Aug 04 2009

Un serio concorrente free per GA?

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , , ,

Forse il titolo non è del tutto corretto; concorrenti free per Google Analytics ne esistono, e alcuni di essi sono molto flessibili, al punto che non è affatto escluso che per alcuni progetti non siano da preferire allo strumento Google. E’ che da quando c’è notizia dell’accordo Microsoft-Yahoo tutti si sono concentrati sull’aspetto search, che giustamente la farà da padrone, e pochi sul resto, ad esempio sugli strumenti di web analytics.

Se ricordate bene, qualche mese fa Microsoft ha chiuso il suo programma AdCenter (ex Gatineau, ex DeepMetrix) in modo definitivo perché scontenta degli scarsi risultati ottenuti fino ad allora. Yahoo, per contro, procede a gonfie vele con YahooWebAnalytics (ex IndexTools), tanto che da poco hanno aperto un programma di assistenza ufficiale sulla falsariga dei Google Analytics Authorised Consultants. La domanda che mi frulla in testa è: perché Microsoft non dovrebbe “portare in dote” il suo team e il suo know-how di AdCenter a Yahoo per potenziare YWA? Ragioniamo un attimo:

  • il punto due del post riassuntivo del TagliaErbe parla di “esclusiva sulle tecnologie di ricerca”, quindi non tocca altro che il search.
  • il punto cinque invece tocca da vicino: il display advertising resterà separato, e YWA è dato gratuitamente ai publisher di questa tipologia.
  • il punto sei sembrerebbe calzare a pennello: Yahoo continuerà a innovare, anche foraggiata da tecnologia Microsoft.
  • quanto al punto sette, non possiamo considerare AdCenter un prodotto di Microsoft, perché formalmente non esiste più.
  • AdCenter era molto forte nella segmentazione demografica dei visitatori, essendo basata e integrata su cookie Microsoft presenti in buona parte dei computer mondiali (basti pensare agli iscritti a Windows Live Messenger, o Windows Live, tanto per citarne un paio). YWA ha una funzione simile, ma non mi risulta sia così potente.
  • Il team di AdCenter deve essere stato dirottato su altri progetti (si parlava del futuro Microsoft Commerce), ma ritengo sarebbe più contento e stimolato se confluisse nell’equivalente Yahoo.

Insomma, a parte un punto da risolvere, vedo solo benefici per questa ipotetica fusione di prodotti. Considerato che i dati dei visitatori sono un grande veicolo di conoscenza per i motori di ricerca, non credete anche voi che Microsoft e Yahoo dovrebbero dare vita a questo grande concorrente di Google Analytics?


Aug 03 2009

Libro Web Analytics di Alessio Semoli

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

libro-web-analyticsDa qualche giorno ho terminato la lettura del libro “Web Analytics – il segreto di un progetto di successo sul web” di Alessio Semoli, edito da Hoepli. L’ho acquistato appena uscito, oserei dire in prevendita perché ci ha messo qualche giorno ad essere disponibile, perché ero molto curioso rispetto a un libro tutto italiano sulla materia. Tutti i libri di WA acquistati finora sono in inglese, e il panorama in lingua italiana mi è sempre sembrato sconfortante. Il libro di Alessio non è niente di trascendentale, per chi lavora un minimo nel campo, ma ha il grande pregio di mettere in ordine tutta una serie di concetti legati al mondo della web analytics e ai suoi dintorni. L’esposizione è sempre chiara, a parte alcuni passaggi giocoforza più “tecnici” (ma niente codice, non vi preoccupate), e la lettura è scorrevole. Piacevoli anche gli excursus finali sulla video analytics e le annotazioni sulle leggi collegate alla WA. E’ un libro che consiglio a chi è interessato ad avvicinarsi alla materia, o ci è entrato da poco, e a chi vuole una trattazione organica e ragionata dell’argomento. Acquisiti i concetti del libro di Alessio si potrà poi passare ad alcuni classici (tra cui – ma non solo – quelli esposti nel vecchio post “bibliografia essenziale“, che però erano strettamente legati a GA)

Giusto per legarci anche un po’ di Google Analytics: facendo una ricerca su Google per “libro alessio semoli”, il sito di HOEPLI è quinto con questo URL
http://www.hoepli.it/libro/web-analytics.asp?ib=9788820337957pc=000022003001000utm_source=partnership_hoepliutm_medium=webutm_content=ilmiolibroutm_campaign=ilmiolibro_hoepli_08

Riconoscete i parametri delle campagne? ecco, bene. La prima cosa da notare è che è strano che google abbia indicizzato una campagna piuttosto che l’URL del sito, la seconda è che quei parametri… non funzioneranno mai :)
Mancano infatti tutte le & commerciali tra un parametro e l’altro (manca anche un & tra il parametro ib e il parametro pc, per cui non si direbe solo un problema dei tag aggiunti per Analytics) per cui GA non registrerà mai gli ingressi come provenienti dalla campagna. Il che forse è un bene, trattandosi di click da risultati organici, ma resta comunque un problema da risolvere.


Apr 16 2009

Game Analytics?

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: , , ,

unreal-tournament-3Oggi voglio concedermi una digressione rispetto all’argomento principale di questo blog, e rendere onore al bollino verde che campeggia nell’header :)

Non so quanti di voi conoscano il gioco Unreal, sparatutto in soggettiva che insieme ai famosi colleghi Doom, Quake e Half Life ha fatto perdere molte ore di sonno a migliaia di persone, e non so quanti altri sappiano che il business dei motori che muovono questi giochi è molto sviluppato: quando una software house scrive un motore particolarmente performante o innovativo, lo rivende ad altre compagnie che ci sviluppano sopra i propri giochi risparmiando tempo e denaro. E’ esattamente il caso del motore Unreal Engine 3, che muove alcuni dei più noti sparatutto usciti nel corso del 2008.

Durante la Game Developer Conference 2009 la Epic Games, creatrice del motore, ha mostrato al pubblico Unreal MCP,

un sistema di visualizzazione dei comportamenti degli utenti che usano il gioco, che permette di capire cosa fanno esattamente i giocatori con il software, grazie a mappe di temperatura dell’attività degli utenti nei vari livelli del gioco

come dice Luca Chittaro dal quale ho appreso la notizia. Lui ed alcuni suoi colleghi avevano già esplorato la questione durante il 2003, ma è solo ultimamente che i “mondi virtuali” sono venuti alla luce, grazie soprattutto ai fenomeni Second Life e World of Warcraft. Guardando le immagini del post di Luca, che riporto qui per comodità, non ho potuto fare a meno di associarle alle heatmap che noi amanti della web analytics siamo soliti guardare, ad esempio in sistemi come CrazyEgg o all’analisi dei percorsi degli utenti all’interno delle pagine web.

heatmap mondi virtuali

Ho pensato che questa forse è l’alba di una sorta di Game Analytics, una disciplina che potrebbe analizzare i comportamenti degli utenti nei mondi virtuali, o più in generale nei giochi, in modo da carpire trend di utilizzo, bachi concettuali del programma e migliorare l’esperienza utente delle piattaforme esattamente come la web analytics ci aiuta a migliorare l’esperienza sui siti. Ad esempio posso ipotizzare tre scenari

  • la software house monitora il comportamento degli utenti sulle varie mappe, e incrociando questi dati con gli accessi alle mappe stesse può essere in grado di dire quali sono le più e meno giocate, e dove gli utenti che vincono concentrano le loro attività. Può introdurre variazioni sulla mappa e registrare le modifiche del comportamento (una specie di split test A/B), oppure può capire se esistono punti del gioco che sono problematici per gli utenti.
  • i giocatori, alla fine della loro esperienza, analizzano le heatmap e incrociano i propri movimenti – o quelli del proprio team – con quelli degli avversari, per capire le dinamiche di gioco ed affrontare le partite successive con azioni correttive. Se ad esempio si notasse che l’80% delle volte che un nemico ha attraversato un certo corridoio si è persa la partita, si potrebbe provare a presidiarlo meglio la volta successiva.
  • qualcuno interessato alle posizioni degli utenti monitora tutto, per capire quali siano i punti più strategici del gioco, quello dove i giocatori stazionano per più tempo

ok, l’ultimo punto è volutamente criptico :) Chi è che potrebbe avere interesse affinché gli utenti stazionino in determinate parti del gioco, in modo che si possano guardare in giro? magari qualcuno che ha interesse a piazzare cartelloni pubblicitari dinamici dentro ai giochi, magari proprio Google In-game Advertising. Magari non in giochi frenetici come gli sparatutto in soggettiva online, però è una possibilità da non sottovalutare.
Di conseguenza, se c’è da monitorare un rendimento servono dati, quindi tra qualche anno la Game Analytics potrebbe essere integrata nella web analytics, così come Adsense è integrato in Google Analytics (che nella versione americana permette anche di monitorare, lo ricordo, le campagne in televisione effettuate tramite AdWords TV ads).

Troppo visionario?


Apr 11 2009

Non c’è sempre una risposta

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag:

Quando fradefra, io e alcune altre persone diciamo che “la web analytics non dà risposte, ma genera altre domande” usiamo un misto di provocazione, boutade e verità. E’ chiaro che alcune risposte si possono avere, altrimenti fare analisi sarebbe sprecare tempo, ed è altrettanto chiaro che molte volte da una risposta nascono altre tre o quattro domande, spesso molto più interessanti della prima. Ma è un dato di fatto che in alcuni casi tutti noi prima o poi ci troviamo di fronte a fenomeni, numeri e grafici che sembrano non avere spiegazione, e che alcune volte proprio non la trovano.

Ve ne mostro uno:
strano grafico degli accessi diretti

Questo è il grafico dei soli accessi diretti di un sito il cui gestore mi ha chiesto “perché accade?”. In blu c’è il totale, in arancione i visitatori nuovi, in verde quelli di ritorno. A partire da inizio 2009 i nuovi visitatori smettono pesantemente di atterrare sul sito digitando l’url, usando bookmark o cliccando link da client di posta e affini, mentre i returning proseguono nelle loro solite attività. Francesco Gori, che ho interpellato in proposito, dice giustamente “sembra che prima ci fosse qualcosa offline che spingeva a visitare il sito, sembra il risultato di una campagna offline ben fatta”.
Il problema naturalmente è che non c’era nessuna campagna offline, e se anche ci fosse stata difficilmente avrebbe avuto tali proporzioni. Il resto del traffico è assolutamente normale, i referrer sono costanti e gli accessi da motore anche, anzi lievemente compensano. Il totale del traffico quindi è pressoché costante.

Ho guardato grafici, pensato e analizzato ma non sono giunto a nessuna conclusione. Ve ne parlo per due motivi: il primo è sapere se avete delle idee in proposito, e il secondo è sapere se siete d’accordo con me quando dico che non sempre c’è una risposta e/o se avete mai affrontato casi in cui non siete stati in grado di dare una spiegazione a fenomeni che avete monitorato con la web analytics.


Mar 24 2009

Cosa filtro? come lo filtro?

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: ,

Il mio post di ieri sugli IP ha innescato un paio di domande in privato che mi hanno convinto a fare un post di approfondimento.
Riassumo la situazione: una grande azienda, sparpagliata in tutto il territorio e con una infrastruttura di rete molto ampia, gestisce centinaia di siti web. Su uno di questi viene implementato Google Analytics, con un normale filtro sugli indirizzi di rete pubblici dei due proxy aziendali. Normalmente questo è sufficiente a filtrare il traffico degli impiegati.

Ci sono due complicazioni, una gestita e una no. La prima complicazione è che gli impiegati dell’azienda, quando richiedono il sito web, non passano attraverso il proxy ma si presentano al server web direttamente con il loro indirizzo di rete interna (10.10.1.76 o 192,168.1.34 o simili, dipende dalla rete). Il proxy serve solo a veicolare le richieste a risorse esterne. In questo caso però non è necessario filtrare gli indirizzi interni, perché la GIF trasparente di 1×1 pixel che serve a Google Analytics per registrare i dati si trova all’indirizzo (esterno) http://www.google-analytics.com/__utm.gif, quindi passa dal proxy. L’indirizzo IP che GA registra, quindi, è quello del proxy e il filtro funziona. Chiarisco con una immagine (cliccala per ingrandirla):

gaext
(tutto il contenuto della pagina viene servito dal server web, tranne una immagine linkata su un server esterno e il codice e la GIF di Google Analytics. Questi due elementi vengono a tutti gli effetti richiesti dal proxy al posto del computer interno).
Questo caso viene quindi ovviato dal filtro imposto al profilo.

Il caso non gestito è quello in cui mi sono trovato io: alcune porzioni della rete escono da proxy differenti dai due noti, ma non c’è modo di sapere quali e che indirizzi pubblici abbiano. Solo dopo aver isolato gli IP interni dei dipendenti che accedevano alle pagine tramite l’uso che vi ho mostrato di _setVar() (che incapsula l’IP e lo spedisce in chiaro a GA) si è potuto risalire alla porzione di rete che sfuggiva al filtro e al relativo proxy.

Il disegno che ho inserito è secondo me la chiara dimostrazione che è difficile fare web analytics senza conoscere il funzionamento basilare della rete: bisogna conoscere il funzionamento del TCP/IP e dell’HTTP, capire come funziona un proxy, come e perché alcune cose passano da lui e altre no, eccetera. Senza sapere queste cose si possono leggere lo stesso i dati di GA e degli altri programmi, ma si dipenderà sempre da qualcun altro per risolvere i propri problemi sui profili. In un sistema di web analytics “as a service” senza la possibilità di riprocessare i dati passati come è Google Analytics, ogni giorno perso è un giorno in cui si hanno dati “sbagliati”, e i dati sbagliati in ingresso sono dati sbagliati in uscita (gli anglofoni dicono molto saggiamente “garbage in, garbage out:) )


Mar 10 2009

Visitatori unici per una pagina?

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: ,

Fairy DNAieri su Twitter è comparsa una interessante discussione: l’esigenza era quella di ottenere il numero di visitatori unici per una pagina. La faccio breve: dinamicamente non si può fare. Non può farlo Google Analytics, e ad esempio Webtrends lo fa solo effettuando alcune operazioni sullo script e solo per quattro report predefiniti (unici giornalieri, settimanali, mensili e annuali).

Più difficile è spiegare il perché, o almeno quello che io ritengo essere il perché. Ci ho provato ieri con due persone, ma entrambe le conversazioni non mi sono sembrate sufficientemente chiare, per cui ho promesso un post in cui ci riprovo.

Google Analytics e gli altri sistemi di web analytics usano un database in cui immagazzinano i dati ricevuti tramite lo script di tracciamento o la lettura dei log. Come sia fatto questo database non è importante adesso, quello che è importante è cercare di capire che esistono dei limiti, fisici e concettuali, in questo sistema. Il limite è che i dati devono essere “spezzettati” e trovare posto in tabelle, colonne e record differenti. Di sicuro non ci può essere un solo record per ogni visita, o peggio per ogni pagina vista, che includa tutte le informazioni. O magari può anche esserci, ma non potrà contenere l’informazione “visitatore unico”.

“Visitatore unico” perché? la domanda giusta sarebbe “visitatore unico per quale periodo?”, perché il dato visitatore unico viene calcolato al volo durante la consultazione del report. Proviamo a ragionare come Google Analytics ma in linguaggio naturale: oggi [* vedi nota ] ho registrato 160 diverse sessioni (visite) e 700 pagine viste. Posso sicuramente scrivere nel database 160 visite e 700 PV, e posso anche calcolare le pagine medie per visita. Posso sapere quanti utenti unici ho avuto? teoricamente si, ma non mi conviene scriverlo nel database, perché il dato utenti unici dipende esclusivamente dal periodo temporale della richiesta. Potrei anche scrivere “oggi 100 visitatori unici”, ma quel dato varrebbe esclusivamente se l’utente mi interrogasse per la data di oggi. Se domani avessi solo 50 unici, quanti unici avrei per l’insieme dei due giorni? non 150 (o meglio, 150 è solo uno dei centocinquanta casi possibili), ma un numero compreso tra 1 e 150 e dipendente dal numero di cookie unici che posso estrarre interrogando il database.

L’informazione “visitatore unico” non è mai conosciuta a priori ma sempre a posteriori; non viene registrata nel database come numero puro, tanto che i visitatori unici assoluti sono presenti in Google Analytics solo nel report omonimo, e il dato non è segmentabile e non è incrociabile con niente. Se create un custom report e selezionate la metrica “visitatori”, la maggior parte delle metriche e delle dimensioni smettono di essere selezionabili: a parte quelle del gruppo “uso del sito”, restano disponibili soltanto giorno, settimana e mese.

La soluzione non è per niente elegante, ma è l’unica possibile (e vale anche per Webtrends, a quanto posso leggere sul forum): conoscendo a priori la pagina di cui si vuole avere il dato, si creerà un profilo-copia che includerà soltanto la pagina in questione. A quel punto il dato visitatori unici assoluti corrisponderà ai visitatori unici della sola pagina considerata.
Questo significa che – per quanto riguarda Google Analytics – se decidete oggi la pagina di cui volete avere gli unici, avrete i dati da oggi in poi. Con altri sistemi di web analytics invece dovrete invece riprocessare i dati pregressi.

[* nota: "oggi" tra le altre cose è anche fuorviante, perché l'analisi dei dati Google Analytics la fa una volta ogni ora, e questo rende ancora più semplice capire perché non sappia se un visitatore è unico]

photo credit: kyz su Flickr


Jan 24 2009

La web analytics non è tutto!

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: , , ,

Cool Mirror by dprevitePuò sembrare strano detto da me e su questo blog, ma è esattamente quel che penso e l’occasione per ribadirlo mi viene da un caso pratico che ho affrontato qualche giorno fa da un cliente.
Durante l’analisi del traffico degli ultimi tre mesi, e dopo alcune considerazioni sulle fonti, ci imbattiamo in un fenomeno strano: molti URL dei contenuti del sito appaiono duplicati, e funzionanti e visitabili, ancorché non linkati da nessuna parte in apparenza. Alcuni hanno la struttura

/directory/sottodirectory/index/id_contenuto.html

e altri invece

/sottodirectory/index/id_contenuto.html

Il cliente mi avverte che in passato avevano avuto grossi problemi di questo tipo, ma che dopo un lavoro certosino avevano bonificato la situazione, e Google Webmaster Tool lo confermava.
L’analisi dei percorsi di navigazione, delle sorgenti delle visite a questi URL e delle keyword di ingresso portavano tutti a una fonte: Google. A questo punto la web analytics si ferma, ma il cliente ha bisogno di capire. Facendo alcune prove di ricerca e attraverso l’uso degli operatori site: e inurl: riesco a isolare due URL presenti delle pagine dei risultati di Google, ma ancora questo non ci dice nulla. Da dove Google pesca questi indirizzi sbagliati?

L’illuminazione mi è venuta dopo aver notato che gli URL con più visite (quelli esistenti nei link interni al sito) avevano la copia cache, mentre quelli “sbagliati” non avevano la copia cache e recavano la scritta “XX ore fa”. Di che cosa Google non fa la copia cache e conosce bene l’ora di pubblicazione? la prima risposta è “delle news”, perché il sito è presente come fonte in google news, ma anche lì l’operatore site: non fornisce una risposta soddisfacente, il secondo bersaglio sono i feed RSS, e infatti lì vi era l’errore e i link errati.
Ma queste risposte non ce le può dare Google Analytics, nè la web analytics in generale, ed è per questo che dico che la web analytics non è tutto. Sono conscio del fatto che è impossibile essere esperti in mille campi, ma conoscere le basi di funzionamento dei motori di ricerca, l’uso degli operatori e un po’ di SEO non può di certo essere un ostacolo all’attività di WA, anzi.

Avete esperienze simili e altri campi di cui è bene conoscere le basi da suggerire?

image credits: dprevite on flickr


Nov 24 2008

Google Analytics sbaglia le misurazioni?

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: , ,

Non conosco Brandt Dainow e non leggo il suo blog, però trovo parecchio interessante e condivisibile il post di “risposta” di Ian Thomas su “Lies, damned lies…”. Brandt asserisce che Google Analytics sbaglia le misurazioni (anzi, lo farebbe apposta) al punto che molte persone percepirebbero una situazione fortemente distorta rispetto alla realtà. Si concentra in particolar modo sul fatto che GA considera le visite di una sola pagina (i bounce, tanto per chiarire) come visite valide e le usa anche per calcolare la durata media delle visite.

Mi permetto di riportare i tre punti che Ian usa per smontare questa tesi:

  • Esistono innumerevoli situazioni in cui è perfettamente legittimo che i visitatori guardino una sola pagina: il lettore tipico di blog, che consulta la homepage e va via se non ci sono aggiornamenti, o chi clicca su un articolo da un feed rss e lo legge. Tagliare via tutte queste visite sarebbe da pazzi
  • Sebbene l’inclusione di queste visite nel calcolo del tempo medio sia un problema conosciuto, escluderle non lo risolverebbe ma semplicemente lo sposterebbe altrove: non si avrebbe un numero “più accurato” ma un numero “inaccurato in altra maniera”. Non si avrebbe comunque modo di conoscere il tempo di permanenza sull’ultima pagina, e questo si rifletterebbe in una scarsa accuratezza del dato in presenza di una visita di due pagine
  • Il tipo di metrica che produce GA è il risultato di lunghi studi e discussioni (e peraltro è aderente agli standard della Web Analytics Association); c’è bisogno di una forte motivazione per cambiare una metrica semplice e facile da capire con una più complicata che non apporta sostanziali miglioramenti

bilanciaSono personalmente d’accordo al cento per cento con Ian, e non solo perché questo blog tratta di Google Analytics. Non difendo nessuno a priori e quando ne ho occasione mostro anche i limiti di GA, ma non mi sembra questo il caso: particolarmente significativa la frase “Quando, come industria, non siamo d’accordo su cosa costituisca esattamente una visita, è facile accusare questo o quel sistema di non essere accurati semplicemente perché non si ha fiducia nell’approccio che essi hanno nei confronti dei dati“. Che non esista un tool perfetto e universale lo sappiamo tutti (e se non lo sapete lo ripeterò ancora una volta), il problema è che bisogna trovare un tool di cui fidarsi. Bisogna studiare, conoscere, chiedere e provare, e poi scegliere di conseguenza. Possibilmente verificando l’aderenza del prodotto con i famosi standard della WAA.

Volevo approfittare di questo post per fare un’altra considerazione: Ian Thomas lavora in Microsoft, e faceva parte del team di adCenter Analytics (il sistema di analisi che prima si chiamava Gatineau), ma nonostante questo difende GA, che è comunque un suo competitor. E’ un comportamento molto onesto che ritrovo spesso nel web, in maggior parte negli Stati Uniti dove c’è una cultura migliore del mercato e della concorrenza, ma che mi sembra ancora più accentuato quando si guarda al settore della Web Analytics. Io penso che la ragione sia da ricercare nel grande fermento che lo sta attraversando e dal relativo nuovo interesse che vedo nascere intorno alla web analisi (di pochi giorni fa la discussione “la web analytics è a prova di crisi?” di Eric Peterson su Web Analytics Demystified). Non sono abbastanza dentro al settore per definirla una “seconda giovinezza”, ma credo che le aziende si stiano rendendo conto che c’è bisogno di analisi, e che le analisi sono un investimento e non un costo, spesso un investimento che permette di tagliare con senso altri costi. Voi cosa ne pensate?

[image credit Morning Glory on Flickr]


Oct 10 2008

Il nuovo Yahoo Web Analytics e GA

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: ,

Attenzione! questo post perde senso con l’arrivo di Google Analytics 3.0, annunciato il 22 ottobre 2008

Dennis Mortesen ha annunciato l’avvio definitivo del nuovo prodotto di web analytics di Yahoo, cinque mesi dopo l’acquisizione di IndexTools, destinato a fare concorrenza a GA. Senza averlo provato – o poterlo provare, visto che l’accesso è attualmente riservato a clienti e partner – è difficile fare comparazioni, ma ci ho provato lo stesso usando la pagina delle feature del prodotto:

Yahoo Web Analytics Google Analytics
Executive dashboards
 
Customize your dashboard with the metrics, benchmarks and gauges that meet your specific needs and preferences. presente
Quickly set goals, track progress and identify danger points. non ha i danger points, che presumo essere degli alert se il tasso di conversione scende sotto a un tot prefissato
Each person and role within your company can have their own dashboard. presente
Custom Reports
 
Add categories to pre-defined reporting items, so your reports match the way your business is organized. tutti vedono tutti i report, non ci sono viste predefinite
Use custom fields. For example, if you have a travel website, you could track according to travel destination, length of stay, price ranges, or ticket type. assente
Advanced Campaign Management
 
Measure cost-per-click (CPC), cost-per-impression (CPM), cost-per-acquisition (CPA) and return-on-investment (ROI)-and adjust your budget if necessary. solo CPC e ROI
Organize your reports by hierarchical categories you determine. assente
Analyze your campaign results according to the categories you define. assente
Real-Time Segmentation
 
See how visitors react to different campaign landing pages, page layouts, calls to action, and more – then optimize your pages and offers. difficile dirlo senza vederlo. Direi che è presente, eventualmente in collaborazione con Google Website Optimizer
Identify your best visitors and use that information to find more of those visitors. assente
Live Cost Analysis
 
Take advantage of Advanced Live Cost Analysis that collects data from Yahoo!, Google and MSN, and integrates it with the revenue earned on your website. assente (killer application)
Measure the ROI of your paid search campaigns, keyword by keyword. presente, nativamente solo per AdWords
Resolve inconsistencies between Yahoo! Web Analytics data and your Paid Search reports. probabilmente si realizza legando l’account YWA a quello della piattaforma Panama, come GA con AdWords
Merchandise Reporting
 
Track the products – and product combinations – your customers purchase, add to their carts, and preview. presente, con modifiche allo script e abilitazione dei report e-commerce
Create reports that reflect cancelled orders or changes to order amounts by sending API requests to the system. assente (è presente solo la possibilità di inserire transazioni negative)
Upload product costs to calculate overall campaign profitability. assente
Scenario Analysis
 
Track visitor behavior through multi-step processes, like purchases or form submissions, and troubleshoot popular paths to improve task completions. presente (dagli screenshot parrebbe che YWA mostri i funnel anche su comparazioni temporali, cosa che GA non fa)
Redefine a process and the changes apply to historical data too. assente (killer application)
Comparative Reporting
 
Learn how your website performance develops from month to month. presente
Bookmark reports and use past results as a benchmark for improvement. assente
Advanced Path Analysis
 
Identify popular paths through your site – viewing user paths as branched, hierarchical maps. presente
Drill down on branches to follow visitor movements down to a single visit. assente
Marketing Workflow Management
 
Monitor events that affect your website, such as site changes, holidays or system outages. assente
Create custom email alerts to notify you of changes to website performance. assente
Improve communication with colleagues by sharing notes on reports and dashboards, and color coding report results to easily identify irregularities. assente (killer application)

Come vedete c’è molta carne al fuoco, e se le premesse saranno mantenute il nuovo Yahoo Web Analytics (YWA) darà del filo da torcere al prodotto Google, che di colpo si trova ad inseguire su alcuni fronti, che ho evidenziato in rosso; alcuni evidenziati in grassetto con la dicitura “killer application” rappresentano secondo me dei veri e propri punti di forza che Google dovrà presto colmare: ad esempio la possibilità di importare dati e costi da prodotti diversi da AdWords, cosa che è sempre stata rinfacciata a GA. Oppure di variare un funnel, un percorso a imbuto, e ottenere anche la rielaborazione dei dati pregressi, e ancora la possibilità di prendere appunti direttamente dentro il prodotto e condividere note con i colleghi.

Penso che questo ingresso non possa che fare bene al settore della web analytics, che mai come in questi tempi è stato così effervescente, e il fatto di avere un serio concorrente porterà Google a sviluppare Analytics con maggior velocità. E poi verrà anche Microsoft Gatineau…

edit: vale sicuramente la pena di riportare anche l’opinione di Eric Peterson, che pensa che i due prodotti non siano in competizione, e che piuttosto YWA andrà a disturbare player come Webtrends, siteCatalyst, coremetrics, eccetera. E’ sicuramente una possibilità, inutile negarlo, ma dipenderà molto da come Yahoo avrà intenzione di approcciare la questione. Inoltre è un dato di fatto che sebbene Google Analytics non sia mai stato posto in concorrenza diretta con i suddetti, molte persone sono state attratte dalla sua potenza resa a costo zero, e quindi ha eroso piccole quote di mercato ai grandi player.


Aug 10 2008

Google Analytics andrà in tribunale

autore: Marco Cilia categoria: generale tag:

Accadrà a Parigi, l’11 settembre 2008, quando il programma di analisi del gigante californiano dovrà difendersi dall’accusa di essere “anti-concorrenziale”, poiché gratuito.

La società parigina NSP ha citato Google e Google France davanti al tribunale per il commercio perché “il rilascio di un servizio ad alto valore aggiunto, come ad esempio un servizio di misurazione dell’audience di siti web, mentre esistono in commercio servizi analoghi resi da società come NSP, costituisce un caso esemplare di pratica anticoncorrenziale” (traduzione mia). Secondo l’azienda francese Google può permettersi di lasciare gratuito GA grazie alla sua posizione dominante acquisita nel tempo, e inoltre questa situazione danneggia NSP perché i clienti si chiedono come mai debbano pagare un prodotto che esiste anche in versione gratuita. NSP commercializza una soluzione propria di web analytics.
Google France non ha rilasciato commenti.

Per come la vedo io, se una azienda non è in grado di spiegare ai propri clienti quale sia il valore aggiunto delle proprie soluzioni dovrebbe ripensare un momento al proprio business. Se il prodotto di NSP fa le stesse cose di Google Analytics, forse dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di funzionalità che GA non ha (e come sappiamo ce ne sono parecchie). Dovrebbero fornire una assistenza veloce, puntuale e competente. Dovrebbero, in sostanza, saper vendere quello che producono esaltandone i punti di forza.
Io non penso che Google Analytics sia la soluzione di tutti i mali, e non ho nemmeno mai detto che sia il prodotto giusto per tutti. Cerco di conoscerne le funzioni e i limiti, cerco di pensare a come sfruttarlo fino in fondo, ma con 1Kg di farina non ci si fa una torta per 300 persone; per alcune esigenze esistono soluzioni ben più efficaci del prodotto Google. Sta però alle aziende dimostrarlo e pubblicizzarlo, e non farsi scappare i clienti, perché il vero grande merito di GA (e della sua gratuità) sta proprio nel fatto che ora molte aziende e molte persone si avvicinano alla web analytics, e alcune di queste dopo un percorso più o meno veloce passano poi a soluzioni diverse e spesso a pagamento.

Google Analytics avvicina le persone alla web analytics, è una porta di ingresso verso un mondo sconosciuto (o trattato in modo superficiale) ai più. Per questo ha poco senso fare causa a un prodotto che in realtà – almeno per il momento – fa crescere il mercato invece di ridurlo.

[fonte: ZDnet.fr]