Jun 30 2014

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Ricapitoliamo quel che succede…

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , , , ,

Manco da un po’ di tempo, ma ci tengo lo stesso a darvi un po’ di notizie su cosa è accaduto nel mondo Google Analytics e dintorni nel frattempo 🙂

Partendo dal blog ufficiale, Premium ottiene le API non campionate; attraverso di esse si possono ottenere informazioni sui report non campionati esistenti, si può creare al volo una richiesta di report non campionato, si può controllare lo stato di avanzamento del calcolo di un report non campionato e infine si può avere il link dal quale scaricare un report non campionato.
La feature è utile perché, come al solito, permette di integrare al di fuori del pannello operazioni che tipicamente possono essere svolte solo da dentro all’interfaccia: nel caso di Premium la cosa è ancora più utile perché non tutte le funzioni aziendali hanno accesso a tutti i report e tutti i dati, e molti si basano sull’uso di API per interrogare solo i KPI di interesse. Se però i KPI di interesse sono fortemente campionati, fino ad ora non c’era altra possibilità che andare sul prodotto e richiedere il report unsampled, mentre adesso anche questa operazione può essere svolta tramite API.

Altra novità recente è la suddivisione semi-automatica tra le keyword di brand e quelle non di brand; il sistema provvede ad estrarre quelle che secondo lui sono le chiavi di brand, ma è ovviamente possibile modificare a piacimento la configurazione. Una volta terminata questa oeprazione Analytics chiederà di poter creare due nuovi canali nel raggruppamento predefinito dei canali: uno per le chiavi di brand e uno per quelle unbranded, che si andranno a sostituire progressivamente al canale di default “Paid Search”. Questa classificazione esiste soltanto per le chiavi a pagamento (non solo per AdWords), mentre per via del fenomeno delle (not provided) non si può applicare (e non avrebbe senso farlo) al traffico organico.

Per quanto riguarda le novità di prodotto vere e proprie, segnalo che per l’ennesima volta è stata rifatta l’interfaccia dei segmenti avanzati, sia nella parte di visualizzazione sia nella parte di creazione.
La nuova visualizzazione dei canali ora si presenta così

Schermata 2014-06-30 alle 23.25.45

se non volete a tutti i costi usare la freccia verso il basso per rimuovere un segmento, vi svelo un trucco: basta trascinarlo ‘via’ 🙂

L’interfaccia di selezione ora si apre per impostazione predefinita in modalità “verticale”, garantendo finalmente la leggibilità dei segmenti con i nomi più lunghi:

Schermata 2014-06-30 alle 23.28.52

E’ stato introdotto anche un comodo selettore “selezionati”, che provvede a scremare soltanto i segmenti attivi: quante volte volevate togliere un segmento e siete stati costretti a scorrere più volte su e giù il menu perché non li trovavate? 🙂

Ho notato da qualche giorno che nelle dimensioni secondarie è comparso un raggruppamento “ora”. Sebbene data, ora e ora del giorno siano sempre stati selezionabili, adesso il numero di dimensioni è molto più cospicuo e comprende cose interessanti come ad esempio:

  • giorno del mese
  • giorno della settimana
  • mese dell’anno (03) e mese dell’anno (201403); pessima traduzione di due concetti diversi :-/
  • minuto (001036, inteso come minuto del giorno) e minuto (05, inteso come minuto dell’ora)
  • nome del giorno della settimana
  • settimana ISO dell’anno ISO

e altri ancora. Quando si fanno analisi granulari sono dimensioni che possono tornare MOLTO utili…

infine giovedì e venerdì scorso si è tenuta la prima edizione italiana dell’ Emetrics summit, evento di caratura mondiale dedicato esclusivamente al mondo della misurazione. Oltre ad aver incontrato Jim Sterne, padre fondatore della web analytics e della Digital Analytics Association, e ad aver rivisto molti amici e colleghi, Tommaso Galli ha tenuto uno speech dove tra l’altro ha ribadito con questo video l’importanza di usare un TagManager per la gestione dei tag di marketing. Un po’ quello che cercavo di spiegarvi qualche tempo fa, sotto un’altra ottica… 🙂


Sep 25 2013

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La fine del report delle keyword

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Alla fine è arrivato il fatidico giorno, il “giorno dell’apocalisse SEO” predetto da quell’Ottobre 2011, quando Google iniziò a eliminare le keyword passate negli url referrer per gli utenti loggati ad uno dei suoi servizi. La percentuale dei (not provided) – questo il cappello che racchiude tutte le visite SEO senza keyword in chiaro – è andata via via crescendo di mese in mese, e da qualche settimana è schizzata in alto, come conferma il sito notprovidedcount.com.

La motivazione ufficiale è che adesso Google ha forzato le ricerche su protocollo SSL anche per i non loggati, la realtà (come ha scritto su Google plus il buon Enrico Altavilla) è che Google ha semplicemente smesso di passare la keyword, togliendola da suo primo redirect interno: altrimenti non si spiegherebbe come mai le keyword sono perse anche nei passaggi SSL -> SSL, che invece teoricamente dovrebbero preservarle.
Comunque sia, presto il report delle keyword conterrà l’unica chiave (not provided) nel 99% dei casi di visite da Google, e quindi perderà il suo peso per l’analisi disaggregata di quei visitatori, a meno che non si intervenga con dei filtri per spostare il focus sulla landing page, ad esempio.

La lamentela che sento andare per la maggiore è relativa al fatto che le query di ricerca sono ancora passate quando si clicca un annuncio pubblicitario; questo viene visto come una mossa di Google per vendere più pubblicità AdWords. Può anche darsi, ma vorrei esporre un ragionamento – del tutto personale – rispondendo alla domanda come farei io se fossi Google:

il problema “di sicurezza” non è tanto se dare o non dare la chiave, ma QUANDO dare questa chiave. Posto che quando nel 2011 Google iniziò a oscurare le keyword qualcuno dimostrò fisicamente che era possibile risalire a nome e cognome delle persone loggate, nel momento in cui il click viene fatto e il referrer è passato al client c’è effettivamente questa possibilità: la visita, l’identità e la keyword sono nello stesso istante nello stesso browser.
Nel momento in cui invece viene cliccato un annuncio AdWords, viene passato solo un gclid, totalmente anonimo. In modo asincrono poi Google prende quel gclid e interroga AdWords, facendosi restituire la keyword comprata, e di contorno anche quella ricercata. In tutto questo passaggio – che peraltro avviene non nel momento della visita e avviene completamente lato server – l’identità e i cookie del visitatore non sono tirati in ballo. Quindi secondo me, almeno da questo punto di vista, la posizione di Google è legittima.

Detto questo anche a me dispiace che il report delle keyword diventi inutile, quantomeno perché ciò inficia sulla valutazione delle performance di brand. Ho sentito proporre anche cose fantasiose tipo “Google dovrebbe criptare le keyword in hash alfanumerici, in modo da preservare la disaggregazione quantitativa tra le chiavi”, ma se posso vedere la query iniziale e il risultato criptato, a lungo andare l’algoritmo può essere scoperto, e ovviamente cambiarlo porterebbe all’impossibilità di comparare i risultati su archi temporali lunghi.

Quindi temo che a meno di cambi di idee dell’ultimo minuto, dovremo tutti farcene una ragione 🙁


Apr 18 2012

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Un altro modo per distinguere i (not provided)

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Più il fenomeno delle keyword (not provided) aumenta e più le persone si ingegnano per contrastarlo. Non passa giorno senza che si legga qualcosa in merito, a volte sono cose banali, altre volte cose sensate, altre ancora metodi complicatissimi che tirano in ballo funzioni statistiche magari non alla portata di chiunque. Io ve ne parlo quando trovo qualcosa di interessante, e in questo caso il post di Barry Adams su State of Search lo è; è uno di quei post che mette in fila concetti noti, ed è utile perché è semplice.

La premessa è avere un sistema che tracci su Google Analytics la posizione della keyword: in passato ne abbiamo visti alcuni, altri ne potete trovare con delle ricerche su Google. Se avete dei profili-copia in cui avete keyword (posizione), allora avete già risolto la parte “difficile” del lavoro. Darò per scontato che sia così, diversamente rileggetevi il post che ho linkato poco sopra.

A questo punto il report delle keyword mostrerà un record per ogni posizione in cui si trovava la keyword estirpata da Google al momento di passarvi la visita, quindi avremo dei record con (not provided)(1) distinti dai (not provided)(3). Aggiungendo la dimensione secondaria “pagina di destinazione” e ordinando per quest’ultima ci ritroveremo con la situazione che mostra nello screeshot

keyword rank
key rank 2
key rank 3
key rank 4

Se la keyword (not provided) ha lo stesso ranking di una in chiaro, e anche la medesima landing page, ci sono buone probabilità che si tratti della stessa keyword. La cosa funziona meno per le pagine molto popolari, cioè quelle che attraggono visite con keyword molto variegate, come spiega Barry in fondo al suo post.

Qualunque tecnica si scelga, il primo passo da fare per provare e venire a capo dei (not provided) è quello di diluirli: con dimensioni secondarie, filtri o segmenti, analizzare un unico blocco è diverso da avere tanti piccoli record. Ci sono maggiori possibilità di controllarli e confrontarli.