Oct 14 2013

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semaforo verde - articolo per tutti

Hai i nuovi report Acquisizione, Comportamento, Conversioni. E ora?

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Il rilascio graduale dell’annunciata ristrutturazione dei report di traffico sta procedendo, e ormai molti di voi li possono già vedere e usare. E’ quindi il momento di venire in aiuto di chi fra voi si trova più spaesato da uno dei più grandi cambiamenti che quella serie di report abbiano avuto.
Partiamo dall’ABC, come si suol dire (ok lo confesso, sono mesi che medito questo sottile gioco di parole in questo post :P ), ovvero come bisogna pensare e guardare i nuovi report: in passato avevamo il gruppo di report Sorgenti di traffico, il gruppo Contenuti e il gruppo Conversioni. Ogni gruppo conteneva specifici report, ognuno con le metriche tipiche, fatta salva la possibilità di personalizzazione degli stessi.

Il concetto dietro ai report ABC (Acquisition, Behaviour, Conversion) è quello di replicare nello strumento il flusso ideale di un visitatore: prima di tutto lo si deve Acquisire, cioè far arrivare sul sito, poi lui avrà un comportamento, che va studiato al fine di farlo giungere a una conversione. Questo concetto di “flusso” viene espresso in due direzione nel “nuovo” Analytics, verticale e orizzontale (clic per ingrandire)

ABC

In verticale, il gruppo di report Acquisizione contiene tutti i report relativi a come i visitatori arrivano sul sito, quindi il nuovo report dei canali (ne parliamo tra poco), il vecchio “tutto il traffico”, le campagne, le keyword (residue), i report social e Adwords e le altre forme di pubblicità. Il gruppo Comportamento invece contiene i report relativi a cosa avviene sul sito, quindi contenuti, velocità del sito, ricerca interna, eventi, AdSense, Esperimenti. Infine il gruppo Conversioni contiene tutti i report relativi ai goal, i modelli di attribuzione e il multichannel funnel, questi in effetti non sono cambiati.

Analizzando in orizzontale la nuova struttura di tutti i report, troviamo lo stesso concetto segmentato per i soli dati mostrati dal report; quindi il report di AdWords mostrerà come prima le sole visite da campagne cpc, mostrando sulla stessa riga metriche di Acquisizione (visite, % nuove visite e numero di nuove visite), di Comportamento (bounce rate, pagine/visita e durata media) e Conversioni (tasso di conversione, numero di goal raggiunti (finalmente! :) ) e valore del goal. Questa sezione di tutti i report si può personalizzare, ovvero è possibile scegliere se mostrare le metriche per un solo goal, per tutti i goal o per l’ecommerce se configurato sul sito).

A mio avviso si tratta di una razionalizzazione molto importante, che pone un forte accento sull’analisi del flusso di utenti che arrivano (o non arrivano) alla conversione.

Come se non bastasse però, all’interno del gruppo di report Acquisizione, abbiamo anche l’introduzione di un nuovo concetto, e di un nuovo report: il concetto è quello dei Canali, il report è la panoramica dell’Acquisizione.

Che cosa sono esattamente i canali, e come si usano?

I canali sono dei raggruppamenti automatici di visite, accomunati da alcune caratteristiche; il concetto alla base di questa strutturazione e di questo report, se vogliamo, sembra controintuitivo rispetto a quanto abbiamo sempre detto in passato, ma in realtà è un concetto in affiancamento. Per anni io e molti altre persone abbiamo stressato le persone affinché taggassero tutte le loro campagne per bene, ordinatamente e nel modo più preciso possibile: alcune volte ho visto risultati addirittura esagerati, con taggature atomiche che costringevano a ri-raggruppare visite con filtri di visualizzazione, espressioni regolati ed export. In ogni caso che cosa si è visto in questi anni? che le combinaizoni di mezzi, campagne e sorgenti di traffico sono diventate tantissime, centinaia, a volte migliaia in alcuni account, e che alla fine spesso tutto si traduceva in una difficoltà di fare analisi ad un livello alto.
Per questo motivo gli ingegneri hanno introdotto il concetto di Canale, per affiancare al report “tutto il traffico” (che è ancora presente, in ogni caso) un report più snello che consentisse di avere il polso della situazione di salute del sito con poco sforzo.

Se non avete toccato niente, come spero, i canali che troverete all’interno del vostro Google Analytics sono questi, con le relative definizioni:

  • Direct: source = direct AND medium = (not set), OPPURE medium = (none)
  • Organic Search: medium = organic
  • Referral: medium = referral
  • Email: medium = email
  • Paid Search: medium corrisponde a regex ^(cpc|ppc|paidsearch)$ AND Ad distribution network diverso da Content
  • Other advertising: medium corrisponde a regex ^(cpv|cpa|cpp|content-text)$
  • Social: social source referral = Yes, OPPURE medium corrisponde a regex ^(social|social-network|social-media|sm|social network|social media)$
  • Display: medium corrisponde a regex ^(display|cpm|banner)$, OPPURE Ad Distribution Network = Content AND Ad Format diverso da Text

I canali e gli istrogrammi si riordinano automaticamente agendo sulle intestazioni delle colonne, mentre cliccando su un canale si accede al dettaglio delle visite che sono state assegnate a quel canale: è da qui che bisogna passare se si vuole accedere, per esempio, al vecchio report del traffico diretto che adesso non gode più di una voce dedicata nel menu laterale.

Come avrete già intuito la vera potenza dei channel è la possibilità di personalizzazione: attraverso l’apposita voce nella panoramica, o comunque attraverso l’interfaccia di amministrazione, si accede a una schermata del tutto simile a quella dei canali delle canalizzazioni multicanale – solo meno colorata :) – che permette di aggiungere propri canali o modificare quelli esistenti. Se ad esempio siete soliti taggare le newsletter con il medium “mail” anziché il predefinito “email” avrete bisogno di aggiungere una regola di questo tipo

Channel-email

(naturalmente è possibile ottenere lo stesso risultato anche in altri modi).
Se avete notato, prima ho detto che spero che non abbiate ancora toccato niente. Questo perché i nuovi canali hanno alcune restrizioni che vi vado ad elencare, è che è bene conoscere prima di agire:

  1. L’ordine dei canali è importante: per decidere in quale canale infilare una visita, Google Analytics analizza le corrispondenze in ordine discendente, partendo da 1 (quindi direct, nelle impostazioni di default): se una visita può ricadere in più condizioni, vince quella con il numero minore.
  2. I canali esistono dal 25 luglio, quindi non potete vedere i dati tramite i canali per tutto il 2013, ne tantomeno fare comparazioni tra canali su periodi che sforano all’indietro quella data. Non ci è dato sapere se Google procederà ad un allineamento dei dati passati, la mia personale opinione è no.
  3. Le modifiche che apportate ai canali valgono per tutti gli utenti che hanno accesso ai profili. Non si tratta di una personalizzazione, come una dashboard, che vive nel proprio account fino a quando non la si condivide. Una modifica in questo senso va vista alla stregua di un filtro di profilo. Attenzione!
  4. Le modifiche apportate a un canale, esattamente come quando si agisce su un filtro, sono operative da quando si salva in avanti. Assicuratevi quindi di fare modifiche che vi permettano di mantenere la possibilità di fare comparazioni con il passato, e soprattutto di non sbagliare qualcosa nelle configurazioni.

L’altro nuovo report disponibile è quello dei canali, ovvero un report “tradizionale” che però mantiene i raggruppamenti e vi permette ad esempio di applicare una dimensione secondaria ai canali, di fare ricerche e di segmentare per metrica.

In conclusione ritengo che il concetto di report ABC (o ACC in italiano, ma preferirei che si diffondesse la dizione inglese) sia un buona passo in avanti nell’analisi del dato perché presenta un’immagine più completa di prima delle tre fasi critiche di una visita; inoltre i nuovi canali sono un metodo molto potente per avere insights veloci sullo stato di salute del sito, senza per questo rinunciare ad avere la possibilità di andare subito nel dettaglio per approfondire.
La vostra opinione quale è?


Oct 07 2013

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Le 14 novità del Summit 2013

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

Quando dico che ormai gli annunci di novità sul prodotto si susseguono a ritmo forsennato, la maggior parte di voi immagina uno o due novità al mese, abituati come eravamo fino a qualche anno fa quando si stava anche mesi “in tranquillità”. Ma che ingegneri Google sarebbero, se non tenessero conto preciso di quel che fanno? durante il keynote di apertura del Google Analytics Summit – che è stato trasmesso in diretta streaming – hanno dato il numero esatto delle novità introdotte dallo scorso Summit: 70.

E per non farsi mancare niente durante lo stesso keynote ne hanno annunciate altre 14, che vado a riportarvi qui linkando ove già presenti i post ufficiali:

  1. Auto Event Tracking per il Tag Manager: un sistema per far sì che pressoché qualsiasi cosa sia tracciabile dal Tag Manager senza bisogno di far inserire codice in pagina. Le potenzialità sono enormi, l’ho provato brevemente nella sua forma base e sto fantasticando di usi incredibili :)
  2. SLA sul Tag Manager per clienti Premium: se un cliente Google Analytics Premium si vuole affidare a GTM, adesso è presente anche un Livello Minimo di Servizio, per essere sicuri che i propri tag siano sempre “consegnati” correttamente.
  3. Processo di upgrade delle web property a Universal Analytics: ovvero la possibilità di passare a Universal senza dover creare un nuovo codice di monitoraggio, novità attesa a lungo da molti.
  4. API per enterprise: si tratta di un set nuovo di API che consentono di automatizzare i processi di creazione di account, property e view e anche utenti, delegando il tutto a uno script invece che a un processo manuale. Un salvagente incredibile quando si opera in contesti con centinaia di siti e di utenti, con permessi incrociati…
  5. report ABC: rimpiazzeranno completamente i report del traffico attuali, secondo la logica “acquisizione, comportamento, conversioni”. Le attuali fonti di traffico, granulari, potranno essere raggruppate logicamente in “canali”, sui quali l’utente avrà il pieno controllo. Di questi sarà necessario fare un post a parte appena saranno lanciati, perché rappresentano una novità molto grossa e che va maneggiata con cura.
  6. Nuovi segmenti: in realtà una nostra vecchia conoscenza, non so esattamente perché li abbiano spacciati per nuovi. (forse per non fare 13 annunci :P )
  7. Audience reporting: altra novità molto grossa, si tratta di report che mostrano età, sesso e interessi dei navigatori, in modo che sia poi più efficace creare target sul Google Display Network
  8. Dati demografici nei segmenti unificati: la naturale conseguenza del punto precedente, è la possibilità di creare segmenti usando i dati demografici appena introdotti.
  9. BigQuery integration: esce dalla beta questa integrazione, presentata già allo scorso Google I/O. Limitata ai clienti Premium, ho visto la demo ed è IMPRESSIONANTE (oltre che essere una cosa maneggiabile solo da esperti/nerd/geek): si tratta di esportare i dati da Google Analytics su Big Query, integrarli eventualmente con dati proprietari, ed interrogarli in qualsiasi modo possibile con un linguaggio molto simile a SQL. La demo vista al Summit era paurosa!
  10. integrazione con DCM: DCM è il DoubleClick Campaign Manager, cioè il prodotto per la gestione delle campagne Display su DoubleClick. L’integrazione con GA Premium apre un ventaglio di scenari ampissimo, tutti estremamente interessanti, e a mio avviso si tratta della più forte integrazione tra strumenti Google e GA mai fatta dai tempi di AdWords.
  11. Dati della rete Display in MCF e Attribution: Al pari dell’annunciata integrazione con il display AdWords, anche i dati Doubleclick finiranno nei Multi Channel Funnel, e anche nei modelli di attribuzione, permettendo di avere una visione completa sulle interazioni dell’utente anche in assenza del clic e della visita.
  12. Integrazione con Google Play: anche questa mostrata al Google I/O, sarà disponibile per tutti a breve. Permetterà di controllare quali fonti di traffico portano visite alla pagina dell’applicazione sul Google Play, quante view fa la pagina, quanti install vengono fatti (e da quale sorgente) e di legare ogni installazione alla fonte originaria, attribuendo poi goal e revenue in-app a quella sorgente.
  13. GA Academy: un progetto di education targato Google/Justin Cutroni che mira a diffondere le corrette basi della cultura della digital analytics, soltanto in parte declinata sullo strumento Google
  14. Help in linea nel prodotto: una serie di aiuti direttamente dentro all’interfaccia, per non perdere il focus sulle analisi e avere risposte veloci e rapidamente.

Se vi siete persi il keynote, è stato postato sul canale Youtube ufficiale. Eccolo:

Come nota conclusiva, sono stato contento di aver finalmente conosciuto di persona alcuni nomi della bella community che gira intorno a Google Analytics: Phil Pearce, Julien Coquet, James Standen di Analytics Canvas, ma non solo ovviamente, e aver avuto la possibilità di parlare con alcuni degli ingegneri che plasmano ogni giorno il prodotto: sono persone che sanno davvero ascoltare se hai un’idea, e se è valida la portano realmente all’attenzione del resto del team. Sembra una cosa banale, ma non è affatto così scontata…


Sep 16 2013

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Metti qualsiasi tag nel Tag Manager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: , ,

Sin da quando il Google Tag Manager ha fatto la sua comparsa nel panorama web, una delle critiche maggiori che gli è stata mossa era “eh, ma non ci posso mettere il tag xyz”. Non perché il GTM sia uno strumento su misura solo per i tag di Google – anche se ovviamente questi hanno dei template già pronti – quanto perché una delle restrizioni maggiori era data dal fatto che il codice del tag manager agisce in modo asincrono: ovvero viene eseguito “quando si può”, indipendentemente dallo stato di caricamento della pagina.

Questo determinava l’impossibilità di usare, all’interno dei custom HTML tag, codici che contenessero la direttiva “document.write”, che invece agisce in modo sincrono modificando l’output generato dal browser per inserire “pezzi” a partire da istruzioni javascript. Quasi tutti i pixel di tracciamento usano document.write per fare i tracciamenti, e fino a ieri non si potevano inserire nel GTM.

Da qualche giorno invece quando si crea un custom HTML tag esiste una checkbox – opzionale – che permette proprio di inserire codici con document.write nel tag manager. Quale tipo di “magia” tecnica ci sia dietro non me lo chiedete, non arrivo così in là con la comprensione di queste cose, ma da qualche test veloce sembra funzionare come ci si aspetta: in ogni caso tenete presente che si tratta di una funzione NUOVA, e che la dovrete usare a vostro rischio e pericolo.

Un’altra novità riguardante il tag manager è l’introduzione delle custom javascript macro, ovvero macro che non dipendono più dalla presenza o meno di un valore all’interno di URL, dataLayer, variabili o testo della pagina, ma che consentono di scrivere funzioni che dato un valore in ingresso lo elaborano e restituiscono un valore in uscita: questo consente tra le altre cose di aggiungere della “logica” (se… allora…) a uno strumento che fino ad ora ne era sprovvisto, e di fare tante altre cose carine che sto sperimentando in questo periodo :)

Infine una nota di colore: la settimana scorsa sono incappato in un errore strano facendo delle prove con Tag Manager, e non trovavo bibliografia in merito. Prova e riprova non ne venivo a capo, e quindi ho fatto una segnalazione: si trattava in effetti di un baco (o meglio di un caso particolare che generava un problema). La cosa è stata risolta in pochi giorni, e devo dire che mi ha fatto piacere sentirmi parte del continuo miglioramento di uno strumento che sta aiutando moltissime aziende e persone a velocizzare tantissimo i processi interni di gestione e delivery dei tag, e quindi ad avere risposte dagli strumenti in tempi incredibilmente ridotti!

EDIT, pochi minuti dopo: siccome le novità non sono mai troppe, apprendo or ora che esiste anche una V2 del dataLayer, impostabile quando si crea una macro, che consente di accedere ai valori nidificati tramite notazione javascript standard. La frase di help esatta è:
“Versione 2: i punti accedono a valori nidificati. I valori inviati al livello dati contenente punti nel nome verranno considerati valori nidificati in base alle regole JavaScript standard.”
Su questo però devo fare prima dei test, perché l’ho appena vista anche io :)


Jul 17 2013

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Nuovi segmenti avanzati

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: , ,

I segmenti avanzati fanno parte dello strumento da un bel po’ di tempo, e forse qualcuno di voi nemmeno conosceva lo strumento quando questi nemmeno esistevano (sembra incredibile, ma è così :D ). Oggi non riesco a pensare ad una analisi degna di questo nome in cui non si debba creare uno o più segmenti per sviscerare il dato.

L’interfaccia di creazione è sempre stata fedele a se stessa, e anche l’output è sempre stato sempre uno ed uno solo: un segmento di visite. Le cose sono però destinate a cambiare drasticamente tra qualche mese, quando il rollout della nuova interfaccia di segmentazione raggiungerà tutti voi. Il team di Google Analytics ha infatti annunciato che la nuova feature è pronta per essere rilasciata e l’ha presentata a tutti tramite un post sul blog ufficiale.

Prima di addentrarmi nei particolari vi posso anticipare la mia opinione dopo qualche mese di utilizzo: è molto molto bella la nuova parte superiore, quella che da il contesto dei segmenti, con grafici ad anello colorati come il segmento e la percentuale di traffico che ogni segmento ha: riorganizzata in orizzontale è visivamente più appagante ed efficace.
E’ molto bella la nuova interfaccia di selezione dei segmenti, che possono essere visti come rettangoli, come lista-elenco, filtrati a seconda che siano quelli di default o creati da noi o speciali (sui quali abbiamo messo una stellina) e anche ricercabili: la ricerca dei segmenti avanzati, per un analista medio, è sempre stata la maggior richiesta a Google.
Trovo invece ancora leggermente spiazzante la nuova interfaccia di creazione dei segmenti, che è poi la punta dell’iceberg delle – tante – novità.

La prima di queste è la possibilità di fare segmenti sugli UTENTI, e non solo sulle visite. Sebbene questo tipo di novità si esprima al 100% usando Universal Analytics, anche la versione standard di GA ha il concetto di visitatore, sebbene non consenta di controllarne il cookie. Con i nuovi segmenti avanzati sarà possibile quindi creare un segmento che conterrà tutte le visite di coloro che soddisfano certe condizioni. Un esempio pratico può essere un segmento che isola i visitatori che hanno generato più di 500 euro di entrate.

La prima cosa da notare è che non stiamo parlando di sessioni in cui si spende oltre 500 euro (questo è già fattibile adesso), ma di un segmento che prende tutte le visite di quegli utenti che in un dato lasso temporale fanno transazioni per un ammontare di oltre 500 euro. In quanto tempo? non oltre 90 giorni indietro. Quando si crea un segmento basato sui visitors, la finestra temporale viene automaticamente limitata a 90 giorni. Perché? perché per dare il dato GA lo deve calcolare al volo, ma deve prendere in esame TUTTE le visite di questi 90 giorni. In pratica riprocessa i dati “al volo”, perché io potrei aver speso 500 euro in una unica sessione 88 giorni fa, e tu potresti aver fatto 3 transazioni da 200 euro nel giro di tre mesi: in quel segmento ci finiremmo entrambi, come visitatori, e il segmento mostrerebbe tutte le visite che abbiamo fatto in quel lasso temporale e che hanno concorso a raggiungere la soglia impostata nel segmento. Notevole, no? :)

La seconda possibilità è la possibilità di creare segmenti per fare cohort analysis. Un esempio di questo tipo di segmento è “tutte le visite degli utenti la cui prima visita è stata tra il giorno x e il giorno y”; utile magari per studiare i ritorni di una specifica azione di marketing con timeframe definito (ad esempio una DEM, o i nuovi visitatori acquisiti durante le festività natalizie). In questo caso il timeframe di prima visita non può essere più lungo di 31 giorni, e l’unica dimensione impostabile è la prima visita (quindi nessun segmento del tipo “tutti quelli che hanno convertito tra il giorno x e il giorno y)

Terza possibilità è la creazione di segmenti basati su sequenze, esattamente come avviene già con le liste di remarketing da GA. Voglio dire che sarà possibile creare un segmento delle sole visite che hanno visto certe pagine in sequenza (pagina A, poi pagina B e poi pagina C), sia in sequenza “stretta” – pagina B subito dopo pagina A – sia in sequenza “generica” – pagina B in un qualsiasi momento dopo pagina A (selezionando le sequenze utenti quindi prenderebbe anche l’ultima e la prima hit di due sessioni diverse, purché fatte dallo stesso utente).
Questo tipo di segmentazione è molto potente e utile, non solo per studiare le navigazioni. Un altro esempio interessante è l’analisi degli upselling: “segmento sequenza su visitatori che hanno comprato item TELEVISORE seguito da (in visite successive, sottinteso) item STAFFA”, che può aiutarmi a comprendere se il mio upsell via email ha funzionato o se posso implementare direttamente un suggerimento durante l’acquisto perché effettivamente avviene già questo tipo di upsell spontaneo.
Ultimo esempio, tratto dall’enciclopedico post di Justin Cutroni in proposito, è un segmento basato su condizione del tipo “pagina contiene step X del funnel e transazioni per sessione = 0″, ovvero un segmento che isola chi inizia un checkout ma non lo termina.

Infine i ritocchi all’interfaccia: oltre a quanto vi ho detto a inizio post, troviamo anche la possibilità di avere anteprima numerica del segmento che stiamo creando, sia basato su sessioni sia su utenti coinvolti

new-segment

e la possibilità di copiare un segmento direttamente dall’interfaccia: utile per provare variazioni su segmenti già esistenti senza dover fare complicati giri di clic per avere la stessa base.

Insomma, che ne pensate? :)


Jul 10 2013

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novità nelle API: 40 nuovi dati

autore: Marco Cilia categoria: API tag: ,

L’ultima volta che c’è stata novità nelle API era inizio Aprile (inserimento degli experiment ID e variant) e da allora non è più cambiato nulla. Ora il team ci informa che – di colpo – sono disponibili 40 nuovi datapoint, cioè possibili punti di interrogazione, nelle esportazioni possibili.

Questi datapoint comprendono, tra l’altro, molte dimensioni relative all’app tracking (screenName, AppName, isTablet), alcune relative alla nuova possibilità di registrare transazioni nella valuta locale e altre relative ai periodi temporali.
Su quest’ultimo punto, in particolare, alcuni potrebbero non ritenere degne di nota le novità, ma garantisco che avere la possibilità di estrarre direttamente il dayOfWeekName o la isoWeek consente di evitare numerosi calcoli necessari a posteriori dell’estrazione del dato.

E’ anche presente un datapoint denominato fullReferrer, ma al contrario di quanto ci si possa aspettare dal nome, non rappresenta il referrer completo della querystring (come si avrebbe usando un normale filtro) ma solo la combinazione dominio+path (ovvero quel che era già possibile interrogare con un custom report)


Jul 03 2013

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Novità nel collegamento con AdWords

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Qualche settimana fa Google Analytics ha modificato la procedura per collegare un account AdWords a un account Analytics, rendendo il tutto più semplice. Al momento la procedura consiste in due soli click, e non c’è più bisogno di scegliere la codifica automatica o abilitare l’import dei costi, viene tutto fatto automaticamente. Inoltre, non appena la modifica sarà propagata a tutti gli account, sarà possibile creare un nuovo collegamento direttamente dal pannello di Amministrazione di Analytics (al momento la procedura può invece solo iniziare dal pannello di AdWords).

Poco fa invece il team ci ha informato che un’altro grande cambiamento aspetta tutti coloro che sono soliti passare ore e ore sulla sezione dei report AdWords all’interno di GA: il renaming “dinamico” delle campagne. Cosa significa? Significa che fino ad ora, rinominare una campagna su AdWords (per errore, per correzione o per propria comodità) portava a duplicare la campagna sui report GA, con la complicazione che le visite restavano attribuite alle “vecchie” campagne, mentre i dati di preclick andavano a finire nella “nuova” campagna.

Se guardate l’esempio sul post ufficiale sarà lampante cosa accadeva, e anche cosa accadrà in futuro: rinominare una campagna avrà lo stesso effetto sua AdWords e Analytics, e quindi il numero totale di campagne in un dato periodo sarà sempre consistente tra le due piattaforme. Si parla inoltre di una nuova “infrastruttura” in grado di riflettere più velocemente di adesso le dimensioni AdWords su Google Analytics, ad esempio per avere a disposizione le metriche sulle campagne potenziate. Semplificazione e maggiore potenza, non chiediamo altro :)


Jun 17 2013

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Breve tour guidato della nuova interfaccia di amministrazione

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Quasi una settimana fa il blog ufficiale ha annunciato il prossimo arrivo di una interfaccia di amministrazione tutta nuova. Come al solito si tratta di un “coming soon” e bisogna pazientare, ma avendo potuto provarla in anteprima per qualche settimana, posso darvi le mie impressioni.

Innanzitutto la grafica: molto più “morbida”, tutta in toni di grigio, molto elegante. Da qualsiasi punto si clicchi il pulsante di amministrazione, si arriva alla medesima interfaccia che mostra – esplosa – la visione sui tre livelli differenti di oggetti su cui si può operare: account, proprietà e profilo (e se avete dubbi, avevo scritto un articolo a proposito qualche tempo fa).

Il nome di ogni oggetto è contenuto in un menu a tendina, dal quale si può passare a un altro oggetto di pari livello: dal primo menu si cambia ACCOUNT, dal secondo menu si cambia PROPRIETA’ (all’interno dello stesso account), dal terzo si cambia PROFILO (all’interno della stessa proprietà).
Sotto ad ogni oggetto vi è poi l’elenco completo delle azioni che è possibile operare su di esso; quante volte vi siete chiesti se la gestione degli account AdWords fosse all’interno della proprietà o dell’account? e AdSense si linka da profilo o da account? e il remarketing? tutto questo sarà un ricordo, perché in una unica schermata ci sono tutti i link possibili.

Inoltre c’è un effetto molto bello di transizione che porta dalla schermata a tre colonne a una schermata con una colonna sola, corrispondente alle voci di menu parallele alla selezione fatta, e che nella parte destra reca lo spazio per operare fisicamente le modifiche. Per intenderci, se clicco “Filtri” su un profilo, mi trovo una schermata come questa (clic per ingrandire)

nuova-admin

tramite la freccia in alto posso tornare al menu precedente, con la tendina cambio profilo, agendo sul menu laterale faccio comparire le schermate con le configurazioni di PROFILO. La schermata di una proprietà è uguale, salvo avere le voci di menu relative alle proprietà, e così via.

All’inizio dovrete farci un pochino l’abitudine, come tutti i cambiamenti radicali di interfaccia, ma sono sicuro che dopo qualche giorno la troverete molto utile e funzionale anche voi! :)


Jun 05 2013

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API per i content experiments

autore: Marco Cilia categoria: API tag: , ,

Questa mossa me l’aspettavo praticamente da quando esistono i content experiment. Questo perché la maggior parte delle volte che si ha a che fare con un esperimento, esso va eseguito su di un CMS. E quale modo migliore per agevolare chi usa CMS, specie quelli famosi, se non creare una API che può essere sfruttata programmaticamente in modo facile, perché qualche sviluppatore ha creato un modulo o un plugin?

Questo credo sia solo una delle motivazioni che ha spinto il team di Google Analytics a creare la nuova API per i Content Experiment, annunciata ieri.
I vantaggi principali dell’uso dell’API al posto del normale snippet di codice sono riassunti così:

  • esperimenti senza redirect: lo snippet attuale fa un redirect usando javascript. L’uso di API consentirà di evitare questo passaggio, e di informare il sistema che è stata servita una versione A o B sul medesimo URL
  • testing di “cose” lato server: si potranno testare anche “cose” che l’utente non vede, perché avvengono lato server. L’esempio che fanno sul post ufficiale è un algoritmo o un reccomendation engine. Ad esempio si possono usare due diversi set di post consigliati, basati su query diverse, e capire quale dei due funziona meglio nel servire post che poi vengono cliccati.
  • logica personalizzata negli split: per chi non volesse usare l’algoritmo denominato “multi armed bandit” potrà implementare una propria logica per servire le variazioni, magari tornando al classico 50/50
  • testing con il protocollo di misurazione: Universal Analytics permette di comunicare con Google Analytics attraverso un protocollo di misurazione, e quindi permette di tracciare anche cose diverse da siti web. Usando l’API dei Content Experiment e il protocollo di misurazione sar possibile fare A/B test anche su questi oggetti che non rappresentano siti internet.

Insomma, come tutte le nuove API che vengono introdotte, bastano poche righe per annunciarle, ma aprono moltissime possibilità per tutti, developer, persone con le idee e utilizzatori finali :)


May 11 2013

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Lifting dell’interfaccia di creazione dei goal

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

Come vi avevo anticipato ieri, l’interfaccia di creazione dei goal è stata rifatta con una grafica più moderna, che assomiglia molto all’interfaccia di creazione dei content experiment. Anche l’usabilità mi sembra migliorata.
Ora il passaggio 2 si presenta così (clic per ingrandire):

nuovi-goal

Vi faccio notare il riquadro rosso, che rappresenta una quantificazione di quanto un goal configurato così avrebbe convertito negli ultimi 7 giorni (e questo l’abbiamo già visto nella creazione delle liste di remarketing). Può essere molto utile per capire se stiamo sbagliando qualcosa, perché se ci desse un tasso di conversione dello 0% potrebbe voler dire che la pagina è nuova ma anche che lo abbiamo configurato male e non traccerebbe niente, dandoci quindi la possibilità di correggere ancora prima di mandarlo in produzione.


May 09 2013

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Update dei filtri con nuovi campi disponibili

autore: Marco Cilia categoria: filtri tag: , ,

Tra le ormai pressoché quotidiane novità che abbracciano lo strumento (tipo oggi ho visto i nuovi goal in un tweet di Jehoshua Coren), i filtri non vengono toccati da un po’ di tempo. E’ vero che sono un punto nevralgico del sistema, perché le modifiche ai dati sono permanenti, ma di norma aggiungere qualcosa non è mai foriero di problemi.

Infatti oggi il team di Analytics ci informa sul blog ufficiale che sono disponibili 10 nuovi campi relativi al mobile, 3 relativi ai social, 3 relativi a contenuti e traffico e 1 per l’ecommerce. La lista è sul post del blog ufficiale, e alcuni di essi sono piuttosto interessanti: mi riferisco in particolare a “hit type”, che consentirebbe, ad esempio, di avere un profilo che registra solo e soltanto le transazioni. Oppure a “internal search term”, che consente di fare una cosa che, incredibile a dirsi, era fino ad ora impossibile: rendere tutte le ricerche interne minuscole, per normalizzare il report.

Altra novità (o almeno presunta tale, io non mi ricordo di aver mai visto quella pagina) è la lista completa di tutti i campi filtro e relativa spiegazione, disponibile in lingua inglese a questo indirizzo https://support.google.com/analytics/answer/1034380 o in italiano a questo altro url: https://support.google.com/analytics/answer/1034380?hl=it&uls=it