May 26 2010

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Dati più inaccurati, in nome della privacy

Con un post sul blog ufficiale, Amy Chang ha informato il mondo della disponibilità del famoso plugin per evitare di essere tracciati da Google Analytics.
Installando sul proprio browser (per adesso soltanto Firefox 3.5 e superiori, Google Chrome 4 e superiori e Internet Explorer 7 e 8) il plugin disponibilie alla pagina http://tools.google.com/dlpage/gaoptout si diventerà completamente invisibili al sistema di web analytics di Google (e solo a quello. Per altri sistemi cosiddetti di opt-out vi rimando all’apposita raccolta di link del world privacy forum). Ne consegue che dal punto di vista di chi le statistiche le guarda, cioè il nostro, la fetta di utenti che installeranno questo plugin diverrà completamente invisibile ai nostri occhi, esattamente come coloro che non hanno javascript abilitato sul browser.

Mi sembra una scelta coraggiosa, che eleva ancora di un gradino la serietà del prodotto: potenzialmente questo plugin è in grado di azzerare completamente i dati dentro a GA, nell’iperbolica ipotesi in cui sia adottato dal 100% dei navigatori.

L’altra novità del giorno è l’introduzione di un metodo per ridurre l’accuratezza delle informazioni geografiche sui visitatori: il metodo si chiama anonimizeIp() e serve ad eliminare dall’ip del visitatore l’ultima parte dell’indirizzo. Un indirizzo come 213.145.23.78 verrebbe trasmesso a GA come 213.145.23.???
Da un lato questo non cambia assolutamente la precisione del riconoscimento del visitatore unico, perché basato su cookie rilasciato sul computer del visitatore, ma dall’altro lato costringe Google Analytics ad essere meno accurato quando calcola la provenienza geografica del visitatore (con l’operazione di geolocalizzazione degli ip).

Nel codice di tracciamento standard il metodo andrebbe chiamato prima della creazione dell’oggetto, così:


<script type="text/javascript">
var gaJsHost = (("https:" == document.location.protocol) ? "https://ssl." : "http://www.");
document.write(unescape("%3Cscript src='" + gaJsHost + "google-analytics.com/ga.js' type='text/javascript'%3E%3C/script%3E"));
</script>
<script type="text/javascript">
try{
_gat._anonymizeIp();
var pageTracker = _gat._getTracker("UA-xxxxxx-x");
pageTracker._trackPageview();
} catch(err) {}</script>

Vi potete rendere conto del funzionamento usando un tool per vedere gli header HTTP e controllando che nella richiesta che viene inviata ai server di Analytics sia presente il parametro &aip=1. Non sono ancora riuscito a far funzionare il metodo col nuovo codice asincrono (ovviamente senza iniettare la vecchia funzione, cosa sempre possibile).

L’ultima “novità”, positiva o negativa dipende dai punti di vista, è che da qualche giorno Google permette di effettuare ricerche tramite SSL (Secure Sockets Layer), o se preferite visitando httpS://www.google.com.
In questo caso la connessione tra l’utente e il server è protetta, ma a noi fino a qui interessa poco: Analytics interviene se e solo se poi un utente trova il vostro sito e fa click sul risultato mostrato nel motore. Ecco, se la cosa avviene sul Google “classico” Analytics vede che il referrer è www.google.com, quindi assegna la visita al traffico organico, estrae la keyword usata, la mette nel report delle keyword e così via. Se la ricerca è fatta sulla versione SSL di Google, il referrer non viene passato, e Analytics (ma in reatà qualsiasi sistema di web analytics) sarà costretto ad assegnare la visita al traffico diretto.

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5 Commenti

  1. In merito alla prima parte del post, credo che quello di Google sia piu’ un tentativo di anticipare le mosse di qualche burocrate da strapazzo che cercare di rendere i dati meno accurati.

    Installare un plug-in, per quanto semplice, non e’ una cosa che tutti fanno. E se davvero uno ha intenzione di non venire tracciati da GA, con buona probabilita’ disabilita direttamente il Javascript o limita il download di codice da certi siti piuttosto che installare un ulteriore, specifico, plug-in che non farebbe altro che appesantire il browser.

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