Jul 15 2010
I bounce rate non si sommano! mai!
E nemmeno si sottraggono, se è per quello! ![]()
Qualche giorno fa una persona mi ha chiamato in chat per sottopormi un problema su Google Analytics. Dato un insieme di contenuti, intesi come URL, essi avevano un certo bounce rate (diciamo 80% per semplificare). Dato un loro sottoinsieme, esso aveva un altro bounce rate (60%), ma l’insieme complementare non aveva un bounce del 20%. Ci siamo, Google Analytics sbaglia i calcoli!
No, niente paura: il bounce rate, ve lo ricordo, è l’espressione di una frazione che ha al denominatore il numero di ingressi su una data pagina (o insieme di pagine, o sito) e al numeratore il numero di bounce, cioè visite che non hanno proseguito con l’apertura di una ulteriore pagina. Già che siamo in vena di preamboli, vi ricordo anche che l’unico posto sensato in cui il bounce rate va guardato è il report “pagine di destinazione” e NON “contenuti principali”.
Bene, torniamo a noi: innanzitutto il bounce rate del sito non è la somma dei bounce rate delle singole pagine, e non ne è nemmeno la media; è un numero calcolato prendendo i rimbalzi di tutto il sito diviso il numero di ingressi (o di visite, se preferite, dato che ogni visita rappresenta certamente almeno un ingresso). Non essendo una somma fatta e finita, non essendo “countable” come direbbero gli inglesi, non si può pensare di fare sottrazioni o altre operazioni su questo numero. Il bounce rate viene calcolato “al volo” una volta che è noto l’insieme di pagine di riferimento, il numero di volte in cui esse sono state la prima pagina di una visita e il numero di volte in cui esse sono state anche un rimbalzo.
Ma andiamo avanti e vediamo un paio di casi pratici estremizzati:
- ho un sito di due sole pagine: la pagina A ha bounce rate 100%, la B 50%. Il bounce rate del sito di sicuro non è 150%. E non è detto nemmeno che sia 75%, questo è un fatto che dipende esclusivamente da due informazioni che al momento non abbiamo. Se ad esempio la pagina A avesse 4 ingressi e 4 rimbalzi (100% di bounce rate, appunto) e la pagina B 8 ingressi e 4 rimbalzi (50%), il bounce rate del sito sarebbe 8/12 = 66,67%. Se la pagina A avesse ugualmente 4 ingressi e 4 rimbalzi (100% di tasso di rimbalzo) e la B 100 ingressi e 50 rimbalzi (sempre 50%), il bounce rate del sito sarebbe 54/104 = 51,92%. Se ancora tenendo costante la pagina A, la pagina B avesse 2 entrate e 1 rimbalzo (ancora 50%), il totale del sito sarebbe 5/6 = 83,33%.
- Per una combinazione BRAND + KEYWORD Analytics mi dice che ho 100 pagine. Esse totalizzano 1 solo rimbalzo. Bounce rate per questo insieme 1%, facile. Il sottoinsieme di pagine relativo alla sola KEYWORD contiene 30 pagine, e nessuna di esse è un rimbalzo, quindi bounce rate 0%. Il sottoinsieme di pagine relativo al solo BRAND contiene allora 70 pagine, e una di esse deve essere un rimbalzo. Tasso di rimbalzo 1/70 = 1,42%, addirittura superiore al bounce rate dell’insieme più ampio.
I casi estremi servono ovviamente a piegare gli esempi per nostra praticità, ma spero sia chiaro il funzionamento di Google Analytics, e dei sistemi di web analytics che in generale utilizzano la metrica “bounce rate”: il tasso di rimbalzo viene calcolato SEMPRE sulla base di visite e numero di rimbalzi, e ogni insieme fa storia a sé. Cambiato un solo parametro dell’insieme, sezionato, segmentato, variato o diviso, il bounce rate va ricalcolato per il nuovo insieme, non si può derivare dal numero precedente.
Mi è giunta un paio di volte la domanda riguardante la differenza tra exit rate e bounce rate, in varie forme. Riassumo qui: la percentuale di uscita, calcolata per pagina, è la percentuale di visite che terminano con la visione della pagina analizzata. Il tasso di rimbalzo, calcolato sempre per pagina, è la percentuale di visite che iniziano e terminano con la visione della pagina analizzata (e infatti va guardato dal report “pagine di destinazione” e non da “contenuti principali”,
Ho letto questa notizia su tre diversi blog, ma ho aspettato a segnalarla finché non è apparsa su una
Sono personalmente d’accordo al cento per cento con Ian, e non solo perché questo blog tratta di Google Analytics. Non difendo nessuno a priori e quando ne ho occasione mostro anche i limiti di GA, ma non mi sembra questo il caso: particolarmente significativa la frase “Quando, come industria, non siamo d’accordo su cosa costituisca esattamente una visita, è facile accusare questo o quel sistema di non essere accurati semplicemente perché non si ha fiducia nell’approccio che essi hanno nei confronti dei dati“. Che non esista un tool perfetto e universale lo sappiamo tutti (e se non lo sapete lo ripeterò ancora una volta), il problema è che bisogna trovare un tool di cui fidarsi. Bisogna studiare, conoscere, chiedere e provare, e poi scegliere di conseguenza. Possibilmente verificando l’aderenza del prodotto con i famosi standard della WAA.