Aug 29 2016

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Tag Manager diventa grande: ecco i workspaces

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Viene sempre un momento, nella vita di un prodotto Google, in cui accadono due cose: il prodotto viene ritirato ( 😀 ) oppure diventa “adulto” a tutti gli effetti. Oggi possiamo dire che il già ottimo Google Tag Manager, compagno quasi inseparabile di ogni installazione di GA che si rispetti, entra nella sua fase matura con il lancio dei workspaces, che sono una cosa diversa dagli ambienti già disponibili da tempo.

Siccome l’ho avuto in anteprima da un paio di mesi, vi dico subito una cosa: se siete alle prime armi o peggio siete ancora nel mondo di coloro che non usano Google Tag Manager, lasciate stare… Il tema è ampio e richiede una certa padronanza dello strumento e dei meccanismi di fondo. Iniziare direttamente dai workspace (“area di lavoro” nell’interfaccia italiana) significa avere una curva di apprendimento ripidissima.

I workspaces nascono per risolvere uno dei dilemmi più grandi della collaborazione tra utenti nel TagManager: come faccio a lavorare su alcuni tag mentre altri lavorano su tag diversi? come ci coordiniamo per le pubblicazioni? perché non posso pubblicare selettivamente i tag?
Ebbene, creare un workspace significa innanzitutto clonare la versione corrente del container, cioè fare quella che nel gergo degli sviluppatori e dei sistemi di versioning e deploy viene definita “una branch“. Creato il workspace io posso iniziare a lavorare in tranquillità alle mie modifiche, senza fretta e senza dovermi preoccupare di rimettere a posto le cose a fine giornata perché qualcuno nottetempo potrebbe pubblicare una versione con le mie cose a metà.
Quindi lavoro per ipotesi per tre settimane alle mie modifiche. Nel frattempo qualcuno fa una modifica banale e pubblica. Cosa accade?

Ipotesi 1: la modifica fatta è completamente scollegata dalle mie. E’ un tag diverso, un trigger diverso, una variabile diversa. Il sistema al mio prossimo login mi notifica che il mio workspace è “fuori sync” e mi invita ad aggiornarlo. Le modifiche fatte vengono importate nel mio workspace, e tutti vivono felici e contenti.
Ipotesi 2: la modifica fatta è in conflitto con una delle mie. Magari hanno cambiato lo stesso tag, magari hanno aggiornato una regola che avevo già modificato nel mio workspace. Il sistema mi dice che il mio workspace è fuori sync, e mi invita a risolvere il conflitto con una elegante interfaccia di questo tipo

conflitti workspaces

In questo caso il tag GA – Pageview – Standard ha 4 modifiche (sono le righe evidenziate, quindi Enable Display Advertising Features, page, userId e cookieDomain), e per ognuna di esse io devo dire al sistema quale versione tenere. Quindi potenzialmente posso “ibridare” il mio tag obsoleto senza dover accettare tutte le modifiche fatte, ma selezionando di volta in volta quel che mi serve.

La cronologia delle modifiche è ovviamente separata per ogni workspaces, mentre un punto a sfavore della feature è l’impossibilità di “bloccare” alcuni utenti su un certo workspace o di creare workspace limitati ad un singolo folder di tag. Questo avrebbe permesso ad esempio di abilitare alcuni utenti esterni per il tempo necessario a fargli modificare dei tag di loro interesse, senza possibilità di fare danni altrove. Ma non è detto che in futuro non si potrà fare anche questo.

Chiaramente la feature è tanto più interessante quanto più grande è il team che lavora sul GTM di turno. E’ una feature rivolta espressamente al mercato Enterprise, e infatti la versione free del GTM può creare un massimo di tre workspace (il default + due custom), mentre la versione 360 di GTM (si, esiste anche la versione a pago, casomai non lo sapeste 😀 ) ne può creare infiniti.

Infine una menzione ad un nuovo livello di accesso utente nel Tag Manager, il livello “approvazione”. Il livello modifica può creare ed editare workspaces, ma non li può pubblicare, mentre il livello approvazione può farlo.

In soldoni, dopo averlo provato un po’ ribadisco che non è una feature per tutti, e che potenzialmente può incasinare la vita. Ma se niente niente avete messo mano a container giganteschi, o Tag Manager dove ci sono 4 o 5 aziende che ci mettono mano, avrete tutto l’interesse ad imparare ad usare BENE questa nuova attesissima funzionalità.

[In coda, segnalo il sempre ottimo post di Simo Ahava, che come me l’ha avuto in anteprima ma ha avuto molto più tempo per scrivere… un’enciclopedia 😀 ]


Mar 16 2016

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Svolte epocali di un martedì qualsiasi: Google Analytics 360 suite

autore: Marco Cilia categoria: ga-premium tag: , , , ,

Quando annunciarono Google Analytics Premium ero in pizzeria. Ieri mentre annunciavano Google Analytics 360 suite ero in hamburgeria. Il connubio tra i balzi avanti del mercato delle analisi dei dati e la mia pancia è evidente, e sicuramente c’è correlazione e consequenzialità 😀

Quindi, quando agli albori di questo blog parlavo della cosiddetta “business platform“, credo – col senno di poi, è facile 🙂 – che parlassi proprio di questa suite, anche se non lo sapevo.

La nuova Google Analytics 360 suite, proprio come si intuisce dal nome, è un insieme di prodotti noti e nuovi che vengono unificati affinché possano esprimere insieme il proprio potere dirompente. Tutto nasce da Google Tag Manager 360, una specie di Tag Manager Premium che costituisce le fondamenta del sistema. Immaginiamo che avrà le stesse funzionalità del TagManager che già conosciamo, più qualche feature espressamente rivolta al mondo Enterprise e utile per l’integrazione con gli altri strumenti della suite. Google Analytics Premium diventa Google Analytics 360: al momento non hanno annunciato nessuna novità, ma è facile immaginare che una suite che produce più dati avrà bisogno di report e funzionalità nuove anche nel sistema che nella suite è preposto ad analizzare i dati e fornire gli insights. Adometry, comprato tre anni fa da Google, diventa Google Attribution 360 ed è stato riscritto da zero per meglio integrarsi nell’ecosistema di BigG. Attraverso Attribution 360 è possibile calcolare complessi modelli di attribuzione e media mix, anche on/offline (in USA ad esempio attraverso Adometry si può calcolare il ritorno dell’online sugli spot TV).
Google Optimize 360 è un nuovo strumento di test&target (il nome vi ricorda qualcosa? 😀 ): nelle intenzioni dovrebbe, a partire da un normale segmento di GA, creare un pool di utenti che possono essere oggetto o di un test (A/B test o multivariato, con interfaccia grafica per creare le varianti senza intervenire nel codice) o di una personalizzazione (mostrare contenuti diversi al pool selezionato).
Google Audience Center 360, altra grossa novità, è la DMP (Data Management Platform) powered by Google, in grado di prendere una utenza (ad esempio sempre dal classico segmento GA), espanderla con dati integrati come una qualsiasi DMP e sincronizzarsi con altri tool esterni. Sarà interessante capire come si integra con Doubleclick, perché sarebbe decisamente promettente!
A fare da collettore per tutto questo, Google Data Studio 360, uno strumento di reporting grafico collaborativo con i presupposti di Google Drive (collaboration, condivisione), l’import dei dati da prodotti Google (e sis spera terze parti) e una potente interfaccia grafica customizzabile per manipolare e mostrare i dati. Tanto per rendere l’idea, è qualcosa che si avvicina a un Tableau o un Klipfolio.

Come per tutte le novità succulente, non vedo l’ora di metterci le manine sopra e giocarci a più non posso! voi? 😀


Sep 30 2015

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I dati come i LEGO

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Ultimamente, sempre più spesso, mi è capitato di parlare con persone e intuire come nella loro testa fosse difficile capire le relazioni che ci sono tra gli strumenti che utilizziamo, il modo di trasportare i dati e la loro rappresentazione nel sistema. Grossomodo è la stessa relazione esistente tra chi dice genericamente “il posizionamento” sui motori di ricerca, e un SEO attento che invece conosce la differenza tra fasi distinte di crawling, indicizzazione e ranking (lo so, anche questa è una semplificazione).

La cosa è evidente soprattutto quando si parla di Enhanced Ecommerce e quando di mezzo c’è il/un TagManager. Vediamo di provare a fare chiarezza.

I bei tempi andati

Nei tempi che furono esisteva una relazione stretta, quasi 1:1, tra quel che si faceva in pagina con Google Analytics e la rappresentazione che ne usciva fuori nello strumento: metto il codice di base? ho le pageview. Metto un trackEvent su un pulsante? ogni volta che lo premo avrò un evento su Analytics. Facile, preciso, indolore. Il controllo era assoluto, e ogni azione provocava una reazione. Ho un Ecommerce? metto un ALTRO tag particolare sulla thankyou page per dire ad Analytics che l’utente ha comprato, e cosa, e quanto ha speso eccetera…

l’avvento del TagManager

Il primo “scollamento” tra la relazione stretta è stato l’inserimento del TagManager. Non esiste più una relazione 1:1 tra quel che faccio in pagina e quel che ritrovo sullo strumento (o almeno, non necessariamente anche se si può fare in modo che accada), semplicemente perché in mezzo c’è un altro sistema che possiede una logica propria ed è in grado di “fare cose”. Metto il contenitore del TagManager e dentro c’è il codice di base di GA? ho le pageview. Dentro ci metto un evento GA con la stessa regola? allora avrò per OGNI pagina ANCHE un evento su Google Analytics (non fatelo, non ha senso 🙂 ). Creo un evento GA che parte solo sul click di un bottone, che intercetto con GTM? allora avrò un evento esattamente quando mi serve. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, deriva da una scelta infelice degli ingegneri del TagManager, che hanno creato un metodo per pompare informazioni dentro al dataLayer (la struttura di dati che viene letta automaticamente dal GTM) dandogli un naming particolare: event. Ora, quando si usa la sintassi

dataLayer.push({'event': 'video', 'titolo': 'video corso di GA'});

NON si sta creando un evento Google Analytics con category “video” e action o label “video corso di GA” (infatti il TagMAnager non serve solo per GA, questo in teoria dovrebbe essere sufficiente a chiarire la cosa, ma così non è). Si sta semplicemente dicendo al TagManager che c’è una situazione (purtroppo si chiama evento, ma possiamo chiamarlo message, o push) e che la parte di dataLayer che si chiama titolo va aggiornata con l’informazione “video corso di GA”. Se vogliamo farne un evento GA dovremo configurare un tag GA di tipo evento, con category fissa e action o label presi da una variabile dataLayer che legge “titolo”.
Se questa parte di dataLayer esisteva già, l’event fa l’update, se invece non esisteva la crea. E qui inizia il gioco delle costruzioni con i mattoncini. Per ulteriori dettagli tecnici vi invito a leggere il GTMtips #26 di Simo Ahava

l’Enhanced Ecommerce sul TagManager

Il secondo scollamento totale tra quel che si fa in pagina, come viaggiano i dati e che risultato otteniamo in interfaccia è stato l’Enhanced Ecommerce. Per far si che l’Enhanced Ecommerce funzioni a dovere, è necessario fornire i dati in un certo modo. Se si usa il Google TagManager alla pagina linkata ci sono le istruzioni e le configurazioni necessarie affinché questo accada. Ma sono un po’ fuorvianti 🙂
Bisogna capire per bene i tre momenti distinti che servono per arrivare al risultato finale:

  1. devo mettere nel GTM le informazioni necessarie, facciamo l’esempio di 4 impressions. La parte rilevante è QUANDO riesco ad avere queste informazioni. Il programmatore potrebbe averle già quando si crea la pagina, e metterle nel dataLayer che c’è in HEAD. Oppure potrebbe avercele solo ad un certo punto del sorgente della pagina, e quindi fare un dataLayer.push nel body, dopo il contenitore.
  2. devo inviare le informazioni a GA: se le informazioni sono nel dataLayer in HEAD, mi basta il tag di base di GA opportunamente provvisto della spunta “usa Ecommerce avanzato” e “usa struttura livello dati”. Il sistema accoda le informazioni sulle impression a quelle della pageview, per risparmiare hit. Finito. Se invece il programmatore ha dovuto fare un push dopo il contenitore (quindi al 99% DOPO CHE LA PAGEVIEW è già partita verso i server di Google), allora le mie impressions stanno si nel dataLayer, ma ci restano finché non si comunica di nuovo con i server PRIMA di cambiare pagina: ricordate che il dataLayer riparte da zero ad ogni cambio pagina. Allora mi servirà un evento Google Analytics, anche un evento fake inutile per le analisi, che provvisto delle stesse spunte di cui sopra mi fungerà da trasporto per i dati delle impressions

La cosa è spiegata bene solo nell’esempio della thankyou page

EE-purchase

“pusha i dettagli della transazione nel dataLayer usando l’action purchase, insieme ad un evento che azionerà un tag evento con le opzioni ecommerce. In questo esempio, i dettagli della transazione sono conosciuti nel momento in cui la pagina carica, e saranno inviati con una pageview quando si aziona gtm.js (cioè quando si apre la pagina, ndMC)”

conclusioni

Con gli strumenti a disposizione oggi è necessario comprendere bene quale sia il flusso dei dati in fase di collezionamento e di invio. Dimentichiamoci delle relazioni dirette: la pagina parla col dataLayer, che parla col TagManager, che parla con Google Analytics (che parla con noi 🙂 ). Ognuno di questi passaggi ha delle peculiarità e dei punti di attenzione, ma presenta anche grandi opportunità di modifica, razionalizzazione e pulizia dei dati.


Aug 25 2015

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Sequenze di tag nel TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Una delle più recenti e utili aggiunte al TagManager è quella delle “sequenze di tag“: si è sempre detto infatti che i tag lanciati sono tutti asincroni, e che il TagManager li lancia appena può. Questo è sempre vero, anche se in realtà esistono da tempo almeno alcuni strumenti che provano a mitigare il problema.

agganciare i tag a diversi eventi del TagManager: un tag agganciato a gtm.js verrà SEMPRE sparato prima di uno agganciato a gtm.dom, a sua volta lanciato prima di gtm.load. Si tratta di conoscere l’ordine con cui sono eseguiti i tre eventi fondamentali che avvengono sempre al caricamento di una pagina

– usare la “priorità di attivazione dei tag” nelle opzioni avanzate di un tag: di default i tag hanno tutti priorità 0, ma se si varia quel numero con uno maggiore, il GTM proverà a inviare prima quelli con il numero più alto. Nessuna garanzia di successo, in ogni caso…

– usare eventCallback o “hit richiamata”, che sono proprietà che hanno gli eventi su TagManager e i tag di Analytics: ogni volta che un push viene fatto o un tag GA viene eseguito, si può conoscere lo stato di OK o KO ed eseguire un altro comando. Maggiori dettagli in questo post di Simo Ahava

– giocare – pericolosamente – con catene di dataLayer.push(), custom HTML tag e attivatori specifici

L’opzione nativa di sequenza dei tag invece permette di specificare, dato un tag che chiameremo PRINCIPALE, un tag da eseguire PRIMA di esso (Simo li chiama setup tag) e un tag da eseguire DOPO di esso (cleanup tag). E’ possibile specificare se i tag dipendenti devono essere lanciati o no quando un tag non completa con successo il suo compito. Di default le opzioni dicono che non si blocca nulla, ma avete comunque la possibilità di variare la scelta. La cosa funzione anche per i tag di tipo custom HTML, anche se in maniera un po’ più complessa e tramite l’uso della nuova variabile HTML ID: per questo punto vi rimando direttamente al post di Simo che è sufficientemente articolato.

Poiché uno stesso tag può essere chiamato con un evento principale (ad esempio, l’apertura di una pagina) e anche come tag di setup e cleanup di un altro tag su un’altra pagina o di un evento sulla stessa pagina, si pone il problema di evitare gli invii multipli: questo compito è assolto da un’altra nuova opzione che si chiama “opzioni di attivazione del tag” e che presenta le seguenti scelte: illimitata (il tag viene sparato sempre), una volta per evento (il tag viene sparato solo una volta all’interno dello stesso evento GTM), una volta per pagina (il tag viene sparato solo una volta sulla pagina corrente).
Quest’ultima opzione ci viene in aiuto anche in altri casi particolari dove vogliamo evitare la duplicazione dell’invio di tag particolari (penso ad esempio ai contatori) nel caso in cui la configurazione corrente consenta di farlo; prima era necessario scrivere e duplicare parecchie regole ed eccezioni, adesso possiamo demandare questo lavoro direttamente al Google Tag Manager.


Jun 14 2015

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TagManager vendor template

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Uno dei due ingegneri a capo del Google Tag Manager – Brian Kuhn – ha da poco annunciato una novità molto importante: il prodotto ora introduce uno standard aperto per la creazione dei template dei tag, e soprattutto demanda ai singoli vendor la loro creazione tramite un processo di iscrizione – submit, testing&verifica e approvazione: il tag template program.

Se avete mai fatto delle installazioni un po’ corpose avrete usato quasi sicuramente tag di Analytics e AdWords: per essi ci sono dei comodissimi template che rendono il lavoro veloce, facile e praticamente a prova di errore. Se avete aggiunto dei tag diversi (Criteo fino a qualche tempo fa, ma anche solo un conversion pixel di Facebook al quale passare la revenue di un acquisto) avrete dovuto giocare con i tag HTML custom, con il rischio di perdere tempo nel capire come mai il tag non funzionava o peggio il contenitore non validava. Una volta ho perso più di mezz’ora su un tag HTML custom perché mancava un apostrofo su migliaia di caratteri.

Questo da ora in poi potrebbe ridursi, perché ogni strumento di marketing che richiede tag ha la possibilità di iscriversi al programma e di creare in autonomia i suoi template, che dopo essere stati validati da Google saranno resi disponibili agli utenti di tutto il mondo. La prima infornata di questi nuovi tag comprende:

  • Affiliate Window
  • Ve Interactive
  • Neustar
  • Eularian
  • Mouseflow
  • Nudge
  • SearchForce
  • TradeDoubler
  • Google Consumer Surveys

Il Tag Manager vuole diventare uno strumento sempre più facile da gestire e alla portata di tutti, e questa mossa sono certo che vada nella direzione giusta


Apr 26 2015

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Dovrei passare al TagManager V2?

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag:

Da qualche settimana ormai Google ha reso possibile la migrazione alla nuova interfaccia di gestione del TagManager, raggiungibile dall’indirizzo tagmanager.google.com. In precedenza la creazione di un account su quell’indirizzo permetteva di usare la nuova interfaccia, ma la cosa valeva solo per i nuovi account: cliccando su un container in versione “v1” si veniva riportati all’interfaccia precedente.
La cosa era aggirabile al prezzo di esportare completamente il contenitore e reimportarlo nella V2, ma questo costringeva a cambiare l’ID del contenitore sul sito, e quindi a ritaggare almeno in parte le pagine.
La procedura di migrazione, attualmente completamente volontaria, invece permette di trasferire un account (e non un singolo contenitore) dalla vecchia alla nuova interfaccia, e la domanda è: “mi conviene farlo, o posso aspettare che Google migri tutto automaticamente per tutti, a inizio Giugno?”

Beh, la risposta è che la nuova interfaccia cambia in po’ di cose, e il passaggio non è del tutto indolore: è necessario un po’ di tempo e ci vuole un po’ di pratica prima di capire bene come funziona il tutto: la differenza più grande è che ad esempio le Regole si chiamano Attivatori, e sono integrati all’interno dei tag: durante la creazione di un tag si devono fornire sia le informazioni su cosa faccia attivare il tag, sia le informazioni su quanto il tag debba essere attivo (per i clic listener, ad esempio).

Insomma il mio consiglio è quello di andare sulla nuova interfaccia e creare un account di test, fare delle prove e procedere alla migrazione prima dello switch forzato: in questo modo si potranno fare dei piccoli miglioramenti che saranno necessari perché la migrazione per mantenere la compatibilità non effettua uno switch “pulito”. Intendo dire che la situazione che si trova dopo la migrazione, soprattutto per i contenitori più complessi, non è esattamente quella che si avrebbe creando la stessa struttura da zero sulla V2; ovviamente il funzionamento sarà lo stesso, ma sicuramente il tutto sarà migliorabile. Sapere per tempo cosa toccare farà sicuramente risparmiare fatica.


Dec 14 2014

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Venerdì 19 al convegno GT

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Non sia mai che mi dimentichi di avvisarvi che durante il convegno GT Venerdì prossimo, 19 dicembre alle 14.20 in sala workshop (o in streaming), terrò un intervento di 80 minuti dal titolo un po’ provocatorio: “Google Tag Manager: smetti di leggere post che ne parlano e impara ad usarlo!” 🙂

La cosa vorrebbe anche risolvere in parte un problema che molti mi pongono da qualche mese, cioè dove ci si possa formare sullo strumento; lo strumento è ancora più criptico di Google Analytics, e vi devo confessare che non ci sono tante risorse. Vi elenco quel che uso io, oltre che tante tante tante prove:

Non è molto, lo so, il resto sono post che mi capitano sotto agli occhi “di seconda mano”, cioè sharati da qualcuno dei miei contatti. Serendipity, la chiamano…

Ci vediamo al convegno GT? passi a salutarmi? 🙂


Oct 20 2014

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Esporta e importa configurazioni dal TagManager (e nuova interfaccia)

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Qualche giorno fa è stata svelata al pubblico la nuova versione dell’interfaccia del Google Tag Manager, uno strumento sempre più popolare ed interessante per velocizzare il digital marketing moderno. Le novità sono tante, ma una in particolare è passata completamente inosservata nei post che ho visto in giro: da adesso è possibile esportare e importare intere configurazioni. Tutti voi dovreste vedere una nuova voce nel menu attuale del GTM:

GTM-export

L’export avviene in formato JSON, mentre l’import può comportare due opzioni:

  • L’import sostituisce completamente il contenitore corrente
  • L’import unisce il contenitore importate con quello corrente

Oltre che essere utile per la migrazione all’interfaccia nuova, che vedremo tra poco, questo consente anche di avere un contenitore “repository” con tutto lo scibile che si può mettere a disposizione, e di usarlo velocemente per creare configurazioni alle quali basta poi togliere le feature inutili. Attualmente infatti ogni nuova configurazione riparte da zero.

Per quanto riguarda le altre novità, una strettamente collegata è l’introduzione delle API del TagManager. Ad esempio l’ottimo Simo Ahava ha già prodotto un primo “clonatore” di configurazioni, oltre a dun visualizzatore delle dipendenze di tag e regole. Come sempre, Google ha capito che fare un’API darà ampio respiro al prodotto e permetterà a molte persone di guadagnare dei soldi, man mano che le esigenze e le soluzioni aumenteranno.

E veniamo all’interfaccia, completamente rinnovata: la cosa più semplice è provarla andando su tagmanager.google.com, avendo bene in testa però che non esiste un processo di migrazione dei contenitori. Attualmente quindi avete due possibilità:

  • Continuate ad usare la vecchia interfaccia per i vecchi contenitore e la nuova per i futuri
  • Usate l’export e l’import per migrare alla nuova versione

In futuro, ha già chiarito Brian Kuhn su Google+, ci sarà la possibilità di fare opt-in per un processo di migrazione automatica, quindi niente paura!
Le novità principali sono:

  • gestione di account e contenitori in stile “Google Analytics”, nella sezione Admin: le colonne e le icone vi risulteranno molto familiari. Anche la possibilità di filtrare per nome “al volo” sarà molto utile a che gestisce decine o centinaia di account (uno a caso, ad esempio 🙂 )
  • overview migliorata, con il differenziale delle modifiche non ancora andate online. Questo può salvare ore di lavoro, perché ogni tanto ho visto fare modifiche nella bozza del contenitore, provarle in preview e dimenticarsi di pubblicare per il resto del mondo!
  • le regole ora si chiamano TRIGGERS, e funzionano leggermente in modo diverso da prima. Ovvero i triggers hanno sempre almeno due condizioni per essere definiti: CHE EVENTO si sta aspettando e DOVE lo si sta aspettando (definito tramite un filtro)
  • i tag di listener non esistono più: sono stati resi impliciti nel fatto che se ho un trigger di tipo EVENTO CLICK sulla pagina X, allora dovrà per forza esserci anche un listener di click. Keep it simple! 🙂
  • le macro ora si chiamano VARIABILI. Ha molto più senso così, non s’era mai capito perché la scelta di quel nome niente affatto parlante per i profani. In aggiunta, le variabili create automaticamente dal GTM quando si crea un contenitore possono essere nascoste, se non servono.

All’inizio ho trovato un po’ spiazzante la nuova interfaccia, ma sto iniziando ad abituarmici. Vi consiglio di fare delle prove perché non si tratta di un passaggio completamente “liscio”, secondo me. E’ in ogni caso un deciso passo nella direzione giusta. Prossimamente mi aspetto l’introduzione delle “cartelle” di tag, per mettere ordine negli account più grossi, una migliore gestione del multi-utente, con permessi differenziati per team distribuiti e magari anche un processo di approvazione multi-livello.

Sempre in tema di novità segnalo anche il rifacimento dell’estensione di Chrome “Tag Assistant“. Qui al momento continuo a preferire la versione vecchia, ma chissà…


Oct 15 2014

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Il bounce rate accomodato nell’era di Universal e TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Vi ricordate del post in cui parlavo del bounce rate “accomodato”, cioè dell’ipotesi di non considerare bounce le visite che restano sul sito oltre un tot di tempo? Sebbene io sia contrario a questo genere di modifiche, resta un fatto che invece molte persone lo usano, per cui ho pensato di aggiornare la sintassi ai tempi di Universal Analytics. In sostanza la sintassi da usare sarebbe questa:


<script>
  (function(i,s,o,g,r,a,m){i['GoogleAnalyticsObject']=r;i[r]=i[r]||function(){
  (i[r].q=i[r].q||[]).push(arguments)},i[r].l=1*new Date();a=s.createElement(o),
  m=s.getElementsByTagName(o)[0];a.async=1;a.src=g;m.parentNode.insertBefore(a,m)
  })(window,document,'script','//www.google-analytics.com/analytics.js','ga');

  ga('create', 'UA-XXXXXX-1', 'auto');
  ga('send', 'pageview');
  setTimeout("ga('send', 'event', '15_seconds', 'read')",15000);

</script>

Se invece usate il TagManager la cosa si risolve in un altro modo:

1) Create un nuovo tag di tipo “listener timer” fatto così:

Schermata 2014-10-12 alle 18.05.55

2) Create una regola come questa:

Schermata 2014-10-12 alle 18.07.24

3) create un tag di tipo evento, con Category ’15_seconds’ e Action ‘read’ e fatelo partire sulla base della regola creata al punto 2

4) create e pubblicate una nuova versione del contenitore.

Facile, no? 🙂


Jul 03 2014

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Nuovo debugger interno al TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag:

Se usate il Google Tag Manager ad un livello medio/avanzato, immagino che sappiate di cosa parlo quando dico WASP, Observepoint, dataLayer inspector, dataSlayer… sono estensioni di Chrome il cui scopo è (anche) quello di mostrare i valori del dataLayer. questo perché il dataLayer non è statico e immutabile, una volta creato su una pagina, ma può subire modifiche grazie ai push e inoltre contiene anche dei valori che non sono inseriti da noi ma sono propri della sua esistenza, e che a volte tornano utili.

Da ieri gli ingegneri di Google hanno rinnovato – pesantemente rinnovato – la finestra di anteprima delle versioni del contenitore, passando da un anonimo frame con l’elenco dei tag e delle condizioni per cui partivano o meno ad una finestra piena zeppa di informazioni utili a spremere al massimo il dataLayer, sempre con l’intento di lavorare meno far risparmiare tempo e denaro ai clienti ( 😛 ).
Ecco come si presenta adesso la finestra

GTM-debug-UI

Gli elementi principali del cambiamento sono:

  • nel riquadro verde ci sono i tag che sono partiti. Ogni tag è cliccabile e riporta informazioni sulla sua confogurazione (valori, regole di invio, ecc). Stessa cosa avviene per i tag NON inviati, sotto.
  • nel riquadro blu ci sono gli eventi, in ordine di esecuzione, che vengono sentiti dal TagManager. Oltre che dare un’idea di cosa accade quando, quel riquadro funziona anche da filtro per i tag. Questo significa che se premo “pageview” ottengo la situazione dei tag al momento in cui il TagManager capisce su che pagina si trova, mentre se premo “page load” ottengo la situazione al momento della fine del caricamento della pagina (evento gtm.load), perché potrebbero anche essere cose diverse. Se c’è un push successivo, o un click, il riquadro impila ulteriori “momenti”, anch’essi ispezionabili.
  • il riquadro rosso invece di permette di ispezionare i tag, come abbiamo detto finora, oppure i valori delle macro (molto comodo sapere il valore di ogni macro in qualunque momento, permette di testare velocemente i falsi positivi senza ricorrere ad alert o console.log) oppure il valore complessivo del dataLayer. Il tutto sempre potendo filtrare per momento tramite il riquadro blu. Quindi ad esempio il dataLayer finale al caricamento di una pagina sarà diverso da quello visibile dopo un messaggio conseguente ad un dataLayer push

Trovo che questa visualizzazione sia un balzo gigantesco in avanti nella comprensione, e quindi nel miglior utilizzo, dello strumento da parte degli utenti. Il tipo di controllo che si può attuare è molto accurato e specifico, e in ogni caso si risparmierà tempo durante i setup, con beneficio di tutti. Credo che disinstallerò subito l’estensione dataSlayer 🙂