May 05 2016

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L’amore non è bello…

autore: Marco Cilia categoria: generale tag:

…se non è litigarello, dicono. Non ci ho mai creduto troppo, ma tant’è devo dire che ultimamente il nostro prodotto preferito mi ha fatto arrabbiare.
In questi dieci anni di Google Analytics credo di averle viste quasi tutte, ho parlato con tantissime persone che mi hanno sottoposto i casi più disparati di analisi e di setup. Ho seguito le evoluzioni del tool, rilasci, ritiri, nuove feature e annunci, prima da utente poi da professionista del settore.

Ho SEMPRE, e dico SEMPRE trovato una soluzione a tutti i problemi, anche i più disparati. C’era sempre un forum, un blog, una pagina nascosta della sezione developer di GA che sapeva darmi uno spunto utile. Se non c’era una soluzione, ho trovato dei workaround. Alcune volte, rare per fortuna, mi sono dovuto arrendere all’evidenza (abbastanza brutta da confessare, ma terribilmente vera) che banalmente la spiegazione di un certo fenomeno era logica e chiara nella mia testa, ma talmente complessa da spiegare che risultava impossibile da capire per gli altri; e sicuramente io non avrò brillato per chiarezza. Alcuni questo fatto lo accettano, e si fidano, altri pensano che tu non voglia ammettere di avere torto, e restano delusi. Ma in cuor mio ho sempre saputo che i fenomeni avvenivano per questo o per l’altro motivo, e tutto era binario, come deve essere.

E invece in questa settimana confesso che mi sono ritrovato due o tre volte con il punto interrogativo gigante sopra la testa, come un fumetto, a pensare “ma perché? ma perché?” e anche “maledXXXX bastXXXXX” e sinonimi 🙂
In particolare sto sbattendo la testa sul data import e sulle definizioni personalizzate, ovviamente in contesti tutto fuorché minimamente normali e avanzati, ma comunque tecnicamente fattibili almeno sulla carta.

Vabbeh, niente di grave. Volevo solo rassicurarvi che succede anche a me. Vado a comprare un mazzo di rose, chissà che qualche ingegnere(ssa) di Mountain View non si impietosisca 😀


Aug 08 2011

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Analytics copre tutte le necessità?

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: , ,

L’ultima volta che ci siamo occupati del market share di Google Analytics era un anno fa. Le cose ovviamente cambiano continuamente, tanto è vero che se andate a vedere questi grafici di builtwith.com ora GA è presente nell’83% del primo milione di siti (top million di Quantcast), sul 69% della top centomila e sul 58% della top diecimila. Ma il market share è un terreno minato e complicato, la domanda del titolo se l’è posta Econsultancy in un post di qualche settimana fa: Google Analytics può soddisfare tutte le tue necessità di analisi?

Econsultancy affida parte della risposta ad alcuni grafici, propedeutici alla vendita del loro report 2011.
Rispetto al 2010 la percentuale di aziende che rispondono “usiamo esclusivamente Google Analytics come sistema di WA” passa dal 38 al 44%; scende il numero di aziende che usano GA insieme ad un altro sistema ed è sostanzialmente invariato il numero di quelle che invece non lo usano affatto. La chiave della risposta dovrebbe essere proprio qui: se una azienda decide di utilizzare soltanto Google Analytics, significa che il prodotto è in grado di rispondere a tutte le loro domande (beh, certo, oppure che lo stanno sottoutilizzando).
Delle aziende che usano solo GA, la maggior parte lo fa per tracciare conversioni e KPI, e poi per tracciare le campagne

Mi stupisce ad esempio che l’ottimizzazione delle campagne AdWords sia solo al quarto posto: la forte integrazione tra AdWords e GA ne fa lo strumento principale per quel mestiere.

Alla domanda “perché usate anche un sistema a pagamento insieme a GA?” il 48% risponde che “non è abbastanza sofisticato”. Chissà cosa ne pensano dopo le ultime novità introdotte (come i funnel multicanale 🙂 ). Il grande pregio di Analytics è che ha tentato di rendere le cose semplici per tutti, mascherando un po’ della sua complessità; se così non fosse io non avrei clienti e richieste di aiuto. Ma questo atteggiamento nel tempo ha portato a una percezione distorta delle reali potenzialità dello strumento, e la risposta sopra ne è un esempio. Altre risposte alla medesima domanda sono “stiamo ancora cercando di capire come fare tutto con GA”, “non vogliamo dipendere solo da Google” (in calo del 16% rispetto al 2010) e “non siamo ancora riusciti a rescindere l’altro contratto” (che sale da 2 al 4%, questa è bella davvero)

continue to use paid analytics sysmte

Altre preoccupazioni sono il tempo di retention dei dati, il fatto che i dati siano in mano a Google oppure avere un metro di paragone.

Delle aziende che invece non usano GA, il 42% si trova bene con l’attuale sistema di tracking, il 19% non vuole consegnare i suoi dati a Google, il 15% ritiene lo strumento non adeguato ai propri bisogni, il 9% non ha ancora avuto modo di provarlo (??), nessuno non è riuscito a farlo funzionare, contro un 4% del 2010.
Leggo in fondo all’articolo che Google Analytics sarebbe “lento” e non è la prima volta che lo sento. Io di account ne vedo molti, e alcuni anche belli grossi, ma non ho mai notato lentezza (un pochino se si hanno confronti temporali e segmenti avanzati multipli) quindi mi chiedevo: voi lo trovate lento?
E in generale, Analytics copre il 100% delle vostre necessità?


Jun 09 2011

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43 controlli su un nuovo profilo

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: ,

Spuntata in un tweet di Avinash, ho messo gli occhi su questa ottima lista di controlli da fare su un nuovo profilo di Google Analytics, redatta da Himanshu Sharma

Si tratta di una lista molto esaustiva e per nulla scontata, che un bravo web analytics man dovrebbe sempre tenere a portata di mano. Ad esempio si parte con il punto 1: “fatti un giro sul sito del cliente”, che non è per nulla banale, anzi…
Altri punti interessanti a mio avviso sono il 5 (fai un accordo scritto col cliente sui goal, il loro valore, i funnel e i target), il 16 (accertati che l’autotagging sia abilitato su AdWords), il 29 (crea avvisi personalizzati nell’intelligence) e il 41 (usa un # al posto del ? per taggare la campagne).

Un punto da rivedere è invece l’11: come ormai sappiamo benissimo (vero? 😀 ) non c’è bisogno di aspettare 24 ore per vedere se Analytics sta ricevendo i dati, e nemmeno per vedere se li riceve corretti. Bastano un analizzatore di header HTTP e un controllo sul giorno odierno dopo 3-4 ore.


Mar 14 2011

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Google Analytics, cioè la web analytics?

autore: Marco Cilia categoria: web analytics tag: ,

Sono di ritorno da San Marino, dove ho partecipato all’evento Be-Wizard. Mentre ero lì ho avuto modo di fare una riflessione che voglio condividere con voi, spero di non venire frainteso.

Avinash Kaushik, nonostante sia Analytics Evangelist in Google (o forse proprio per quel motivo), è sempre molto attento a citare altri possibili sistemi di web analytics e sistemi complementari; ha citato Omniture, Webtrends, ha mostrato screenshot di Yahoo Web Analytics di cui è un grande estimatore. Paolo Zanzottera per ovvi motivi ha parlato del sistema di Video Analytics di Shinystat, ma tutti gli altri relatori, Anna Smith di Distilled, Rand Fishkin di SEOmoz, Marcus Tandler di Mediadonis hanno dato per scontato che tutti in sala usassero Google Analytics, mostrando schermate o come guardare ai dati. Ogni volta cioè si sono riferiti alla “web analytics”, anzi tutte le volte che hanno genericamente parlato di “misurazioni”, parlavano in realtà di Google Analytics. Le due cose stanno perdendo distinzione?

Se ne parlo è perché ho questa sensazione da qualche tempo, ma durante i due giorni al Be-Wizard la cosa è stata molto marcata. La mia sensazione è che il successo di Google Analytics ricalchi un po’ quello di WordPress:

  • è facile da installare
  • la documentazione è (abbastanza) chiara
  • in rete si trovano facilmente migliaia di risorse che spiegano come fare qualsiasi cosa
  • molte soluzioni preconfezionate hanno solo bisogno di un copia-incolla (allo stesso livello di facilità dell’installazione di un template di WordPress, diciamo)

Se da un lato l’essere autore di un blog come questo dovrebbe rendermi felice di questo fatto – ammesso che non sia solo una mia sensazione, ditemi nei commenti voi cosa vedete – dall’altro avverto un certo fastidio perché le situazioni di non chiarezza mi rendono nervoso. E’ vero che l’obiettivo di un relatore è rendere i concetti facili per chi ascolta, e quindi al 50% inserire uno screenshot di Google Analytics centra l’audience, ma è anche vero che le misurazioni si fanno in molti modi diversi, e con strumenti molto diversi tra loro: Google Analytics è solo uno di essi, per me e per voi è chiaro, ma per gli altri, per i clienti, per il “resto del mondo”?


Jan 16 2011

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In Germania Google Analytics potrebbe diventare illegale

autore: Marco Cilia categoria: generale tag: ,

Bandiera tedescaCirca un anno fa intitolai un post “Che cosa è illegale in Germania?” poiché le autorità avevano iniziato un processo di accuse vero il noto sistema di web analytics made in Google. La mia tesi era che il problema del tracciamento non ce lo aveva solo GA, ma era un problema tipico di tutti i sistemi di web analytics, ma evidentemente aveva invece ragione Stefano Gorgoni che nei commenti diceva

google […] in quanto è in grado di tracciare troppe informazioni grazie a google analytics (+ tutte le altre cose messe assieme).

Evidentemente in Germania possono rendere illegale solo Google Analytics (si ipotizzano multe di 50.000 euro a chi lo utilizzerà dopo l’eventuale divieto) e non toccare Adobe Sitecatalyst e tutti gli altri programmi. (alcune fonti in inglese: searchenginewatch e thelocal.de). Questo sulla base generica del fatto che “Google raccoglie anche altri dati tramite altri servizi”.

Allora chiariamo un attimo una cosa prima di andare avanti: io per primo sono uno che non ha mai negato che Google “guadagna” in informazioni invece che in termini monetari se noi usiamo Google Analytics (ecco un post, ad esempio). Ma lo dico sulla base di un ragionamento costi/benefici astratto e sulla base di supposizioni generiche. Quando provo a rispondere concretamente alla domanda “come fa?” non trovo risposte tecnicamente sostenibili. E dubito le possano trovare anche le autorità tedesche. Proviamoci un attimo insieme, e come sempre se avete cose da aggiungere i commenti sono lì ad aspettarvi:

– Una persona naviga su siti che usano Google Analytics, e non usa nessun altro servizio Google. Cosa potrà mai sapere Google di lui? nulla. Saprà che il cookie __utma relativo al sito visitato è alla prima o ennesima visita, che in precedenza ha visto o no questo sito e quando e tutto il resto delle informazioni che sappiamo. Di tutti i siti? NO, SOLTANTO DEL SITO IN QUESTIONE! vi ricordo infatti (e potete verificarlo da soli) che esiste un cookie utma per ogni sito visitato, e che il secondo gruppo di numeri nel contenuto – quelli che identificano univocamente il visitatore – sono differenti per ogni set di cookie. Ammettendo per assurdo che invece Google sia in grado di riunire queste informazioni, avrebbe l’elenco di tutte le visite a tutti i siti di un solo indirizzo IP

– Una persona naviga su siti che usano Google Analytics, e nel contempo sta usando Gmail, Calendar e tutti gli altri servizi. Dentro a Gmail c’è nome e cognome e un sacco di altre cose, diciamo che diamo per buona l’associazione Gmail = Nome e Cognome, in quel caso allora Google saprebbe (meglio: potrebbe ricavare) che Marco Cilia sta guardando la pagina X del sito Y nel dato momento del tale giorno. Ma se invece fossi iscritto a Gmail ma non l’avessi aperta in quel momento, cioè se i cookie e l’ip che sto usando non possano essere associati a Gmail per quel periodo? allora non si potrebbe fare nulla. L’associazione varrebbe solo nel caso di utilizzo contemporaneo delle due applicazioni.

– Una persona naviga su siti che usano Google Analytics, e nel contempo sta usando Gmail e il resto, mentre è all’interno di una rete aziendale da 5000 client. Guardando la cosa dal “lato Google”, Marco Cilia e altre – ipotizziamo – 348 persone (precisi a livello do nomi e cognomi) sono perfettamente pronte ad essere associate ai siti che si stanno navigando. Arrivano migliaia di informazioni tramite Google Analytics, ma l’IP registrato è sempre e soltanto quello del proxy aziendale. Nei cookie di GA, lo ripeto, non c’è nè nome e cognome, nè l’associazione a Gmail. Come può Google attribuire correttamente le 18 pagine visitate nel secondo 31 del minuto 14 delle quattro del pomeriggio a 18 delle 348 persone che lui sa essere online in quel momento?

Per associare due informazioni – e questa è informatica, non Google Analytics – serve un dato comune alle due informazioni: che sia un ID di una tabella di relazione di database, una chiave univoca, un tag testuale o un cookie, senza questa relazione l’associazione è impossibile: poiché voi potete benissimo sapere che cosa inviate a Google tramite Analytics (vi ricordo che questo sito ha un tutorial) potete anche guardarle e provare a capire se e come si potrebbe risalire alle vostre informazioni personali. Se lo capite, ne parliamo nei commenti.

Altrimenti, dire “Google Analytics viola la tua privacy perché traccia anche l’IP e Google sa tante cose di te” lascia piuttosto il tempo che trova 🙂

[photo credit: francescomucio on flickr]