Nov 23 2010

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Il “problema” con Instant Preview

autore: Marco Cilia categoria: javascript tag: , ,

Molte persone si sono lamentate che la preview di Google Instant Preview (il nuovo servizio che mostra un’anteprima della pagina direttamente nelle pagine dei risultati, attraverso la lente di ingrandimento) falsa i dati di Google Analytics. Il thread di riferimento sul forum ufficiale è questo.
Prima di generare inutili allarmismi, vi dico subito che il problema è stato risolto ieri, si veda il relativo post ufficiale sul blog di Analytics: Instant Preview issue resolved.

Se volete un metodo per filtrare con un segmento avanzato le non-visite del bot che renderizza le immagini, vi lascio il link al blog di webshare, utilizzate il metodo 1.

Ma la domanda che mi pongo è questa: sono davvero “non visite”? secondo me no, sebbene siano strane, sono visite. In fondo non stiamo parlando di un bot che accede di notte, più volte al giorno, di un sistema automatizzato; stiamo parlando di un utente che, interessato al potenziale contenuto sul vostro sito che dovrebbe corrispondere alla sua ricerca, sceglie di guardare un’anteprima e clicca la lente. Sebbene a lui arrivi un’immagine in jpg, c’è un utente che guarda il vostro sito. A me non da fastidio che Analytics lo conteggi, anzi…

Peraltro John Mu, dipendente Google, nel topic che ho segnalato prima ha precisato che

It is my understanding that these page-views are currently only counted (the Google Analytics JavaScript executed) when we render the preview image on-demand (when a user chooses to view it and when we don’t have one cached already). [Ho capito che queste pagine viste sono conteggiate solo quando forniamo l’immagine di preview su richiesta (dell’utente ndMC) e non ce l’abbiamo già in cache]

Sono una voce fuori dal coro, dimentico qualcosa o siete semplicemente in disaccordo? :)


Sep 09 2010

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Google Instant Search, ed è tutto come prima

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

La novità del giorno, immagino lo sappiate, è la nuova ricerca in tempo reale di Google, che compone la pagina dei risultati mentre voi digitate la query di ricerca, addirittura tentando di prevedere quel che volete sapere. Non mi dilungherò sulla tecnologia e sulle sue implicazioni per i SEO (Search Engine Optimizer), non mi compete e non è la questa la sede. Se siete curiosi ecco il post di presentazione inglese, con video, e il link per istruire Google a farvi provare questa nuova esperienza. Quello di cui volevo parlare, in clamoroso ritardo a causa del fatto che in ufficio Instant Search non funziona e non ho potuto fare prove (pare che sia un problema comune a chi ha un proxy Squid) è il fitto tam-tam dei post che pretendono di indicare come tracciare questa novità.

Il primo post che mi è capitato sotto mano è di webdistortion.com, che pochi minuti dopo l’annuncio di Instant Search ha prodotto la regular expression dedicata. Ho montato il filtro ieri sera, con le opportune modifiche per il mercato italiano e stamattina non c’era nulla; ho fatto altre semplificazioni, mi sono cercato, trovato e cliccato, ma semplicemente il filtro non funziona.

Il secondo link, più interessante, propone una versione del filtro che mi piace di più. Si tratta di semetrical.com (e in particolar modo meglio ancora la modifica suggerita nei commenti, mettendo il risultato dell’estrazione nel campo definito dall’utente, fatta salva la limitazione a 50000 valori al giorno). Questo filtro non l’ho ancora provato, ma sono pronto a scommettere che anch’esso non darà i risultati sperati. Questo perché – come Giovanni ha già detto su Twitter (e come conferma anche il blog ufficiale di Analytics) – il referral non sempre contiene questo parametro oq. Anzi…

Cercando tambu se su Instant Search il secondo risultato è il mio blog personale. L’url della SERP dei risultati è questa

http://www.google.it/#hl=it&expIds=17259,18167,25856,25901,26446,26518&xhr=t&q=tambu+se&cp=8&pf=p&sclient=psy&aq=f&aqi=g4g-o1&aql=&oq=tambu+se&gs_rfai=&pbx=1&fp=5eaace2684328452

Abilitando il debug di Google Analytics per Chrome e cliccando il link, il codice di tracciamento ci informa che il referral interpretato da Analytics (che è poi l’unica cosa che conta per lui, a prescindere dall’indirizzo che vediamo su Google) è invece questo

http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=2&sqi=2&ved=0CBsQFjAB&url=http%3A%2F%2Fblog.tambuweb.it%2F2010%2F02%2F09%2Fmicrofono-non-funziona-sound-blaser-audigy-se%2F&rct=j&q=tambu%20se&ei=PjiJTO-GNN3NjAfToL1k&usg=AFQjCNHmr_wiYv00Nzau7lUdhcTgbt2VrA&sig2=SEK1Pf6ZlEVlPQ8kJBR0Zg

Per cui nemmeno il filtro proposto, per quanto migliorato, estrarrebbe alcunché di utile da mettere nei nostri report. Quindi, allo stato attuale, possiamo al massimo implementare un filtro di prova su un profilo-copia e stare a vedere cosa succede. Se anche succedesse qualcosa, probabilmente non succederebbe per tutte le query, o peggio ancora potrebbe succedere a fasi alternate per la stessa query. E non c’è niente di più irritante in analisi di avere dati incerti e/o incompleti. Per cui sino a quando non si sarà fatta più luce su questa grande novità potete praticamente dimenticarvi di sapere le digitazioni parziali dei vostri utenti!