Mar 09 2012

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Spalma i (not provided) proporzionalmente

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Il problema delle keyword (not provided), non fornite da Google per gli utenti che fanno ricerche mentre sono loggati, è destinato ad aggravarsi nei prossimi giorni, con la progressiva adozione della “censura” anche nelle declinazioni nazionali del famoso motore di ricerca.
Per fortuna non ho ancor avuto modo di scontrarmi con profili con alti numeri di keyword nascoste, ma siccome nella vita non si può mai sapere, vi segnalo questo post di Ani Lòpez che descrive un metodo per “spalmarle” proporzionalmente sulle chiavi branded e su quelle non-branded. Rispetto all’approccio “non tocco niente e considero le (not provided) come una terza categoria di chiavi”, il metodo di Ani ha il vantaggio della semplicità – ci sono due formule sempre uguali da applicare – e lo svantaggio che al crescere della percentuale di (not provided) sul totale diminuisce l’affidabilità del sistema.

Se volete cimentarvi, le formule sono quelle illustrate in figura

not provided compensation

mentre in calce al suo post trovate anche un link ad un foglio Excel già pronto dove dovrete soltanto immettere i dati.

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17 Commenti

  1. personalmente GIA’ considero le (not provided) come un terzo tipo di keyword… e NON LE METTO PROPRIO nei report.

    Non mi dicono nulla, allora ciao. Sto anche seriamente pensando di applicare un filtro alla fonte… tanto GA comunque si perde un 10-20% di dati in partenza… levare anche questi cambia poco.

  2. il tuo è l’approccio SEO, se mi permetti: “se non c’è la keyword allora non mi importa” :). Tuttavia non hai la keyword, ma hai tutto il resto dei dati (tempo di navigazione, pagine viste, se è o no un bounce, ecc). Toglierli ti falserebbe le altre metriche 🙂

  3. Avrebbe senso analizzarli solo se ho fatto azioni specifiche di marketing legate a Google+ e Search Plus Your World (a quel punto il not provided diventerebbe addirittura un KPI).

    Ma al di là di questo sono visite senza alcuna utilità pratica a livello di analisi, proprio per il fatto che branded/unbranded sono mischiati.

    E dirò di più: non è affatto detto che siano proporzionali. Magari è più il brand perché gli utenti loggati su Google sono più fedeli al mio marchio. Oppure magari è viceversa… peccato che non lo saprò mai.

    Suddividerli in modo proporzionale è un’astrazione che lascia il tempo che trova imho.

    Ad ogni modo sì, filtrarli forse è un po’ drastico… 😉

  4. Marco, grazie mille per il tuo articolo.
    Saluti.

  5. figurati, grazie a te 🙂

  6. al momento il (not provided) in un mio sito ha raggiunto il 15% numero che non posso ignorare 🙁

  7. Credo di aver trovato un modo per discriminare con un buon grado di approssimazione le (not provided) di brand da quelle non di brand… e ci scrivo un post che ho un blog e non lo uso, cribbio.

  8. si, avevo letto di un metodo su un blog inglese, ma mi sembrava dannatamente cervellotico…

  9. La cosa che mi è venuta in mente in realtà si basa su un’approssimazione…ieri sera mentre scrivevo sono emerse un po’ di cose che la rendono alquanto inaccurata.

    Ma in alcuni casi può essere interessante da mettere in pratica. Devo riordinare gli appunti e poi condivido 🙂

  10. Nel report dell’ultimo mese (not provided) si becca un 7% che lo rende la “keyword” con percentuale più alta… andiamo bene! Per un sito nascente di informazione sapere che non puoi sapere – passatemi il gioco di parole – per quale motivo la gente ti cerca è un ottima cosa -_-

  11. beh, su questo blog siamo al 30,65% :-/

  12. La percentuale e’ destinata a crescere sempre piu visto che anche Firefox di default avrà tutte le ricerche protette…

  13. Grazie Marco, articolo molto utile.
    Attualmente ho il 12% not provided vistosamente in ascesa (e il 18% del traffico da firefox).

  14. Incredibile, e come faremo poi a capire come arrivano sul sito? cambierà questa situazione? spero di si.

  15. il tuo articolo dice il falso: nemmeno gli utenti di AdWords possono conoscere le keyword usate da chi clicca su risultati ORGANICI che generano not provided. Loro vedono la chiave cercata ABBINATA all’annuncio visualizzato che ha – eventualmente – attirato il click. Ma solo se l’utente clicca un annuncio sponsorizzato. Detto questo, il metodo del filtro non fa niente di diverso da quel che puoi fare selezionando la parola chiave (not provided) e applicando la dimensione secondaria “pagina di destinazione” 🙂

  16. A livello seo, per esperienza, nella comunicazione ai clienti conviene dire la verità, che Google le nasconde per policy, salvaguardando AdWords. Poi anche senza la formula comunichiamo che in genere la ripartizione è tra keywords targetizzate e keywords brandizzate, ricavandole un po’ da quelle mostrate.

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