni codice UA-XXXXX-X); 10 richieste al secondo; 10.000 risultati per ogni query; massimo 4 richieste contemporanee (questo per evitare di lanciare decine di richieste che hanno bisogno di molto tempo per essere elaborate)