Apr 15 2014

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semaforo verde - articolo per tutti

Introdotta la diagnostica automatica

autore: Marco Cilia categoria: report tag: ,

Ecco una feature della quale vi parlerò male, una volta tanto :)
Svelata al pubblico ieri, la diagnostica dovrebbe occuparsi di avvisare i webmaster di problemi inerenti le tracciature o le configurazioni di Google Analytics, ad esempio pagine senza codice di monitoraggio, goal che non ricevono visite, filtri, discrepanze tra clic e visite, eccetera… dico “dovrebbe” perché l’ho testata più volte nei mesi scorsi e ogni singola volta mi ritrovavo a controllare (e segnalare) falsi positivi, o segnalazioni completamente sbagliate.

Con questo non voglio dire che non sarà utile, una volta messa a punto, ma semplicemente che al momento (per la mia esperienza) è una funzione inutile. Ciò non toglie che il miglior modo per giudicare è fare test personali, magari siete più fortunati di me (o nel frattempo hanno riscritto completamente l’algoritmo). Nel caso fatevi sentire nei commenti.

Visivamente si presenta come una campagna in alto a destra con il numero di notifiche segnalate, ne più ne meno della campana delle notifiche di Google+, ma in ogni caso questa funzionalità è stata attivata su un certo numero di utenti, che sono pregati di mandare feedback che consentiranno di migliorarla ancora prima di rilasciarla ulteriormente.


Apr 14 2014

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semaforo verde - articolo per tutti

funzioni display Universal anche su TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: , ,

Lukas Bergstrom ha comunicato su Google+ che da adesso le funzionalità avanzate di remarketing (e quindi i report demografici e le liste di remarketing) sono nativamente disponibili anche nei template Universal Analytics su TagManager. Cade anche l’ultima scusa per non migrare definitivamente a Universal Analytics :)

Già che ci sono volevo fare una precisazione su come funziona questa integrazione: in passato era richiesta la modifica del codice di monitoraggio per includere un file (dc.js) che era ospitato sul dominio doubleclick. Questo forzava i browser ad inviare insieme ai dati di Analytics anche i cookie del dominio Doubleclick, che poi provvedevano a inserire l’utente in una lista di remarketing o a fare altre operazioni associate a quei cookie. Con Universal invece questa modifica non è richiesta: è sufficiente aggiungere la funzione


ga('require', 'displayfeatures');

al tag di Universal (o cliccare la nuova opzione su GTM, appunto), che continuerà ad inviare dati al dominio google-analytics.com. Insieme alla prima hit ne verrà inviata ANCHE una ai server Doubleclick, e poi un’altra ogni 10 minuti circa. Questo ha l’indubbio vantaggio di evitare che certe hit vadano perse nel caso in cui, ad esempio, un Adblock particolarmente stretto non permetta l’invio di hits al dominio doubleclick.net.

Già che parliamo di Universal, vi sarete accorti anche del messaggio che compare all’apertura dell’interfaccia di Google Analytics: “Universal properties created prior to December 2013 may temporarily report doubled Visits counts between the hours of 0500-0800 in the View timezone. This issue corrects itself automatically. We are working on a fix to address this issue as soon as possible.

Si tratta di un problema noto da mesi, che speravo si sarebbe sistemato prima del rilascio ufficiale di Universal al pubblico ma che invece è ancora presente, al punto da costringere gli ingegneri a notificarlo in questa maniera. Il problema è fastidioso solo se si ha l’esigenza di analizzare i dati odierni, perché si auto-corregge da solo successivamente, ma si tratta indubbiamente di una situazione affrontata poche volte in passato


Apr 11 2014

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semaforo giallo - articolo avanzato

Come funzioneranno userid e report cross-device

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Il sempre ottimo Justin Cutroni ha scritto un post piuttosto lungo per illustrare nel dettaglio il funzionamento dei nuovi report cross device che si sbloccheranno con l’avvento di Universal Analytics, che ormai uscito dalla beta è in rampa di lancio verso tutti i nostri account e siti.
Oltre che consigliarvi la lettura, mi preme riportare qui alcuni tratti salienti e alcune precisazioni che vale la pena di riportare per tutti:

In primo luogo, l’ho capito da alcune domande che mi hanno fatto recentemente, mettetevi in testa che non è Universal da solo che riconoscerà l’utente unico: sarebbe contro la privacy e sarebbe anche abbastanza spaventoso, no? :) Anche se il sito usa Universal e mi collego con due browser diversi, continuo ad essere due utenti unici diversi ed essere conteggiato due volte. MA – ed è questa la novità – se il webmaster è in grado di riconoscere l’utente (e non parlo PER FORZA di farlo loggare, basta trovare un modo per essere certi della sua identità), allora può indicare questo USER ID a Universal e lui si preoccuperà di “riunire” le sessioni sotto un unico utente unico. Come avviene questa cosa nel codice? così


ga('create', 'UA-XXXX-Y', 'auto');
ga('set', '&uid', {{ USER_ID }});
ga('send', 'pageview');

Secondariamente, Google Analytics non tornerà indietro nel tempo per ripescare tutto quel che l’utente ha fatto nelle sessioni precedenti, quando non era loggato, dopo che assocerà un certo cookie id con lo user id fornito dal sito. Ancora una volta, si tratta di una scelta conservativa nei confronti della privacy degli utenti. Quel che invece sicuramente farà sarà unificare le sessioni che hanno uno user id in comune, calcolando un solo utente unico. Come? anzi dove?

Lo farà in un’altra vista, che dovrà essere creata apposta ed essere specificatamente marcata per funzionare con lo user id. Si tratterà, come è facile intuire, di una sotto-vista della principale, con meno dati (o al massimo con gli stessi dati, se per assurdo identificassimo il 100% delle visite) e con la possibilità di selezionare un range temporale massimo di 90 giorni, come già avviene nei multichannel funnel.

Quali report ci saranno, quindi?
Il primo report sarà una panoramica della percentuale di utenti che finiscono nella vista con user id: più è alta la percentuale, più dati “unificati” ci saranno nella vista. Il secondo è un report che mostra le sovrapposizioni tra i diversi device, alla stregua della panoramica dei multichannel funnel. Il terzo mostra quanto ogni tipologia di device “assista” gli altri nel processo di conversione, e quanto sia in alto (awareness) o in basso (closing) nel processo di conversione. Il quarto mostra esattamente come ogni device sia interconnesso agli altri, in un processo sequenziale del tipo Desktop -> Mobile -> Desktop (conversione).

Se date un’occhiata agli screenshot di Justin e poi considerate che il tutto è segmentabile, potete capire effettivamente che si tratta di un grosso balzo in avanti nella comprensione delle meccaniche del processo di conversione.


Apr 09 2014

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La SmartList che pensa per te

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

Interessante novità postata oggi sul blog di Analytics: la lista di remarketing che si popola da sola, senza dover configurare regole. Su cosa è basata? algoritmi, naturalmente. C’è da fidarsi? meglio provarla, prima.

Praticamente accade che alcune persone sono spaventate dalle centinaia di metriche e dimensioni che si possono usare per creare liste di remarketing; se non ve ne siete accorti, qualsiasi segmento può essere trasformato in una lista di remarketing con un click. Quindi Google cosa fa, per aiutarle? crea una funzione che incrociando i dati di chi ha deciso di condividere anonimamente e in forma aggregata i dati con quelli del sito web monitorato crea una lista di remarketing che incrocia gli utenti che molto probabilmente convertiranno in visite successive, permettendo quindi di targettizzarli con creatività apposite con pochi clic.
A quanto si legge sul post ufficiale, sembra funzionare solo se si è attivato il codice Ecommerce.

Voglio vederla in azione al più presto, ma come tutte le cose automatiche – soprattutto in quelle che toccano i vostri investimenti – andateci cauti e fate dei test limitati prima!

Già che siamo in tema di integrazioni AdWords, segnalo anche che da qualche giorno è in rilascio una nuova funzionalità che dovrebbe aiutare a gestire meglio i collegamenti AdWords <-> Analytics: il link di massa con account multipli: qualche settimana fa su un grosso progetto che stavo seguendo un gruppo internazionale ha collegato 38 account AdWords, e la povera ragazza di turno ha reiterato la stessa procedura per 38 volte (e a me sono arrivate 38 notifiche :) ). Con questa nuova procedura avrebbe potuto fare 38 click, selezionando solo gli account da collegare da un comodo menu ad elenco.

Altra novità è che adesso il link AdWords non è più al livello di Google Analytics ACCOUNT, ma è stato spostato a livello PROPRIETA’- Questo facilita le operazioni ed evita, in alcuni casi, di dover concedere accessi a livelli troppo alti, evitando che si possano creare problemi.


Apr 02 2014

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Universal esce dalla beta. Ora il gioco si fa duro!

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Il bello di stare a 9 fusi orari di distanza dal “centro del (mio) mondo” è che quando loro pianificano una big news tu sei fuori a cena. Mentre annunciavano Google Analytics Premium ero in pizzeria, oggi che Universal Analytics esce dalla beta ero a cena dai miei genitori (e dire che avrei potuto preparare un post in anticipo, ma che vuoi farci? :) ).

Quindi la news è questa, fresca fresca dal blog ufficiale, e da oggi le cose cambiano VERAMENTE per tutti coloro che vogliono fare digital analytics ad un certo livello. Vediamo le novità principali:

  • Ora Universal supporta tutte le feature dello strumento: quindi si potrà fare remarketing e usare i report demografici, avere l’integrazione con AdSense, insomma avere tutto quel che abbiamo sempre avuto nel Google Analytics “classico”.
  • Controllo dello UserID: si tratta del nocciolo di Universal, ovvero della possibilità di tracciare il vero utente unico, a prescindere da dove, come e quando si connette; ho un’app mobile, un sito mobile e un network di tre siti? non importa, se li traccio tutti nella stessa property e posso riconoscere l’utente, il sistema registrerà sempre un solo visitatore unico!. Il tutto tra l’altro è già disponibile anche su TagManager
  • Cross device report: in conseguenza di ciò, saranno introdotti i nuovi (oddio, mi fa un po’ sorridere, dato che li ho usati in beta parecchi mesi fa) report cross device, cioè dei report simili ai multichannel funnel focalizzati non sulle sorgenti ma sui dispositivi che lo stesso utente unico usa per arrivare alla conversione. Come si sovrappongono mobile e desktop? quale dei due è più utile per fare awareness e quale invece “chiude” la conversione? quale è la sequenza migliore di categorie di dispositivi che converte di più?
  • Processing basato sui fusi orari: fino ad oggi le property Universal venivano processate in base al fuso orario del Pacifico, anche se non saprei dire il motivo. In ogni caso su alcuni account più grandi questo determinava l’impossibilità di avere dati precisi fino al pomeriggio italiano. Uscendo dalla beta tutto tornerà come prima, almeno per quanto riguarda le property con meno di 200.000 visite al giorno
  • Possibilità di specificare l’IP nelle chiamate server side: il protocollo di misurazione, ce ne siamo accorti subito, è una grande cosa ma soffriva di un problema piuttosto grande: le chiamate venivano viste come provenienti dall’IP del server che le effettuava, annullando la possibilità di usare i report geografici. Da ora in poi questa cosa sarà falsa, e si potrà passare l’IP del client, ottenendo la stessa precisione cui siamo abituati per i report geografici

Come sempre in questi casi vi lascio un po’ di link utili, in aggiornamento man mano che li trovo in giro per il web:

Justin Cutroni con un post generale.
Daniel Waisberg, con un dettaglio sui report cross device


Mar 30 2014

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Nuovo report Campagne Video

autore: Marco Cilia categoria: report tag: ,

Qualche giorno fa Google ha rivelato che sta introducendo un report Campagne Video all’interno dei report AdWords, dedicato alla rendicontazione delle attività di Video Ads, in particolar modo alle campagne TrueView (formato che a sua volta subisce modifiche e passa da tre a due formati)

Questo nuovo report è in rollout su tutti gli account, e presenta direttamente dentro a Google Analytics metriche come “visualizzazioni a pagamento” (il trueview infatti viene pagato solo in determinate condizioni), CPV (cost per view), clic sul sito web, RPV (revenue per view), oltre alle classiche che già conosciamo su Analytics.
Interessante anche la scheda “Coinvolgimento”, che elenca il numero di view, di nuovi fan, di visualizzazioni che sono arrivate al 25, 50, 75 e 100% del video promosso.

Si tratta di dati molto interessanti, che fa sempre comodo avere a disposizione direttamente in GA senza dover aprire un altro strumento per l’analisi. Ora speriamo che queste metriche siano preso disponibili per custom report e dashboard e nelle API!


Mar 27 2014

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mini contest: cosa non si può fare col TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Dopo aver scritto il post sulle novità del Google Tag Manager ho riflettuto su un po’ di cose che ho fatto ultimamente tramite quello strumento, realizzando che effettivamente non erano ne poche ne banali. L’intero impianto del TagManager, per come è costruito, aggiunge un ulteriore livello di possibilità che a volte integrano e a volte si sovrappongono a funzionalità core di Google Analytics. Faccio degli esempi:

  • Voglio escludere le visite aziendali interne: lascio il codice ovunque e filtro gli indirizzi IP da Google Analytics. Oppure, più elegante, creo tre viste per la stessa property: una totale, una con solo le visite esterne e una con solo le visite interne, sempre con i filtri di GA. Oppure condiziono l’UA cui inviare i dati (produzione o staging/sviluppo) in base all’host. Senza scrivere una riga di codice. Plus aggiuntivo, in questo modo le hit “inutili” non intaccano il limite mensile e non incidono sul campionamento, che avviene sempre sul totale inviato pre-filtri.
  • Voglio riscrivere alcuni indirizzi delle pagine: il filtro “cerca e sostituisci” di GA ha alcune limitazioni, ad esempio non permette di togliere parti (cioè di sostituire con “vuoto”), i filtri avanzati richiedono spesso regular espression e in ogni caso devo farne uno per ogni caso. Nel GTM con una macro di tipo Javascript personalizzato invece posso far scrivere a un programmatore tutta la logica necessaria a gestire molti casi, anche complessi, ed inviare ad Analytics solo quel che mi serve, nella forma che mi serve
  • Voglio condizionare un certo tag sulla base di una informazione che è esistita solo in un dato momento passato: posso scriverla in un cookie e leggerla in un secondo momento, sempre senza mettere mano al sito e scrivendo poche righe di codice nel GTM

E così via… quindi alla fine ho pensato di scrivere questo post come puro esercizio, per capire fino a dove si può arrivare. Voi scrivete nei commenti cosa vorreste poter fare, o cosa avreste voluto fare su Analytics che non vi è riuscito – tipicamente con i filtri, ma non solo – e tutti insieme vediamo se il Tag Manager può risolvere. Pronti? via! :)


Mar 12 2014

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Remarketing dinamico direttamente da GA

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

Ecco qualcosa di veramente interessante, che si aspettava da tempo: la possibilità di fare remarketing dinamico direttamente usando il codice di Analytics. Il remarketing dinamico è una feature che possono usare gli utenti con un account Google Merchant Center, che possono mostrare annunci sulla rete display di Google basati sui prodotti effettivamente visti dagli utenti, senza dover creare centinaia o migliaia di creatività, ma lasciando a Google l’onere di “comporre” dinamicamente l’annuncio.

Questo sino ad ora ha richiesto codici appositi, e da oggi invece si integra alla perfezione con Google Analytics, usando feature che già conosciamo. Vediamo nel dettaglio i passi da compiere:

  1. Creare almeno una lista di remarketing usando Google Analytics
  2. Aggiungere ai codici di tracciamento le variabili personalizzate (o le dimensioni personalizzate su Universal Analytics) con naming appositi, che traccino l’ID del prodotto, il prezzo del prodotto e il tipo di pagina
  3. Abilitare la feature dal pannello di amministrazione: proprietà -> remarketing -> attributi dinamici
  4. Creare una campagna di remarketing dinamico su AdWords

Un’altra integrazione importante per gli strumenti Google, sempre nell’ottica della semplicità e del riutilizzo delle feature, operazione che in Google Analytics sembra essere particolarmente efficace :)


Mar 06 2014

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Le ultime piccole novità nel TagManager

autore: Marco Cilia categoria: tagmanager tag: ,

Se dovessi descrivere il Google TagManager e i suoi vantaggi non mi basterebbe una giornata. Hai voglia a dire che le cose diventano semplici e veloci, spesso appare talmente bello da non sembrare vero. Se un video vale più di mille parole, per me questo pezzetto di “tre uomini e una gamba” rappresenta la summa perfetta di cosa è il TagManager (ho numerosi testimoni che possono confermare :) )

Una delle note negative però, se vogliamo, è che questo prodotto evolve alla velocità della luce; tanto per capirci, molto più veloce di come evolve Google Analytics, che già non è facile… per questo motivo eccovi un piccolo riassunto delle novità introdotte ultimamente nel GTM, o almeno di quelle che ho potuto vedere (senza nemmeno poterle testare tutte…)

  1. Macro Lookup Table (tabella di ricerca in italiano): si tratta di una tabella che restituisce un valore sulla base di un altro valore. Dannatamente comoda in moltissimi casi, il più semplice tra tutti è quello di condizionare l’UA a cui inviare i dati in base al dominio in cui avviene la visita, in questo modo:

    GTM-lookup-table

  2. Macro fragment e cronologia: il fragment, unito ad una regola apposita intercetta le variazioni di url con il cancelletto, quindi un indirizzo di pagina che passa da /pagina.html e pagina.html#anchor1 si può intercettare. Il secondo tipo serve a intercettare la history delle location del browser, ma non l’ho ancora testato e presumo si riferisca solo ai cambiamenti forzati tramite javascript. A questo proposito i più tecnici possono leggere questo post su G+ di Simo Ahava, di cui riporto solo il pezzo saliente

    1) You have a single-page site with dynamic content
    2) You create a fabricated browser history entry to save current state
    3) The visitor leaves your site and comes back via browser back button
    4) You can use the History Listener to check if there was some state saved in (2)
    5) You can provide the same state that was saved in (2)

  3. Tag Evento “rilevatore errori javascript”: si tratta di un nuovo tipo di listener, dopo quelli per i click e le form, che intercetta gli errori javascript sulla pagina. Può essere utile in fase di debug, oppure come suggerisce nuovamente Simo Ahava su Google+, creando un UA tutto nuovo solo per collezionare gli errori javascript e avere un grande repository a disposizione degli sviluppatori per migliorare il sito basandosi su erorri reali e non teorici.
  4. Macro “testo elemento”: incredibile a dirsi, mancava! permette di intercettare (ad esempio per creare condizioni) il CONTENUTO di un elemento cliccato

Inoltre sono stati introdotti una macro per indicare se si sta guardando una bozza del contenitore o una versione live, e la possibilità di forzare il codice ad usare la versione debug, che stampa nella consolle del browser moltissime informazioni utili.


Mar 04 2014

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Content grouping per autore su WordPress

autore: Marco Cilia categoria: funzioni tag: , ,

La funzionalità di raggruppamento dei contenuti è una di quelle che più si presta a molteplici usi, vuoi per la varietà possibile di situazioni in cui si può usare (ecommerce, siti editoriali, blog, newspaper, qualsiasi cosa), vuoi per il fatto che i contenuti di uno stesso sito possono essere raggruppati in 5 modi diversi all’interno della stessa vista.

In un sito multi autore, magari basato sul popolare WordPress, un raggruppamento che va molto di moda è quello per autore, spesso implementato tramite variabili personalizzate; è un indicatore importante del successo degli articoli di uno stesso autore, utile per capire quali stili di scrittura più si adattano a diversi contenuti, dall’intercettare traffico organico all’avere maggiori condivisioni sui social network. Un altra tipologia di raggruppamento per WordPress è, naturalmente, quello per categoria.

Siccome non c’è bisogno di inventare nulla, ho trovato un post interessante che vi segnalo: l’ha scritto Ross Scrivener su highposition.com

Il primo passo consiste nell’andare nel pannello di amministrazione della vista in cui vogliamo far comparire i dati, selezionare Raggruppamento dei Contenuti e crearne uno con nome “Blog: Autore”, dopo aver selezionato il metodo di creazione, che sarà “attiva codice di monitoraggio”, in questo modo (clic per ingrandire):

WP-content-grouping-autore

Stessa cosa per il secondo gruppo, che si chiamerà “Blog: Categoria”, userà sempre il codice di monitoraggio, ma dovrà avere indice #2 (questo è importante, non sbagliate!).

A questo punto bisogna modificare il codice di monitoraggio di Google Analytics: daremo per assunto che si tratta di codice che avete incollato nel template del blog, se usate un plugin la cosa potrebbe richiedere altre modifiche. Se avete il codice nel template dovrete aggiungere un pezzo di codice prima di _trackPageview, in questo modo


_gaq.push(['_setAccount', 'UA-XXXXXX-X']);
<?php 
if (is_single()){
    echo "_gaq.push(['_setPageGroup', 1, '".get_the_author()."']);\n";
    $category = get_the_category();
    if ($category && !empty($category[0]->cat_name)){
        echo "_gaq.push(['_setPageGroup', 2, '".$category[0]->cat_name."']);\n";
    }
}
?>
_gaq.push(['_trackPageview']);

Se usate il Google TagManager il metodo migliore è quello di inserire queste informazioni nel dataLayer, usando questo codice:


dataLayer = [{
<?php 
if (is_single()){
    echo "'pageGroup1': '".get_the_author()."',\n";
    $category = get_the_category();
    if ($category && !empty($category[0]->cat_name)){
        echo "'pageGroup2': '".$category[0]->cat_name."'\n";
    }
}?>
  }];

Per usarla, nel vostro contenitore dovrete creare una macro come questa (clic per ingrandire)

WP-content-macro

e una uguale ma con nome e valore “pageGroup2″, e poi modificare il codice di monitoraggio di base aggiungendo queste opzioni (clic per ingrandire)

WP-content-GTM-base

salvare, creare una versione e pubblicare.

Nel post di Ross c’è un link ad una dashboard già pronta per mostrare queste nuove informazioni, in ogni caso nel report dei contenuti troverete il raggruppamento dei contenuti vicino alla selezione della dimensione primaria del report.