Jan 26 2012

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Due novità degli ultimi giorni

autore: Marco Cilia categoria: report tag: , ,

Periodo di fervore anche per tutto ciò che sta “intorno” a Google Analytics: prima di tutto Google ha annunciato che dal primo marzo farà un upgrade della sua privacy policy, che diventerà comune a tutti i servizi. Il nodo principale delle nuove regole è che se si è loggati in un servizio Google, loro potranno combinare i dati ricavati da quel servizio con altri ricavati da altri servizi, sempre mentre eravamo loggati (quindi ad esempio se facciamo una ricerca per “hosting ad alte prestazioni”, potremmo poi trovarci annunci di hosting su Gmail anche se stiamo leggendo una mail che parla di tutt’altro).

Questo ovviamente non ha nessuna implicazione sui dati memorizzati da Analytics, che riguardano i nostri visitatori (in forma anonima e aggregata), e che rimangono nostri.

Quel che invece potrà cambiare, dice il post ufficiale, è che potranno usare i dati di navigazione all’interno dell’interfaccia di GA; perché molti non lo sanno, ma sull’interfaccia di Analytics… c’è Google Analytics, anche se in un forma meno canonica. Ecco qua:

<script type="text/javascript" async="" src="https://ssl.google-analytics.com/u/ga_beta.js"></script>

e poi questa chiamata


<script type="text/javascript">ga.webanalytics.header.setHeaderInfo({"email":"LAMIAEMAILINCHIARO","gUrl":"https:\/\/www.google.com\/accounts\/","tabs":{"H":1,"D":1,"CR":1,"IN":1,"A":1,"R":1,"BF":1,"GO":1,"EC":1},"style":"ANALYITCS","tab":null});ga.webanalytics.header.setLoadBaseData(true);</script>

dal che si evince anche che loro, invece, tracciano eccome i dati personali che a noi sono proibiti.

La seconda novità è che il team di Google Webmaster Tools cambierà la metrica “posizione del sito nelle SERP” che viene riportata da GWT, e di conseguenza importata da Google Analytics. Prima la metrica era la media delle posizioni rilevate, e infatti aveva anche i decimali. Se per una data keyword il sito compariva in 2° e in 5° posizione, la posizione riportata era 3.5; che aveva poco senso in sè, ma ce l’aveva eccome se si teneva presente che era appunto una media. In base alle ricerche del team, secondo loro i webmaster vogliono invece sentirsi dire la “migliore posizione tra quelle riscontrate” e quindi nell’esempio precedente la posizione riportata sarà 2.

Tenendo presente che i dati già registrati non cambieranno, per un certo periodo avremo tutti dati magnifici :) dopo bisognerà tenere conto di questa modifica.


Jan 25 2012

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Comparsate cartacee

autore: Marco Cilia categoria: generale tag:

Sono stato nuovamente intervistato su Internet Magazine, a dicembre, in una sorta di aggiornamento di quanto già discutemmo a ottobre 2008. Come per la scorsa volta, dato che il cartaceo non è più in edicola, ecco il pdf:

Scarica il pdf e leggi l’intervista.

Inoltre, come un piccolo prezzemolino, ti segnalo miei contributi sono presenti in questi due libri, che puoi comprare o prenotare:

  • Vendere online (Step by step) di Gianluca Diegoli: un libro per imparare a realizzare un ecommerce, con molti consigli utili e risposte alle domande più comuni che sorgono quando si decide di avviare un progetto di vendita digitale.
  • Web Marketing per le PMI (Web & marketing 2.0) di Miriam Bertoli: un libro che vuole spiegare un concetto ampio come il web marketing alle piccole e medie imprese, che molto spesso sono ancora legate a logiche di marketing molto poco digitali.

Un po’ per empatia e un po’ per come sono fatto, tendo a interiorizzare l’ansia degli autori verso le scadenze, quando mi chiedono questi contributi. Non so se riuscirei mai a scrivere un libro io stesso :)


Jan 23 2012

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Addio Urchin, e grazie per tutto il pesce! *

autore: Marco Cilia categoria: generale tag:

Urchin at SESCon un annuncio a sorpresa, Venerdì Google ha sancito la “morte” di Urchin, il suo software di web analytics stand alone, installabile sul proprio server, dalla cui acquisizione derivò nel 2005 Google Analytics. Ovviamente essendo un software che si acquista e si gestisce in autonomia, “morte” non significa che esso smetterà di funzionare, ma che non saranno più vendute nuove licenze e non saranno rilasciate ulteriori nuove versioni.

Con questa mossa Google chiude definitivamente una sorta di “bipolarismo” che in alcuni clienti ha generato confusione: “ma perché due prodotti? che differenze ci sono? perché uno traccia l’utente singolo e l’altro no?”. Per altri clienti invece, quelli che per policy sui dati o restrizioni tecniche non possono/riescono a raggiungere i server di Google, questo è un problema e dovranno dotarsi di una soluzione alternativa o continuare ad usare l’ultima versione di Urchin ad libitum.

Io sono affezionato ad Urchin, per due motivi: il primo è che l’ho usato – anzi lo uso tutt’ora su un server aziendale – e l’ho sempre trovato straordinariamente semplice, nella sua configurazione base, e veloce; la seconda – e più importante – è che senza Urchin oggi non ci sarebbe Google Analytics, e che come ogni genitore che si rispetti oggi Urchin sa benissimo chi sopravviverebbe e chi no, chi ha senso che continui ad esistere e chi no, e quindi si fa da parte. Anche perché lo sviluppo di Google Analytics, alla luce delle considerazioni fatte qualche settimana fa, procede spedito e a ritmo esponenziale, mentre Urchin ha più o meno la stessa architettura di Google Analytics v1.

Dobbiamo quindi tutti ringraziare Scott e Brett Crosby, Jack Ancone e Paul Muret, fondatori della Urchin Software Corporation, e tutto il team che lo ha sviluppato per averlo fatto esattamente come lo hanno fatto. Era un bel pezzo di software, ed è diventato un gran bel servizio online. Uno dei servizi online di maggiore successo della storia, se sono veri i numeri sulla diffusione di Google Analytics che si vedono girare di tanto in tanto… :)

[* il titolo è una citazione del grande Douglas Adams. image copyright wikipedia]


Jan 19 2012

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Actionable 404 tramite i custom alert

autore: Marco Cilia categoria: codice di monitoraggio tag: , ,

Il tracciamento degli errori 404 in Google Analytics non è di per sé molto complesso: a seconda del metodo scelto potete usare le pagine viste, le pagine virtuali o gli eventi, e potete avere più o meno informazioni riguardo l’errore, con un po’ di javascript aggiuntivo. Quel che di solito accade è che si imposta il tracciamento e lo si guarda ogni tanto, quando si ha tempo, o alla peggio soltanto nei due giorni successivi al setup.

Invece gli errori 404 sono molto fastidiosi per gli utenti, e andrebbero sanati con azioni mirate, con redirect o altro ancora. Per questo motivo Tim Leighton-Boyce propone sul suo blog un approccio leggermente differente alla cosa, cioè l’uso di alert personalizzati; gli alert personalizzati, che finiscono nella sezione Eventi Intelligence (scheda HOME nella v5), hanno tra l’altro il grande pregio di beneficiare della funzione “contributori principali“, che ci aiuta a spiegare i segmenti maggiori che hanno portato a quel risultato. Ciliegina sulla torta, se il 404 è generato da un sito esterno, c’è il link alla pagina incriminata. Come dice Tim: “GA mi dice che c’è qualcosa di sbagliato, mi suggerisce quale può essere la causa e mi aiuta a trovare velocemente una soluzione”. Come si fa a resistere?

I punti salienti del video sono:

  • assicurarsi che i 404 siano tracciati
  • impostare un goal (una microconversion, dato che di norma avere 404 non è lo scopo principale di un sito) su di essi
  • creare un alert personalizzato che si scateni se i 404 salgono di un tot (oppure se ce ne sono più di un tot) rispetto ad un periodo precedente.

Sono convinto che si poteva avere lo stesso risultato anche senza impostare un goal, perché le condizioni degli alert si possono applicare anche direttamente agli URL delle pagine, ma a tim piaceva di più così e così ve l’ho riportato. Altre cose utili che si possono fare sono aggiungere un widget dell’andamento dei 404 alla vostra dashboard e creare un segmento personalizzato che includa solo le visite che hanno visto uno o più 404.


Jan 13 2012

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meno cambi pagina per cambiare record analizzato

autore: Marco Cilia categoria: report tag:

Uno degli obiettivi maggiormente perseguiti negli ultimi tempi dal team di Google Analytics è quello di rendere la vita più facile a chi usa il tool tutti i giorni. L’ultima novità di cui mi sono accorto è la presenza di un nuovo menu a tendina che consente di cambiare record “al volo”, cioè senza dover rifare lo stesso giro che ci ha portato a selezionare il record corrente.

Ad esempio, sono nel report delle keyword e ne clicco una per vedere solo quella, per cambiarla prima dovevo tornare all’elenco e selezionarne un’altra. Adesso invece a fianco al breadcrumb compare una frecciolina, che se cliccata apre un menu a tendina con i record “fratelli” del corrente (ad esempio per le keyword così):

e la possibilità di effettuare una ricerca. La cosa è vera per tutti i report con almeno due record.

Il massimo sarebbe se tenesse in memoria anche la selezione della dimensione secondaria – cosa al momento falsa – ma non è detto che non sia perché la feature è nuovissima e ha bisogno di ancora un pochino di rodaggio.


Jan 12 2012

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Conoscere la mail con la quale ci si è iscritti ad Analytics

autore: Marco Cilia categoria: generale

Forse non ci crederete, ma il forum di help ufficiale è letteralmente inondato da richieste di tre tipi:

  • richieste di riesumare account cancellati (Google può farlo, ma solo interi account e non singoli profili)
  • richieste di ritornare amministratori di account in cui l’admin è scomparso, o peggio è un ex-dipendente con evidenti intenti malevoli
  • richieste di conoscere la mail originale che ha aperto l’account

Almeno per questi ultimi casi è stata predisposta una form, a questo indirizzo
https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dEROdF9uQjF5cWV4Tk9qSzZzZndkcEE6MQ&ndplr=1, in cui è sufficiente dare l’indirizzo del sito, l’UA number relativo all’account e una mail dove essere contattati.

Se funziona tanto la rimozione da account non propri di cui vi ho parlato stiamo freschi, ma come sempre tentar non nuoce. Oppure le richieste vengono elaborate tutte insieme ogni tot giorni, non so…

[edit: nei commenti in realtà c'è il link ad una form per risolvere anche il secondo punto :) ]


Jan 10 2012

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ga:organicsearches nelle API

autore: Marco Cilia categoria: API tag: , ,

Mi scrive Imma con questa domanda:

non riesco a capire perché i dati che ottengo dalle API non corrispondono a quelli che vedo in analytics. Come metrica sto utilizzando ga:organicSearches, come intervallo di tempo tutto dicembre, e ottengo come risultato 1421, mentre dalla piattaforma di analytics mi risulta che le visite organiche siano 1520.

La prima risposta porta la soluzione del problema, cioè usare la metrica giusta: ga:visits, dimensione ga:medium e filtro ga:medium==organic
cioè con questa richiesta (cambiando opportunamente le date, ovvio):

https://www.google.com/analytics/feeds/data?ids=ga%3A284804&dimensions=ga%3Amedium&metrics=ga%3Avisits&filters=ga%3Amedium%3D%3Dorganic&start-date=2011-12-09&end-date=2011-12-09&max-results=1000

poi la risposta alla domanda “ma allora ga:organicsearches cosa è?”: secondo la definizione ufficiale rappresenta il numero di ricerche organiche che si verificano durante una sessione. Secondo questa risposta di Nick Mihailovski è un conteggio delle sorgenti organiche per una stessa sessione, quindi nel suo esempio di sessione organic > organic > ppc ga:organicsearches avrebbe valore 2. Ma la sua risposta è precedente al cambio del conteggio delle sessioni in GA, quindi oggi la spiegazione non è più del tutto aderente alla realtà. Poiché ogni volta che cambia il cookie __utmz viene creata una nuova sessione ga:organicsearches dovrebbe combaciare con la visite organiche, tranne per il fatto che quando si fa una visita da organico e poi si ritorna da traffico diretto, Google conteggia la visita come proveniente dal motore di ricerca. ga:visits per quella keyword si incrementa di uno, ma ga:organicsearches no.

E questo dovrebbe spiegare la differenza nei due valori.

[edit: il valore esiste anche nell'interfaccia: basta creare un Custom Report e aggiungere la metrica "Ricerche Organiche"]


Jan 09 2012

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Landing page nel report traffico diretto

autore: Marco Cilia categoria: report tag: ,

Riallacciandomi brevemente a quanto detto sul traffico diretto nel post sulle canalizzazioni multicanale, mi sono accorto qualche tempo fa che il report in questione è stato leggermente variato. Infatti da qualche tempo si presenta già segmentato per pagina di destinazione, che è una dimensione furba per guardare al traffico diretto. Prima invece, se non ricordo male, non era dimensionato affatto, e l’utente doveva fare l’operazione manualmente.
Questo aiuta a vincere la pigrizia degli utenti novizi e “spacca” il mezzo (direct) sulle principali pagine di atterraggio, permettendo già di farsi un’idea di quali siano le pagine più bookmarkate, o più accedute da client per link senza i tag delle campagne, o digitate direttamente (anche se è già più difficile).

Sono quelle piccole variazioni che rendono più comodo lo strumento, senza stravolgerlo. Siete d’accordo con la scelta del team?


Jan 04 2012

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Il traffico diretto nei funnel multicanale

Una delle cose che dico sempre a clienti e durante i corsi, e che sottolineo finché non viene recepita bene, è che Google Analytics sottostima il traffico diretto, perché semplicemente le visite potenziali da tracciare come DIRECT non sovrascrivono il cookie __utmz se in esso è presente un’altra campagna (che non sia direct, ovvio). La cosa l’ho spiegata tempo fa nel post in cui illustravo un’eccezione: tabella di conversione delle sorgenti.

La cosa si può spiegare in parte anche con le ipotesi “maliziose”. Se un utente fa un clic su un annuncio AdWords ma non converte, se poi torna con visita diretta e converte, la conversione viene attribuita al cpc, facendolo sembrare più redditizio di quanto non sia realmente. Ma la cosa come abbiamo detto vale anche per ricerche organiche, referral e campagne, vorrei che restasse chiaro. Dal punto di vista dell’analista d’altronde la cosa nemmeno mi dispiace troppo: il traffico diretto è un po’ un punto morto delle analisi, si possono fare ipotesi (e a volte si riescono anche a verificare), si può vedere la landing page, ma non ci sono molti altri spunti possibili, al contrario di tutte le altre fonti di traffico.

Cosa succede però nei Funnel multicanale, dove la sorgente usata (e addirittura l’ordine delle sorgenti) ha un ruolo fondamentale per la comprensione dei report? se si seguisse la stessa logica si avrebbero GROSSI problemi a comporre quei report, e le valutazioni conseguenti ne sarebbero inficiate. Infatti, come ci informa questo articolo della guida, nelle Canalizzazioni Multicanale – E SOLO IN QUEL SET DI RAPPORTI – il traffico diretto è puntualmente tracciato a prescindere dal cookie __utmz. Nell’esempio precedente al cpc verrebbe attribuita una conversione indiretta (e verrebbe raffigurato come una freccia nel report “canalizzazioni indirette”) e al traffico diretto verrebbe attribuita la conversione (e verrebbe indicato con un rettangolo).

E’ una differenza fondamentale da tenere ben presente quando si guardano i funnel multichannel.

Nel proseguo dell’articolo vengono menzionati altri due fatti interessanti, che riporto per comodità:

  • ci possono volere fino a due giorni di tempo per vedere i dati delle canalizzazioni multicanale. Meglio non fare analisi per il giorno precedente.
  • Il totale conversioni indicato è sempre dato dalla somma di GOAL + transazioni ECOMMERCE

Nel complesso mi sembrano tre cose molto utili da tenere a mente quando si analizzano i multichannel funnel. Voi li usate? li avete personalizzati?


Jan 02 2012

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Rimuoversi da un profilo di cui non si è amministratori

autore: Marco Cilia categoria: generale

Una delle pecche che affliggono Google Analytics da quando esiste è la gestione degli accessi. Sappiamo che esistono due livelli di accesso, utente e amministratore, che hanno naturalmente differenti “poteri”: l’utente viene aggiunto a un profilo, può vedere solo quel profilo e non ha accesso agli strumenti di gestione, come la creazione di filtri o l’aggiunta di altri utenti. L’amministratore viene aggiunto al profilo ma può vedere tutti i profili dentro all’account che lo contiene, e può effettuare operazioni di amministrazione. Non può però fare due cose:

  1. non può rimuovere l’admin originale, cioè colui che ha creato l’account (per questioni di sicurezza, altrimenti potrebbe “rubare” l’account)
  2. non può rimuovere sè stesso

La questione del rimuovere sè stessi è un problema per entrambe le tipologie di utente, e fino a oggi nemmeno io avevo la soluzione. Pochi minuti fa però mi è capitato sotto mano questo link a una form di richiesta creata da Google, che dovrebbe fare proprio al caso nostro. Dico dovrebbe perché ho inviato una richiesta (un cliente di non so quanti anni fa, che nonostante ripetute richieste non mi ha mai rimosso dall’accesso ai suoi dati), ma ancora non è successo nulla. Vi incollo ugualmente il link alla form

https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dGM3X2tYY1ZhX3lPVkRBYmRsYXBOUXc6MQ

e se anche voi avete profili che non riuscite a togliervi di mezzo, provateci!