La novità del giorno, immagino lo sappiate, è la nuova ricerca in tempo reale di Google, che compone la pagina dei risultati mentre voi digitate la query di ricerca, addirittura tentando di prevedere quel che volete sapere. Non mi dilungherò sulla tecnologia e sulle sue implicazioni per i SEO (Search Engine Optimizer), non mi compete e non è la questa la sede. Se siete curiosi ecco il post di presentazione inglese, con video, e il link per istruire Google a farvi provare questa nuova esperienza. Quello di cui volevo parlare, in clamoroso ritardo a causa del fatto che in ufficio Instant Search non funziona e non ho potuto fare prove (pare che sia un problema comune a chi ha un proxy Squid) è il fitto tam-tam dei post che pretendono di indicare come tracciare questa novità.
Il primo post che mi è capitato sotto mano è di webdistortion.com, che pochi minuti dopo l’annuncio di Instant Search ha prodotto la regular expression dedicata. Ho montato il filtro ieri sera, con le opportune modifiche per il mercato italiano e stamattina non c’era nulla; ho fatto altre semplificazioni, mi sono cercato, trovato e cliccato, ma semplicemente il filtro non funziona.
Il secondo link, più interessante, propone una versione del filtro che mi piace di più. Si tratta di semetrical.com (e in particolar modo meglio ancora la modifica suggerita nei commenti, mettendo il risultato dell’estrazione nel campo definito dall’utente, fatta salva la limitazione a 50000 valori al giorno). Questo filtro non l’ho ancora provato, ma sono pronto a scommettere che anch’esso non darà i risultati sperati. Questo perché – come Giovanni ha già detto su Twitter (e come conferma anche il blog ufficiale di Analytics) – il referral non sempre contiene questo parametro oq. Anzi…
Cercando tambu se su Instant Search il secondo risultato è il mio blog personale. L’url della SERP dei risultati è questa
http://www.google.it/#hl=it&expIds=17259,18167,25856,25901,26446,26518&xhr=t&q=tambu+se&cp=8&pf=p&sclient=psy&aq=f&aqi=g4g-o1&aql=&oq=tambu+se&gs_rfai=&pbx=1&fp=5eaace2684328452
Abilitando il debug di Google Analytics per Chrome e cliccando il link, il codice di tracciamento ci informa che il referral interpretato da Analytics (che è poi l’unica cosa che conta per lui, a prescindere dall’indirizzo che vediamo su Google) è invece questo
http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=2&sqi=2&ved=0CBsQFjAB&url=http%3A%2F%2Fblog.tambuweb.it%2F2010%2F02%2F09%2Fmicrofono-non-funziona-sound-blaser-audigy-se%2F&rct=j&q=tambu%20se&ei=PjiJTO-GNN3NjAfToL1k&usg=AFQjCNHmr_wiYv00Nzau7lUdhcTgbt2VrA&sig2=SEK1Pf6ZlEVlPQ8kJBR0Zg
Per cui nemmeno il filtro proposto, per quanto migliorato, estrarrebbe alcunché di utile da mettere nei nostri report. Quindi, allo stato attuale, possiamo al massimo implementare un filtro di prova su un profilo-copia e stare a vedere cosa succede. Se anche succedesse qualcosa, probabilmente non succederebbe per tutte le query, o peggio ancora potrebbe succedere a fasi alternate per la stessa query. E non c’è niente di più irritante in analisi di avere dati incerti e/o incompleti. Per cui sino a quando non si sarà fatta più luce su questa grande novità potete praticamente dimenticarvi di sapere le digitazioni parziali dei vostri utenti!