Sep 30 2009

GA per SEO: traccia tutto in una mossa, con gli eventi

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: , ,

A margine del post di aggiornamento sul metodo per tracciare il posizionamento sono venuto a conoscenza di un altro strumento per Google Analytics che i SEO penso troveranno utile. Si tratta di un unico file javascript che tramite gli eventi – quindi senza inflazionare il numero di pagine viste – si occuperà di:

  • tracciare il numero di referral dai diversi motori: Google, Yahoo, AOL, Live, MSN
  • distinguere gli arrivi dai diversi siti Google, compresi i verticali come Google News, Reader, eccetera
  • trovare il posizionamento medio per ogni estensione nazionale di Google
  • tirare fuori le keyword e altre informazioni utili dagli arrivi via Google Immagini

Importante da tenere a mente: Anche questo sistema, per quel che concerne il posizionamento, agisce solo ed esclusivamente sui referrer generati dai datacenter google che hanno già subito l’aggiornamento, cioè quelli i cui indirizzi delle pagine di risultato hanno il cancelletto #

Per usarlo è sufficiente scaricare il file seopositionplus.js dal sito di abtesting, copiarlo sul proprio server ed aggiungere la riga


<script src="seopositionplus.js" type="text/javascript" language="javascript"></script>

subito dopo il codice di tracciamento di Analytics, eventualmente modificando l’indirizzo del file secondo necessità.
La schermata dentro agli eventi si presenterà all’incirca così:
schermata eventi

e la parte relativa al posizionamento è dentro a “SEO Google Position”. Dentro a “SEO Google TLD” ad esempio c’è la parte relativa agli arrivi tramite le estensioni nazionali del motore di ricerca.
Come giustamente fanno notare nei commenti del post, è doveroso ricordarvi che un evento conta come un’azione, per cui l’uso di questo sistema avrà un impatto decisamente pesante sul vostro bounce rate. Il mio consiglio è quello di creare un altro profilo (non un profilo copia, che condivide lo script di tracciamento, proprio un altro profilo).


Sep 21 2009

GA per SEO: tracciare il posizionamento II

autore: Marco Cilia categoria: filtri tag: , , ,

André Scholten ha scritto su yoast.com un aggiornamento del suo metodo per tracciare il posizionamento delle parole chiave nelle SERP (le pagine dei risultati) di Google. E per me è doveroso darvene comunicazione, in modo che anche voi possiate fare le relative modifiche, se avevate letto soltanto il mio post relativo. L’aggiornamento è necessario perché Google sta introducendo un nuovo url delle SERP che veicolano traffico verso i siti, basato su tecnologia AJAX, che riporta come informazione aggiuntiva anche la posizione del link al momento del click.

Nel caso in cui stiate mettendo il piedi il metodo per la prima volta, vi ricordo che è necessario creare un profilo-copia, perché i primi due filtri sono distruttivi nei confronti di tutto il traffico che non proviene da Google organico. Una volta fatto il nuovo profilo-clone, si possono creare e applicare i primi due filtri descritti nel vecchio post (Ranking 1 e Ranking 2), e dopo aggiungere il terzo

Ranking 3:
filtro personalizzato – avanzato
campo A -> estrai A: Termine della campagna (.*)
campo B -> estrai B: Referral (\?|&)cd=([^&]*)
Output in -> Constructor: Definito dall’utente $A1 (posizione: $B2)
Campo A obbligatorio: si
Campo B obbligatorio: si
Sostituisci campo di output: si
maiuscole/minuscole: no

(che in realtà noi conosciamo già, ve l’ho descritto in questo post).
Questi tre filtri insieme mostrano il posizionamento, e la cosa vale per tutti coloro che cliccano un risultato dopo aver fatto una ricerca su un datacenter che è già stato aggiornato. Le SERP che implementano il cosiddetto “universal search” non sono da meno. Nel post su yoast, André fa l’esempio di una ricerca per “pizza Amsterdam”, la cui parte superiore della pagina dei risultati è monopolizzata da una mappa e dai risultati del Local Business Center. Un eventuale click sul primo risultato “classico” porterà come posizione 11, e non 1, perché Google li elenca così (è una cosa che avevamo già trattato parlando del tracciamento delle immagini nelle SERP).

Discorso inverso invece per i sitelink, che inviano un numero compreso tra 1 e 8 a seconda della posizione in cui si trovano all’interno della voce che li contiene. Se siete fortemente interessati ai sitelink, André propone di creare un ulteriore profilo-copia, applicare i tre filtri menzionati sopra, e di aggiungerne uno (che si chiama erronamente Ranking 5 solo perché era presente un quarto filtro eliminato dopo alcuni commenti di attenti lettori):

Ranking 5:
filtro personalizzato – includi
Campo filtro: Referral
Pattern filtro: oi=(oneline_sitelinks|smap)

oneline_sitelinks sono i sitelink su una riga, smap quelli “classici” su due colonne. Includendo questo filtro gli unici risultati che vengono mostrati nel profilo sono quelli relativi ai sitelink, pertanto vi permette di fare accurate analisi su quali e quanto essi vengano cliccati.

Come chicca finale – che non conoscevo – André dice che le ricerche fatte sulle declinazioni nazionali di Google (quindi tutte le versioni tranne google.com) hanno un ulteriore parametro meta= che indica quale tra le tre scelte è stata fatta dal navigatore sulle opzioni “Cerca: nel web, pagine in italiano, pagine provenienti da: Italia”

tre_opzioni

Creando l’ennesimo profilo-clone ed applicando il filtro

Web/Lingua/Paese
filtro personalizzato – avanzato
campo A -> estrai A: Referral (\?|&)meta=([^&]*)
Output in -> Definito dall’utente $A2

avrete anche la possibilità di capire in che percentuale vengono usate quelle tre opzioni per arrivare al vostro sito. Avete visto a quante domande si può dare risposta con Google Analytics? ;-)


Apr 20 2009

Mostra il ranking del sito nei tuoi rapporti

autore: Marco Cilia categoria: filtri tag: , , ,

Non appena si è diffusa la voce che Google sta modificando le informazioni passate nei referrer delle ricerche (si veda anche Alessio Semoli) sono fioccate le supposizioni su cosa significhino i nuovi parametri che vengono inviati. Secondo la versione che va per la maggiore, il parametro cd= conterrebbe la posizione del nostro sito nelle pagine dei risultati del motore, consentendo di conoscere il posizionamento del sito per ogni chiave ricercata (e cliccata) dagli utenti.

Mi sono subito messo a scrivere un filtro per mostrare questa importante informazione nei report, ma mentre ero ancora nella fase di affinamento della regular expression (e bloccato soprattutto dal fatto che non ho ancora trovato un referrer “nuovo”) sul sito websharedesign.com è apparso il filtro fatto e finito. Diamo quindi a Cesare quel che è di Cesare, perché intanto stavo percorrendo la stessa strada ma ero solo leggermente più indietro.

Il filtro è di tipo personalizzato/avanzato, e ha i seguenti parametri:

Campo A -> Estrai A: Termine della campagna – (.*)
Campo B -> Estrai B: Referral – (\?|&)(cd)=([^&]*)
Output in -> Constructor: Termine della campagna – $A1 ($B2)
Campo A obbligatorio: SI
Campo B obbligatorio: SI
Sovrascrivi campo di output: SI
Maiuscole/minuscole: NO

Questo filtro presuppone che non abbiate campagne Adwords, e se le avete dovrete applicare un’altra procedura in due step.

Il mio consiglio è quello di testare il filtro su un profilo-copia per due motivi: il primo è il solito, ovvero evitare di distruggere dati di produzione ed essere sicuri che il filtro funzioni adeguatamente; il secondo è una domanda che ho postato nei commenti e che al momento è in moderazione: secondo me questo filtro porta ad una disaggregazione delle keyword di ingresso; se prima la keyword “hotel roma” era unica, applicando il filtro potremmo trovarci ad avere sia “hotel roma (5)” che “hotel roma (8)”, poiché è variata la posizione in SERP del nostro sito su una determinata parola chiave. In settori molto competitivi, come ad esempio il turismo, questo potrebbe portare ad avere risultati molto frammentati e la necessità di riaggregare in fase di analisi dati che lo erano già in origine prima di applicare il filtro.

Inoltre, come noto, gli utenti che fanno ricerche mentre sono loggati ad un Google Account visualizzano risultati differenti e personalizzati rispetto a chi non lo è (Google infatti mostra più in alto risultati che abbiamo già cliccato in passato): il rischio è che vi siano una moltitudine di parametri cd= differenti per query uguali, a prescindere dalla reale posizione nelle pagine dei risultati.

Concludo dicendo due cose: la prima è che il nuovo referrer è ancora in “fase sperimentale”, cioè ha iniziato ad essere inviato solo da alcuni server, e probabilmente ci vorrà ancora del tempo prima di vederlo all’opera (ovvero il filtro potrebbe non fornire nessun risultato anche se corretto). La seconda è che, naturalmente, siccome stavo lavorando su un mio filtro analogo non ho testato questo. Prendete la segnalazione così com’è :)


Nov 27 2008

Evitare contenuti duplicati a causa di GA

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , , ,

gioco di specchiQuando illustro come Google Analytics tiene traccia delle campagne, con l’uso di parametri proprietari negli URL delle pagine sul sito, spesso vengono fuori le domande “ma quegli URL sono indicizzati?” e “ma quello non è contenuto duplicato?” (mi ricordo che ne parlammo anche al primo corso gratuito di GA a Verona, con YoYo – formazione rotolante e Stefano Gorgoni). La risposta a tutti gli effetti è si, gli url delle campagne vengono indicizzati a meno che non siano esplicitamente bloccati tramite META TAG o file robots.txt (e non sempre è possibile), e se vengono indicizzati rappresentano un URL che presenta gli stessi contenuti di un altro.

Premetto che non sono un SEO e mi occupo di posizionamento solo per i siti che creo, ma che sono dentro al settore, mi documento e mi confronto con amici e colleghi perché spesso le considerazioni che si traggono dalle analisi si possono tramutare in consigli per il posizionamento o devono tenere conto delle azioni per il posizionamento fatte autonomamente dal cliente o da altri consulenti. Detto ciò, se questa situazione vi spaventa e non volete rinunciare all’uso delle campagne, un suggerimento viene da Benjamin Mangold: sostanzialmente il suggerimento è di usare la funzione _setAllowAnchor(true) (di cui vi avevo già parlato) e di cambiare il punto interrogativo ( ? ) negli URL da diffondere per la campagna con il cancelletto ( # ). Si tratta effettivamente di un uso “creativo” della funzione, che probabilmente non è stata creata per questo motivo.

Per definizione Google non indicizza nulla di quanto vi sia in un indirizzo web dopo al carattere cancelletto, poiché il cancelletto viene usato in HTML per indicare delle ancore interne alla pagina web, quindi per definire link a punti differenti della stessa pagina. Combinando queste due informazioni si ha la soluzione al problema degli eventuali contenuti duplicati.

[photo credit LollyKnit su Flickr]